Skip to content

Avere vent’anni: CANNIBAL CORPSE – Gallery Of Suicide

21 aprile 2018

Piero Tola: Diciamocelo, con Vile i Cannibal Corpse godevano ampiamente del credito generato da quattro album dove praticamente non avevano fatto un singolo passo falso. Ognuno con il suo marchio di fabbrica tipico, dal classico sound ancora un po’ thrashy di Eaten Back to Life fino ad arrivare alla piena maturità di The Bleeding. Passando ovviamente per la macchina da riff Butchered at Birth e l’allucinante brutalità di Tomb of The Mutilated. Vile doveva essere il degno successore di The Bleeding, appunto.
I demo con Barnes sono ancora reperibili sulla rete, e potete sentire la differenza con la prestazione di George Fisher. Entrambe più che valide, seppur diverse. Vile inugurò, tuttavia, l’abitudine di tutti o quasi i successivi album dei Cannibal Corpse di suonare uguali l’uno all’altro, a livello di suoni e produzione.

Va detto che tutto ciò non ha necessariamente un’accezione negativa, specialmente se si parla di Cannibal Corpse, che comunque cagano in testa alla maggior parte della scena death metal odierna. Prima ho detto QUASI tutti, perché una delle eccezioni è appunto Gallery of Suicide, che apre con I Will Kill You, facendoci credere che la vena di brutalità da quella miniera di efferatezze che fu Vile sia tutt’altro che esaurita, ma è soltanto un’illusione. Il resto è francamente fiacco se comparato ai migliori capitoli della carriera dei nostri e segna forse il peggior episodio, almeno dell’epoca d’oro, della discografia dei Cannibali. Non è proprio che Gallery of Suicide faccia schifo, ma, se messo accanto al suo predecessore e soprattutto ai dischi dell’era Barnes, soffre di cali spaventosi e di una sensazione di roba di scarto di Vile che è difficile scrollarsi di dosso. Lo rivendetti infatti dopo pochi mesi e non me ne pentii mai.

Marco Belardi: Ci tenevo a scrivere due righe su quest’album, poiché, quando l’ho ascoltato, questa band per il sottoscritto significava tre cose sole: Hammer Smashed FaceStaring Through the Eyes of the DeadDevoured by Vermin. Le ultime due, fra l’altro, grazie a MTV. 

Fu Gallery of Suicide il primo loro lavoro in cui mi gettai a capofitto e senza pregiudizio; fu Gallery of Suicide anche quello che – stando alle riviste che acquistavo e leggevo – aveva fatto storcere il naso ad una significativa fetta di loro appassionati, ancora intenti nel discorrere su Chris Barnes o George Fisher come migliore frontman per una formazione di questa portata. Io, dovendo dare una risposta secca, mi schiero col secondo, anche se il fascino anni Novanta di Tomb of the MutilatedThe Bleeding sarà l’unico fattore realmente in grado di farmi provare una certa forma di nostalgia.

I Cannibal Corpse rimarranno un gruppo enorme, un autentico cecchino infallibile almeno fino a Gore Obsessed, e con il precedente Bloodthirst avrebbero realizzato quello che è il mio punto preferito della loro invidiabile carriera discografica. Gallery of Suicide purtroppo si trovò in mezzo a due album di altissima caratura (fra cui il precedente, immenso ma un po’ più pesante da assimilare Vile) e la reazione generale suscitata non fu delle migliori. Un po’ per il videoclip di Sentenced to Burn, brano ritmato per il quale alcuni li tacciarono di essersi già sputtanati, un po’ perché il trio iniziale completato dalle letali I Will Kill YouDisposal of the Body non trovava, in suo seguito, una degna continuazione. Cosa che avverrà – ad esempio – in Bloodthirst, semplicemente perfetto per sei tracce di seguito e di buon livello anche in chiusura. Gallery of Suicide soffre anche quelle quattordici canzoni che avrebbero potuto essere semplicemente qualcuna di meno, e una seconda parte di cui ricordo piacevolmente Headless e poco altro. Ma poco importa, era un altro album dei Cannibal Corpse e almeno fino all’arrivo di The Wretched Spawn (pure in esso almeno tre ottimi episodi) non avrei avuto di che lamentarmi. Un carro armato che ancora avanzava, ed a cui era difficile trovare reali, consistenti difetti di qualunque genere. E che ficata che era la copertina censurata.

6 commenti leave one →
  1. vito permalink
    21 aprile 2018 11:39

    i cannibal sono stati la colonna sonora di quando viaggiavo con la metro a roma, era fantastico spararseli al massimo nella ressa di termini !

    Mi piace

  2. 21 aprile 2018 22:40

    A parte Disposal of the Body, che ho sempre trovato di una violenza e di una cattiveria immane, devo dire che non mi ricordo granchè di sto disco.
    Ci tengo però a dire che qualche anno dopo scaricai tutto il video di Live Cannibalism da Mirc col 33k

    Piace a 1 persona

    • 21 aprile 2018 22:49

      rispetto totale. il primo disco che scaricai col 56k fu ‘pleasure to kill’ e fu un’esperienza di cui vado ancora oggi particolarmente fiero nonostante non sia paragonabile a questa tua.

      Mi piace

  3. rain chaos permalink
    23 aprile 2018 09:16

    Ehm, ma si parla degli anni 90, di “Bloodthirst” come punto massimo….ma il vero capolavoro del post-Barnes, che è “Kill”, non lo cita nessuno????

    Mi piace

  4. Mirko permalink
    24 aprile 2018 11:12

    Secondo me è da segnalare la strumentale “From Skin To Liquid”, pezzo clamoroso a mio avviso. Questo è il primo disco death metal che acquistai, ho avuto i sensi di colpa per mesi per via della copertina. Di loro compro anche le robe attuali, giusto perchè gli voglio bene.

    Mi piace

Trackbacks

  1. Avere vent’anni: aprile 1998 | Metal Skunk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: