IN THE WOODS… – Heart Of The Ages (Misanthropy Records, 1995)

Se la memoria non mi inganna e i miei ricordi di gioventù bruciata non mi tradiscono ancora una  volta, questa relics dovrebbe far contento il buon Ciccio… Nel 1995, quando eravamo tutti a caccia dell’uscita discografica più maligna e della black metal band più pagana/satanica/misantropica, ci imbattemmo nell’esordio degli In The Woods…, un prodotto in ogni senso fuori dalla norma. In quei giorni un altro dei miei principali ascolti era Bergtatt degli Ulver, che in quanto a magia evocativa faceva concorrenza alla gloriosa release di cui si parla qua. Chi era reduce dall’ascolto del mitico demo The Isle of Man avrà potuto comprendere appieno l’evoluzione stilistica in atto a quei tempi, ma per noi Heart Of The Ages fu il primo approccio con la band norvegese, che con questo disco è in grado di ammaliare l’ascoltatore anche a sedici anni di distanza. Vi sfido infatti a non commuovervi ascoltando le note luttuose di Mourning The Death of Aase, con tanto di incantevole voce femminile che si strugge… Sono presenti anche tre pezzi che già erano contenuti nel precedente demotape: In the Woods, Wotan’s Return e Heart of the Ages, chiaramente risuonati e abbelliti per l’occasione.

Le chitarre intrecciano melodie eteree, completate da un cantato evocativo che sicuramente non lascia indifferenti gli amanti delle sonorità più epiche. Tuttavia, quando c’è da pestare, i nostri lo fanno eccome, e subentra uno screaming che ricorda un lamento proveniente da qualche nebbiosa foresta, solitamente accompagnato da un ipnotico mid-tempo che mai però sfocia nella violenza cruda (alla Immortal, per intenderci). Sono immagini indelebili e poetiche quelle che questo platter porta alla mente. Immagini d’autunno e di un freddo inverno che mi hanno accompagnato in vari momenti della vita, e ancora oggi quando inserisco ‘sto dischetto all’interno del lettore devo dire che mi è molto difficile toglierlo…  Qua più che di suoni si parla, come già detto, di immagini, di poesia, e raramente ho ascoltato qualcosa che avesse più potenza espressiva di Heart of the Ages. Ciò che i nostri pubblicarono successivamente è onestamente trascurabile (Non ti piace manco Omnio? Ma sei un talebano! ndCiccio). Per chi si vuole accostare ora alla band consiglio quindi l’ascolto del demo già citato e soprattutto di questo immortale capolavoro. Imprescindibile. (Piero Tola)

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