Ho portato i miei bambini al FRANTIC FEST

Dopo l’edizione ridotta tutta italiana dello scorso anno, il festival a più alto tasso di arrosticini del mondo torna al tradizionale formato di tre giorni dopo essere stato rimandato per due volte di seguito a causa delle motivazioni che ben sappiamo. Il cartellone è differente da quello che era stato previsto nel 2020 e suppongo c’entri pure l’attuale impennata dell’inflazione, che ha aumentato in modo spropositato i costi dei voli internazionali. La cosa fondamentale per me è però la conferma dei Godflesh, che non ho mai ascoltato dal vivo, anche perché saranno gli unici headliner che riuscirò a seguire. Già, perché – ritrovandomi con appena cinque giorni di ferie ad agosto (sempre per via di quella disputa di confine evocata altrove) – ho dovuto orchestrare un piano satanico: portare a Francavilla al Mare l’intera famiglia (moglie e due figli dell’età rispettiva di quattro e due anni che, per comodità, chiameremo Cacodemone e Cacodiavola) e poi vedere che succede. A Pescara e dintorni, del resto, ci passo ormai tutte le estati, dato che ci ritrovo diversi miei amici che vivono e lavorano fuori dall’Italia e non riesco a beccare in altre occasioni. Inoltre mia moglie, che è tedesca, per qualche motivo ama molto Pescara, città che ha vari pregi tra cui non si possono però annoverare quelli estetici. La mia teoria è che, essendo stato il centro storico raso al suolo da un bombardamento incendiario nel 1943, si senta in qualche modo a casa tra questi palazzi moderni e squadrati.

Apro una parentesi: sono davvero desolato che non sia mai uscito il report dell’edizione 2021, caratterizzata – oltre che da esibizioni notevolissime come quella dei Bottomless – da alcuni episodi boccacceschi che avrebbero meritato un resoconto scritto, tra una fila per il bagno paralizzata da un presunto amplesso al cesso e una calata notturna di libidinosi e attempati pastori determinati a molestare il pubblico femminile (e poi respinti dallo staff in modo fermo ma diplomatico, senza spargimenti di sangue). Avevo quindi affidato l’articolo al Masticatore, mio compagno di viaggio, ritenendolo la penna più adatta all’uopo. Come prevedibile, non ha mai scritto un cazzo, e spiace perché potenzialmente sarebbe uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei.

Insomma, dopo averle imposto la trasferta a Francavilla apposta nei giorni del Frantic, non posso mollare la signora per tre giorni da sola con la discendenza. Dovendo scegliere almeno una serata durante la quale piantarla in asso, non posso che optare per giovedì 18 agosto, che presenta la scaletta per me più allettante. Quando raggiungo l’egregio Roberto Angolo al Tikitaka Village, stanno finendo di suonare i NERO DI MARTE, gruppo molto apprezzato su questi schermi che, tra fila per i gettoni e ambientamento, seguo troppo poco per poterne parlare con cognizione di causa. Angolo mi racconta di quanto abbiano spaccato gli UFOMAMMUT, cosa di cui fatico a dubitare. Ero molto curioso di vederli con il nuovo batterista ma sarà per un’altra volta. Sul palco principale è nel frattempo tutto pronto per lo show dei NEBULA.

La band, nata nel 1997 da una mitosi dei Fu Manchu, si è riformata nel 2017, con il chitarrista Eddie Glass come unico membro originale, e ha fatto uscire due album per la nostrana Heavy Psych Sounds, ormai la Man’s Ruin del terzo millennio. La scaletta piazza un paio di vecchi classici all’inizio per poi concedere ampio spazio al recentissimo Transmission From Mothership Earth (del quale parleremo in modo più approfondito nella prossima puntata di Music to light your joints to). In linea con la loro evoluzione musicale , il trio californiano privilegia i toni psichedelici e hawkwindiani, il che consente, peraltro, di impedire in partenza ogni confronto con il gruppo di Scott Hill, che sul palco privilegia l’aggressività. Il gruppo ideale da godersi in una calda serata estiva con un birra in mano. 

nebula

Foto fregata, come la successiva, dal profilo Facebook di Davide Straccione

Altra sosta di rifornimento al bar e ci si dirige verso il palco secondario per gli OVO, vecchia conoscenza dell’underground tricolore che ha ormai consolidato la sua fama anche all’estero, grazie a un’attività live incessante. Per descriverli ho sentito utilizzare spesso, per comodità, la definizione di “Jucifer italiani” ma l’infernale mistura cucinata da Bruno Dorella e Stefania Pedretti è più mutevole ed eclettica. Noise, black metal, doom e hardcore sono solo le componenti principali di un uroboro sonico che ti soffoca lentamente nelle sue spire. Scabri, inclassificabili, a tratti ostici, ma dotati di un tetro fascino al quale è difficile resistere. 

Justin Broadrick e G. C. Greene salgono sul palco e ci aggrediscono subito i timpani con Love Is a Dog From Hell. Il concerto dei GODFLESH è perfetto. Ti inchiodano a terra con quei riffoni laceranti, mentre le proiezioni sullo schermo retrostante aumentano il senso di stordimento. La parte centrale della discografia è un po’ trascurata: prevalgono i brani recenti e gli estratti dai capolavori Streetcleaner e Pure. Pietre miliari di quello che sarebbe stato poi chiamato “industrial metal”, come Pulp e Like Rats, ci vengono restituite in versioni intensissime, disturbanti, oppressive. Una pesantissima Jesu è tra gli altri picchi di un concerto che sarebbe stato criminale perdersi. Immensi, oggi come ieri.

Ho ancora il basso di Greene nelle budella quando ci spostiamo verso l’altro palco per i NUNSLAUGHTER, degna conclusione della serata. Death metal trucido e cafonissimo, a suo modo spensierato, ottimo per un festival agostano. Il pubblico non cede alla stanchezza e rende il giusto tributo ai satanassi americani. Pugni e cornine in aria per Hex, momento di massimo fomento in questo saggio di allegro grezzume.

erebaltor

Gli Ereb Altor, nuovo gruppo preferito del Cacodemone

Nella notte una tromba d’aria devasta l’area dell’evento. Il giorno successivo l’unica conseguenza è un ritardo di un’ora sulla scaletta prevista ma dalle facce sconvolte dei ragazzi dell’organizzazione capisco quanto enorme debba essere stato lo sbattimento notturno per garantire la normale prosecuzione del festival. Lo slittamento mi incasina un po’ i programmi (non riuscirò, come speravo, a vedere i DEMILICH) e quando giungo al TikiTaka Village con prole al seguito gli SPOILED non hanno ancora iniziato. Il Cacodemone comincia a scapocciare già durante il soundcheck e la Cacodiavola si mette a girare su se stessa nel suo pucciosissimo vestitino rosa. Il feroce grindcore del gruppo italiano è forse un battesimo del fuoco eccessivo per i piccoli, che non erano mai stati a un concerto, quindi andiamo a rifocillarci. Del resto avevo promesso al Cacodemone, per giustificare la traversata (il nostro appartamento in affitto è dall’altra parte della città e non ho la macchina), che al TikiTaka cucinavano i migliori arrosticini di Francavilla. E lui è già un grande appassionato di arrosticini. Di metallo molto meno, anzi, a casa vuole sentire solo musica classica e Zecchino d’Oro. Quando entra nel mio studio, anche se ho messo su gli Stratovarius, sbotta: “Ma papà, questo è solo rumore“. È giusto così, il figlio maschio deve ribellarsi al padre.

Stavolta, però, qualcosa fa breccia. Quando attaccano gli EREB ALTOR si avvicina al palco, segue con attenzione, agita la testa concentratissimo. “Ma sono bravi“, mi fa. In effetti è difficile che l’epic metal bathoriano degli svedesi, di cui ha parlato più volte Charles su questi schermi, non piaccia, anche se hai quattro anni. La Cacodiavola, nel frattempo, ha trovato una pozza di fango causata dal temporale pomeridiano e ci si sta rotolando felice, in una plastica dimostrazione dell’effetto diseducativo di Peppa Pig. Il Cacodemone continua a scapocciare e sorride come, ehm, un bambino. Quando lo porto a vedere i TENEBRA sembra ormai quasi del tutto convertito. I bolognesi sono una delle migliori rivelazioni underground degli ultimi anni e, se ci seguite con attenzione, non abbiamo bisogno di presentarveli. I brani di Moongazer, che per ora si gioca con il nuovo Messa la palma di disco italiano dell’anno, dal vivo sono ancora più trascinanti. Il Cacodemone dice che anche loro sono bravissimi e domanda se possiamo restare ancora. Io vorrei davvero vedere i Demilich ma si è fatto tardi, siamo a piedi e per arrivare alla fermata del bus dovrò comunque scarpinare per un paio di chilometri tenendo con una mano il passeggino della Cacodiavola e con l’altra reggendo le gambe del fratello, tenuto sulle spalle. Se non fossi già abbastanza Manowar così, mi parte prima un’infradito e poi l’altra. Io di solito uso le espadrillas ma quest’anno trovarle a Roma era complicato come reperire l’amuchina nei primi mesi di pandemia. Cammino quasi mezz’ora grattando le piante dei piedi sull’asfalto ed evitando con grazia i vetri rotti qua e là. Il Cacodemone chiede se possiamo tornare anche domani e asserisce che ora il suo strumento preferito non è più il piano ma la batteria. Purtroppo per la terza giornata avevamo già stabilito un differente programma conviviale ma gli prometto che ci rifaremo nel 2023. (Ciccio Russo)

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