Il bignami di Odino: EREB ALTOR – Järtecken

Gli Ereb Altor sono gente seria, ma sottovalutata. Purtroppo è difficile trovare ganci per parlarne come di una grande ed imprescindibile band (oltre che seria). Intendo che non hanno mai fatto il botto, né prodotto un disco che andasse oltre l’essere convincente, o buono o quasi ottimo. Ed è un peccato per una serie di motivi:

  1. La costanza: dal 2008 ad oggi gli svedesi hanno dato alle stampe ben otto dischi, tutti mediamente buoni, nessuno che mi facesse perdere il sonno, però. Quindi, sono sicuramente dei gran lavoratori, dall’impostazione a dir poco teutonica, motivati e seri;
  2. La coerenza: il loro riferimento unico è Bathory. Dall’inizio fino ad oggi hanno diretto la prua del drakkar verso un unico faro e questo, signori, è un pregio e un valore, secondo me, soprattutto in un’epoca di bandieruole al vento;
  3. La compattezza: sia della formazione, con le colonne portanti Crister Olsson e Daniel Bryntse (entrambi membri degli Isole) sostenute negli ultimi anni da Kristofer Elemyr e Jonas Lindström rispettivamente al basso e alla batteria; sia nel suono, che come già detto ha come riferimento il viking metal e l’epic metal.

Basterebbe per un Oscar alla carriera, insomma. Carriera che ha avuto i suoi alti e bassi, ma mai degli indiscutibili picchi però, come detto. Vale la pena ripercorrerla brevemente:

  • By Honour: l’esordio. Questo disco l’ho scoperto solo in seguito ed è diventato immediatamente il mio preferito. Bathory al quadrato, ma interpretato in una atipica chiave doom, ammaliante ed ipnotica;
  • The End: ancora epicità a pacchi in linea col precedente disco, sebbene normalizzata, più vicino al canone, più dalle parti di un Hammerheart che di un Blood On Ice. Ancora però in fase crescente: bei cori, ritmi marziali, daje forte regà;
  • Gastrike: e invece niente, qui avranno pensato che bisognasse spingere più sul black metal che sull’epicità, facendo sparire le voci pulite. Ed è stato subito chiaro che il BM fine a sé stesso non è la loro tazza di tè e che tra Odino e Satana forse è meglio tornare nel team del Padre degli Dèi;
  • Fire Meets Ice: si risale la china con un disco prono, questa volta, ai dettami di Blood On Ice. Fire Meets Ice è quello che ritengo il miglior disco degli Ereb Altor fino ad oggi, e che consiglierei a chi non ha mai ascoltato la band. Purtroppo parliamo sempre di un album derivativo, dunque ci sta che all’epoca della sua uscita fu accolto, da parte mia, con interesse sebbene con una certa freddezza. Col senno di poi: oro colato;
  • Nattramn e Ulfven: qui inizia la sequela di dischi medi, i dischi da 6 politico che, guarda caso, non abbiamo trattato su queste pagine. Perché, ok che Quorthon (anzi, GUORTHON, come dice Lord Satanachia) manca a tutti, ok che il genere è bello e tutto quanto, ma alla lunga rompe i coglioni. In realtà ci sarebbe pure Blot · Ilt · Taut che, però, è letteralmente un disco di cover di Bathory;
  • Järtecken: e veniamo ad oggi. Guardando la copertina fatta da Kristian Wåhlin e ascoltando l’epicissima opener Avgudadyrkans väg mi ero fomentato a certi livelli (ci sentirete dentro la poetica dei Falkenbach e quindi del grande Nord) e per un attimo mi ero illuso che ‘sto botto fosse finalmente giunto alle nostre stanche orecchie. E invece manco per il cazzo, cari amici. Che peccato. Parliamo comunque di uno dei pezzi più belli del 2019, seguito da una bellissima Queen of All Seas la quale, però, fa capire abbastanza subito che l’andazzo non è proprio quello che fosse lecito aspettarsi. Siamo più in casa Primordial. Si prosegue sul registro black metal (epoca Gastrike, per intenderci, l’album meno convincente del lotto) per chiudere con una virata netta grazie alle due bellissime e bathorianissime With Fire in My Heart… e …and Blood on My Hand, che ci fanno rivolgere lo sguardo e le preci al protettore Wotan, ma che non bastano – ancora – a far sedere i nostri amati svedesi al fianco degli Dèi. (Charles)

2 commenti

  • Mi sa che avevo sentito qualcosa di loro del periodo Black, altrimenti non mi spiego perché dopo non ho più provato ad ascoltarli.Genere ed attitudine sono quelle che ricerco, provo ad orientarmi con queste mini-recensioni e li riascolto.

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  • Li ho visti live lo scorso anno e avevo davvero aspettative alte in quanto fan dei Bathory, ma nel loro caso siamo a livelli di derivatività davvero eccessivi.

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