Skip to content

Il mappazzone: PRIMORDIAL – Exile Amongst the Ruins

17 aprile 2018

primoridal
Come avrete capito voi che ci leggete da casa, qua in redazione i Primordial sono tendenzialmente apprezzati e stimati, ma al momento di recensirli scappano tutti. Con il ventennale di A Journey’s End avevo logicamente desistito, anche perché mi ritrovo ad essere il più giovane membro della redazione (alcune leggende dicono che io abbia dodici anni) e sentivo un certo senso di inadeguatezza a scriverne. Però sui Primordial degli ultimi tempi posso parlare con maggiore titolo.

Fondamentalmente la mia idea sul gruppo irlandese è abbastanza in linea con le veline che Ciccio “Minculpop” Russo fa girare ogni mese sulle nuove uscite. A parte gli scherzi, ho sempre pensato che Minculpop fosse un ottimo nome per una band indie pop (altro che Lo stato sociale). E ho sempre pensato che The Gathering Wilderness e To the Nameless Dead fossero degli ottimi album, sebbene lunghi e faticosi da ascoltare, e sentirli riproposti dal vivo al Romaobscura II me li ha fatti amare ancora di più. Ho anche ritrovato una foto scattata con A.A. Nemtheanga vicino al bancone prima del concerto di cui vi ripropongo un primo piano. Redemption at the Puritan’s Hand era altrettanto dispendioso, ma meno coinvolgente, se non per i primi tre/quattro pezzi. Where Greater Men Have Fallen di efficace aveva solo la prima traccia, e per il resto era una noia mortale. 
aa nemtheanga

Exile Amongst the Ruins ha più o meno gli stessi problemi degli ultimi (o forse di tutti?) gli album dei Primordial. Gli irlandesi finiscono sempre per dilungarsi troppo; e anche i bei pezzi che sul loro ultimo album si possono pure trovare, come la traccia omonima e Last Call, sono sempre o troppo lunghi o troppo diluiti. Insomma, personalmente non riesco più a trovare un Empire Falls che, nonostante sia per l’appunto composta dai Primordial, ti fa scapocciare comunque per tutti gli otto minuti e rotti della sua durata. Se invece volessimo dare un giudizio che sia più in linea con dei canoni estetici doom, un’altra ottima traccia è Stolen Years (che infatti è anche la più breve).

Giuro che quando ho iniziato a scrivere la mia idea era che Exile Amongst the Ruins fosse comunque migliore degli ultimi due. Tuttavia, mi sono reso conto che anche questa volta, come mi capita sempre più spesso, quando recensisco il mio giudizio si abbassa man mano che scrivo. Alla fine questo album è un po’ il solito mappazzone alla Primordial, ricco, abbondante e anche piacevole al gusto, ma difficile da masticare e digerire. (Edoardo Giardina)

 

 

Ciò che non troverete in quest’album.

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: