Una festa a lungo attesa

Stavo ascoltando i XIV Dark Centuries. L’ultimo disco si chiama Waldvolk e loro sono crucchi. Vengono dalla Turingia. Ammetto di non averli mai sentiti prima e, insomma, spaccano. Il disco è molto bello e spero che io o qualcun altro ve ne parli il prima possibile. Come si suole, condividevo coi compari di blog tale nuova scoperta e mentre raccoglievo i consueti insulti da parte del Messicano, relativi al fatto che ascolto musica di merda per zufolatori di piedi, il pernicioso algoritmo di Spotify mi metteva a conoscenza dell’esistenza degli imprescindibili Equilibrium e dell’ultimo album, Renegades, forse perché anche loro sono crucchi. Il genere che fanno è quel goticone pipparolo alla Crematory, cafone e coticone, che supera grandemente qualsiasi vetta di cattivo gusto fino a sfiorare il sublime, ma con delle strane influenze folk che rendono il tutto ancora più grottesco e fuori luogo. Qualcuno dovrebbe parlarne, mi dico.

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Scambio le due consuete battute coi sodali Ciccio e Roberto che potete leggere nello screenshot di apertura e insomma amici cari, eccoci qui: per spiegarvi la caratura di Renegades e farvi entrare meglio nel mood della faccenda, bisogna a questo punto parlare diffusamente del matrimonio tedesco di Ciccio Russo. Il resto verrà da sé. Purtroppo, ho promesso di non diffondere alcuna testimonianza fotografica dell’evento, dunque dovremo arrangiarci.

Un bel dì di qualche anno fa, il nostro Ciccio ci prende da parte e ci dice che si sposa. Uè, Ciccio si sposa, che bello! Ma tu pensa, proprio Ciccio. Quando ti sposi, Ciccio? Il 2 di settembre. Cazzo, ma in quella data sarò ancora a mare con la famiglia, vabbè in qualche modo si farà. C’è un piccolo particolare. Quale, Francè? Tu e Roberto sarete i miei testimoni. E allora non si può proprio mancare: noi testimonieremo la correttezza delle celebrazioni e gli dèi del metallo testimonieranno a loro volta il nostro sacrificio (tenete bene a mente queste parole).

Il tempo passa, Roberto si è prodigato per fare gli anelli, incombenza obbligatoria di ogni testimone di nozze che si rispetti, io già sono al mare con la famiglia e ho messo su una complessa organizzazione che consenta a mia moglie e mia figlia di poter tornare a casa sane e salve mentre io sono nella Foresta Nera, gozzovigliando al banchetto di nozze del prode Ciccio. Nel contempo, con Roberto, avevamo ideato anche un battle plan di tutto rispetto per raggiungere la terra di Cermania che consisteva in:

  • Svegliarsi all’alba, ciao amore parto, tranquilla ritornerò, no, non mi ridurrò uno schifo, però che bello il mare la mattina presto, poi c’è Roberto, è una persona coscienziosa, sì, te lo saluto, ciao piccola, fai la brava e ascolta la mamma, eh lo so, con quale cuore potevo dire di no, è Francesco…;
  • Prendere un autobus per raggiungere una stazione ferroviaria deserta, salire su un treno regionale e poi prendere la coincidenza con l’Intercity per raggiungere Milano Centrale e riunirmi a Roberto e alla sua dolce metà che ci accompagnerà in questa magica avventura in onore del frato fidato Ciccio Russo e della sua novella isposa tedesca;
  • Incontrare finalmente Roberto, ciao Roberto, da quanto tempo, come si sta a Milano, bene eh, mi sa che presto o tardi mi ci trasferisco pure io, però che sbattimento, sono in piedi da stamattina presto, vabbè, per Ciccio questo ed altro;
  • Salire in macchina e partire, perché dai, Milano-Karlsruhe (la città della signora Russen, dove si svolgeranno le nozze) sono 6 ore, traffico permettendo, si può fare, non faccio una macchinata da parecchio e poi Roberto mi dice che ci spariamo tutta la discografia dei Manowar, come posso dire di no e poi ci dividiamo le spese, è per il nostro Ciccio, ci mancherebbe altro;
  • Arrivare teoricamente ad un orario decente, tanto sulle autostrade tedesche non c’è il limite di velocità e si va spediti, salutare i parenti e andarci a bere una birra con Ciccio, dai lo facciamo ubriacare a merda come un maiale tedesco, così domani si sposa con l’hangover;
  • Non vedere purtroppo rispettata la tabella di marcia perché non tutte le autostrade tedesche prevedono la fantomatica assenza dei limiti di velocità, sono molto trafficate e inoltre incontriamo un sacco di cantieri di operosi teteschi che lavorano, soprattutto in quei rari tratti nei quali culo ha voluto che i limiti effettivamente non fossero previsti, ma, hey che diamine, si fa per Ciccio;
  • Arrivare un po’ lunghi e abbastanza stanchi, però felici, ci siamo fatti un sacco di risate a ricordare le avventure da scapolone del nostro amico, i guai che combinava e tutte le volte che ha rischiato la vita senza rendersene conto, siamo carichi, tutto sommato, perché dobbiamo ridurlo una merda, l’obiettivo è farlo vomitare in faccia al sindaco di Karlsruhe dopo aver pronunciato il fatidico ja.

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Fino a qui tutto bene, come nel film. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. È adesso, dunque, che inizia la roulette russa e il sequestro di persona. Passiamo la serata a casa della sposa e lì troviamo i genitori di Francesco, ai quali io voglio molto bene, nonché i nuovi parenti teteschi di Ciccien Russen. Doveva esserci una specie di rinfresco ma noi siamo arrivati tardi, quindi la quota tedesca della cumpa ci guarda col tipico sguardo crucco di disapprovazione, i soliti italiani che non sono neanche capaci di rispettare un cazzo di semplice orario, avranno sicuramente pensato. Noi chiediamo scusa, però, ehi, nessun limite autostradale un cazzo, chissà quante altre balle ci raccontate voi tedeschi. Ce lo aspettavamo, quindi facciamo pippa e ci apprestiamo a godere dell’aperitivo che ci sta per essere offerto. Purtroppo, però, non c’è nessun aperitivo, tutti si guardano in faccia in attesa di mangiare e bere qualcosa alla salute della nuova famiglia Russo ma non c’è un cazzo in tavola. Ho la gola asciutta. Speravo di farmi subito una bella birra tetesca, fumarmi una sigaretta e rilassarmi un po’ coi miei amici, scambiare due stronzate e via. Invece vengo prima sballottato da una parte all’altra della splendida Karlsruhe e ora devo stare qui senza un cazzo da mangiare a tavola. Per fortuna che c’è il papà di Ciccio, col quale mi metto a scambiare due piacevoli chiacchiere. Dov’è la proverbiale teutonica organizzazione perfetta, eh? Ve la faccio breve perché la sofferenza fu tanta e ho cercato di dimenticare quei momenti: alla fine qualcosa viene messo in tavola, si mangia, si beve. SI BEVE. Finalmente la birra!

Eh no, cari amici, purtroppo niente birra, ma vino. Il famoso vino tedesco. Ora, a me piacciono pure alcuni vini tedeschi, li conosco anche discretamente bene, quindi so che hanno dei limiti. Nel senso che per bere bene in Germania devi saper scegliere. Non è come da noi che anche un Primitivo del cazzo da 3,5 euro al supermercato sotto casa è tutto sommato buono e ti fa svoltare la serata. Però, si è sparsa la fottuta voce che io sia un grande intenditore di vini, quindi mi devono far assaggiare tutti i migliori vini locali così posso tornare in Italia e dire che, dai, i tedeschi non sono poi così trogloditi, pensa che mi hanno fatto bere del vino per tutti e tre i giorni che sono rimasto ospite nella fottuta Cermania. Ma io qua ci sono venuto apposta anche per gustare un po’ di quella atmosfera da biergarten nella quale, tutto sommato, mi ci riconosco. Io volevo della buonissima e gelatissima birra tedesca e invece non ho fatto altro che bere vino del cazzo. Per fortuna, mi dico, che mi sfonderò di würstel (tenete bene a mente anche queste parole, amici miei).

Ovviamente non c’è stata nessuna birra serale con Ciccio e Roberto, nessuna possibilità di sfoderare il nostro cameratismo in terra straniera, nessuna sbronza, bensì una ricerca spasmodica dell’albergo in cui era previsto che riposassi le stanche membra dopo che, ricordo, mi ero svegliato all’alba, preso un autobus, un regionale, un Intecity e aver trascorso delle piacevoli ore nel traffico delle velocissime autostrade crucche del cazzo, senza una birra gelata a darmi conforto. Ma ok, ragazzi, portiamo pazienza, lo si fa per Ciccio, mica per uno stronzo qualsiasi. Mi consolo pensando all’amico spagnolo della sposa al quale è andata anche peggio. Mentre la signora Russo preparava l’alcova dove avrebbero dormito i Bargoni, Ciccio doveva monitorare il campanello e la porta per accogliere il suddetto amico spagnolo. Chiaramente, non ha monitorato niente e il giovane amico, dopo due ore passate fuori alla porta, si è visto costretto a rifugiarsi nel pub sotto casa.

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Il giorno dopo, io, Roberto e la signora Bargone, ci svegliamo presto, ci mettiamo in ghingheri e stiamo attenti a non fare cazzate per evitare la seconda figura di merda da classici italiani ritardatari e handicappati che non sono capaci di presentarsi in orario. Dunque, voliamo letteralmente presso il municipio (o quel che era) della ridente Karlsruhe, sicuri che avremmo finalmente assistito alla potente e perfetta macchina dell’organizzazione tedesca e ci saremmo sentiti dei poveri inetti italiani buoni solo a lamentarci e incapaci di lavorare sodo. Ma è questo il posto? Siamo sicuri? Sì, Robbè, è questo, l’indirizzo è giusto e siamo in perfetto orario. Ma cazzo, non c’è nessuno. Proprio così: siamo i primi. Fanculo a voi crucchi del cazzo, questi siamo noi, questa è Sparta, sucateci la pizza, noi siamo quelli in orario, ‘sta volta. Dopo un po’ iniziano ad arrivare alla spicciolata gli altri invitati teteschi. Chiaramente sta piovendo, da ottima tradizione teutonica. Finché si palesa il nostro eroe visibilmente in tensione. Ci sta, è un giorno importante. Poi arriva la sposa, la quale invece di farsi attendere come da tradizione, arriva tutto sommato abbastanza presto, con lo sguardo concentrato di chi sa che deve gestire da sola una situazione che potrebbe andare a puttane in due minuti di orologio se solo allentasse di un centrimetro le redini del marito, noto fenomenale organizzatore di eventi. Il sindaco di Karlsruhe non officerà la cerimonia (non so se fosse previsto o meno, ma non è importante), al suo posto una tipa della amministrazione comunale, non ricordo che ruolo avesse ma ricordo che era la tipica signora tedesca, alta e tutta di un pezzo, con una voce abbastanza maschile. La macchina tedesca è in moto e va avanti schiacciando tutto e tutti come un panzer della Seconda Guerra Mondiale che calpesta i cadaveri dei morti in battaglia. Peccato che non succede un cazzo. Siamo tutti lì, come degli scemi sotto la pioggia ad aspettare qualcosa. La signora Russo è visibilmente incazzata. Si viene a sapere che il traduttore, senza il quale il matrimonio non sarebbe stato valido, non è arrivato. Dove sta? Ma chi lo doveva chiamare, tu? No, tu. Boh, nessuno sa niente.

Dunque, il traduttore non c’è perché nessuno gli aveva comunicato che quel giorno si sarebbero tenute le nozze. Grande e potente Deutsche Maschinen! La faccio breve. Chiamano il tizio che si stava facendo beatamente e giustamente i cazzi suoi. Questo, tra l’altro italiano, si presenta trafelato in bicicletta, sotto la pioggia, indossando un pigiama a scacchi. E così, cari amici, si è svolto il matrimonio del nostro amico Ciccio, con la tizia dell’amministrazione comunale di Karlsruhe che fece un importante discorso sulla HEIMAT (che noi non abbiamo compreso perché conosciamo soltanto quelle quattro parole imparate coi Rammstein).

È finita qui, vi direte. Tutto è bene quel che finisce bene. E invece, un cazzo, fratelli e sorelle del vero metal. Ci sta il rinfresco. Bene, si parte tutti insieme in direzione Foresta Nera, dobbiamo raggiungere un paesello di montagna e mangiare roba buonissima tedesca in una vera baita di montagna tedesca. Finalmente, mi dico, potrò bere quella agognata birra gelata che desidero da due giorni. E poi mi devo sfondare di würstel. Ah, würstel e birra mi faranno dimenticare tutte le sofferenze patite per l’amico di una vita Ciccio. Mi devo fare come un porco. Raggiungiamo il posto, effettivamente grazioso e caratteristico. Mi siedo vicino ad una delle testimoni della sposa, gentile e simpatica. Purtroppo non riuscivamo a capirci bene. Il mio inglese non è perfetto, lo so, però il suo era abbastanza incomprensibile. All’atto dell’ordinare il pasto, che molto teutonicamente era a la carte così ognuno poteva mangiare il cazzo che voleva, io, da gentleman quale sono, chiedo alla signorina seduta affianco a me di consigliarmi il fiero pasto tedesco. E lei dice al cameriere che io avrei preso questa cosa, una insalata. Ma come porca puttana, una insalata? Ma io devo mangiare i cazzo di würstel. Lei mi fa, tranquillo, se ce la farai a finirla poi potrai ordinare dell’altro e poi nell’insalata troverai anche i würstel. Lì avrei dovuto capire che c’era un tranello. Come finire una insalata? Che cazzo ci vuole a finire una insalata, mi dico. Certo che sono strani questi. Ma io sono l’ospite e mi hanno imparato che devo comportarmi con enorme rispetto nei confronti di chi mi ospita. Dunque sto zitto, ok, mi mangio la fottuta insalata che mi ha ordinato questa zoccola e poi mi sparo il mio über salsicciotten teteschen! Nell’attesa mi aprono l’ennesima bottiglia di Riesling, perché ogni volta dicevo che era buonissimo e lì, chiedo ancora scusa a quelle gentili persone, non ce l’ho più fatta. Io volevo la birra. Mi sono inventato non ricordo quale scusa e dopo aver assaggiato il penoso vino, ordino di nascosto una buonissima birra e me la bevo tutta di un fiato davanti agli occhi un po’ increduli e anche un po’ offesi dei parenti tedeschi di Ciccio Russo, i quali mi reputavano probabilmente una persona migliore. Arrivano questi ricchi piatti fumanti. Vedo passare stinchi, pasticci, zuppe, formaggi e mi dico, dai maledetta troia di una insalata, ti sbrano e poi avanti di sasizza. Il cameriere mi porta l’insalata. Un piatto enorme con dentro delle cipolle tagliate molto grossolanamente, dei peperoni rossi e gialli, dei ravanelli, del cavolo nero, gli immancabili cetrioli, non ricordo quale altro intruglio e una finissima julienne di würstel. Chiaramente era TUTTO CRUDO. Si girano tutti verso di me e io inizio a mangiare quelle cose crude e fredde senza condimento, vero piatto sieg-heil dell’uomo tetesco, e non mi lamento perché sono una persona educata e mi hanno insegnato da piccolo che quando sei ospite devi dire sempre che è buonissimo anche se stai mangiando la merda. Ovviamente mi sono sentito uno stronzo ad essermi fidato della maledetta damigella della signora Russo e non ce l’ho fatta ad ordinare altro perché il peperone crudo insieme alla cipolla cruda è una combo micidiale che ti fa passare la fame, anzi ti fa proprio passare la voglia di vivere.

Io e Roberto non possiamo neanche uscire fuori dalla graziosa baita per fumare una sigaretta tra un piatto e l’altro che viene subito qualcuno a cazziarci e a farci capire che è da scostumati alzarsi da tavola quando sei in una fottuta cerimonia tedesca. E va bene, fanculo, lo si fa per Ciccio. Dopo pranzo bisogna andare a vedere la casa della suocera e fare il secondo e il terzo rinfresco. Non ricordo più quanti rinfreschi abbiamo fatto e quante altre bottiglie di Riesling ho dovuto mandare giù per non offendere quelle, ripeto, gentilissime e molto ospitali persone. Il top lo si è raggiunto quando ci hanno imposto di andare a fare una passeggiata in mezzo ai boschi, nella fanghiglia, chiaramente ancora vestiti da cerimonia, perché era arrivato il momento di divertirsi e noi giovani dovevamo onorare la maledetta usanza tedesca, quando invece io e Roberto, fisicamente a pezzi, con i piedi sfasciati, avremmo solo voluto metterci distesi su una poltrona a fumarci una cosa in santa pace, bevendo un’ottima birra tedesca alla salute di questo glorioso popolo e a fare l’elenco dei nostri gruppi power metal tedeschi preferiti. Il giorno dopo siamo letteralmente scappati abbastanza sul presto dalla casa della suocera Russo, rifiutando l’ennesimo rinfresco e facendo, ovviamente, l’ennesima figura di merda da classici italiani menefreghisti e irriconoscenti e pure maleducati che se ne vanno via di corsa senza manco bersi un bicchiere di buon vino. (Charles)

10 commenti

  • Ben introdotto ai piaceri della wurstsalat. Essendo passato per varie situazioni simili negli ultimi tempi ho cominciato a ridere appena ho letto “insalata”. Domanda tecnica: i cetriolini sott’aceto (senza i quali le popolazioni di lingua tedesca probabilmente chiuderebbero bottega a seguito di suicidio collettivo, altro che corte di Karlsruhe) erano anch’essi in forma di julienne o semplicemente affettati tondi?

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  • Meglio allora non dica cosa ci siamo scofanai al mio matrimonio italiano, mi bannate.

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  • Hai ragione sulla perniciosità degli algoritmi, io non faccio in tempo a chiudere pornhub che arrivano mail di ragazze che vogliono conoscermi naturalmente tutte fake, viva il matrimonio !

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  • Mai assaggiato il vino tedesco.
    Per rispetto per te e per le sofferenze che hai patito non ne berrò mai quando mi recherò in terra prussiana. Solo buona birra.

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  • Lorenzo (l'altro)

    “Then My Loneliness Closes in
    So , I Drink a German Wine”

    Avendo provato anche io del “prestigioso” vino della Mosella, ho reinterpretato questi versi come un inno all’autolesionismo.

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  • ricordo un paio di anni fa andai nella ridente Oberkochen, un paesino della minkia tra Stoccarda e Monaco dove c’è il feudo di Zeiss, per un workshop e la sera ci offrimmo la cena nell’unico ristorante del paese. Eravamo solo 3 italiani, tra cui un professore di Ancona, e tutti crucchi. Siccome parlo un po’ il crucco, sentivo il padrone del ristorante vantarsi della sua produzione di vini, ed a un certo punto ci fece fare anche una specie di assaggio dei suoi bianchi. Niente di che ovviamente, ma uno in particolare faceva veramente cagare, ed il professore fa ad alta voce madonna che zozzeria, ed ovviamente durante il classico momento di silenzio completo al tavolo. Gli altri crucchi ci guardano e mi chiedono che avesse detto, ed io con una faccia da culo rispondo in crucco “Der Professor X schatzten den Wein sehr” (il professore ha molto apprezzato il vino) e tutti ad annuire felici e contenti.Cmq concordo sulla fantomatica perfezione dei crucchi, loro sanno che non è vero, ma sono contenti di mantenere viva questa diceria. 🙂

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