Jingle boobs: un recuperone natalizio

Rapidissime segnalazioni di roba che ho ascoltato spesso quest’anno senza scriverci mai nulla per ragioni di tempo o ispirazione. Però pare brutto pubblicare una playlist con link mancanti, vi pare? Mi limito a una decina di dischi tanto per arrivare a un numero tondo, ché se vado a spulciare il taccuino trovo almeno una quarantina di album del 2020 dei quali mi ero ripromesso di parlare a ogni costo a gennaio, quindi capirete che non è il caso di allargarsi.

BECERUS – Homo Homini Brutus

Full di esordio di un duo palermitano dedito a un brutal death trucido ed essenziale. Le influenze risalgono alla prima ondata statunitense: Cannibal Corpse, Broken Hope e compagnia. Il suono però non è datato e la batteria elettronica (ritorniamo al vecchio discorso della difficoltà nel trovare batteristi che vogliano fare ‘sta roba al Sud) non dà fastidio. Dritti al sodo e divertenti, abbastanza da perdonare qualche citazione un po’ troppo scoperta nei riff. Dato il concept cavernicolo, non ci sono testi ma solo grugniti primordiali.

GHASTLY – Mercurial Passages

Punta di diamante dell’interessantissima nuova ondata death metal finlandese, che meriterebbe un articolo a parte, i Ghastly sono al terzo disco e si confermano gruppo originale e inclassificabile, con un piede negli anni ’90 e un altro nelle derive più eterodosse del metal estremo moderno. Su un riffing death/doom divenuto ormai canone si innestano esplosioni black metal e tecnicismi obliqui, e mai gratuiti, che richiamano i migliori Edge Of Sanity. Se vi piacevano i Morbus Chron, non perdeteveli.

THE FLIGHT OF SLEIPNIR – Eventide

Al settimo album posso pure smettere di lamentarmi della scomparsa della vena stoner/doom che li aveva resi unici in passato e godermi quello che rimane uno dei migliori gruppi cascadici (ok, vengono dal Colorado ma quello suonano) sulla piazza. Forse il precedente Skadi era un pelino superiore ma non c’è davvero nulla che non vada e, se vi sentite orfani degli Agalloch, troverete sicuro ricetto. Gruppo sottovalutatissimo.

MEMORIAM – To The End

Ho sempre fatto lo snob con la band che vede Karl Willets portare avanti l’eredità dei Bolt Thrower e voi lettori mi avete sempre risposto che mi sbagliavo. Mi sa che avete ragione voi e mi arrendo. Questo ha tirato fuori quattro dischi in cinque anni e, non importa quanto possa borbottare, sono tutti dignitosissimi. To The End mi ha preso meglio degli altri e mi spiace constatare che c’entri pure la sostituzione alla batteria di Andrew Whale (visto dal vivo, non gliela fa più), rimpiazzato da Spikey T. Smith dei Sacrilege.

BUCKCHERRY – Hellbound

Sì, lo so, non sono più quelli di Timebomb, anche perché della formazione originale è rimasto solo il cantante. Sì, lo so, il treno vero lo hanno perso da un pezzo e dubito ripassi grazie ai Maneskin. Però i singoli li hanno ancora, la cazzimma la hanno ancora e, soprattutto, il ruolo di epigoni più credibili dello street/glam elettrico e lussurioso che fu resta a loro, mica agli Steel Panther. Grazie di esistere.

TRIBAL GAZE – Godless Voyage

E insomma, avevo progettato questo articolo fichissimo con solo Ep di esordio di gruppi death metal ultraunderground americani assortiti. Dato che poi non ci sono riuscito, lasciatemi menzionare almeno i Tribal Gaze dal Texas, che sono sì i soliti discepoli degli Incantation come ne escono a decine da due o tre lustri ma hanno decisamente qualcosa in più. Sarà il suono, sarà la convinzione, saranno i pezzi, vedete voi. Però me li segnerei, sono curioso di vedere che combineranno con il primo full.

MORK – Katedralen

Se arrivi a fine anno con segnati un paio di gruppi black metal dei quali non ha ancora parlato Griffar, ti viene il dubbio di essere dalla parte del torto. Tuttavia questa one man band norvegese, ora che ha iniziato ad alternare le solite mitragliate con passaggi più riflessivi alla Borknagar, mi pare degna di menzione. Katedralen non ha assolutamente nulla di peculiare ma è ben fatto, funziona, è paraculo nel senso buono. Poi magari mi sbaglio.

CRYSTAL VIPER – The Cult

Il Centini vi ha edotto di recente sulle nuove tendenze in campo di new wave of traditional heavy metal con voce femminile. I Crystal Viper ‘sta roba la fanno da quasi vent’anni. The Cult è l’ottavo Lp dei polacchi (di Katowice, che Piero mi ha descritto come una delle città più postatomiche del Paese, quindi un terreno propizio) e spacca a discreti livelli. Peraltro qua la cantante donna non è un orpello ma la leader e fondatrice, unico membro originale superstite. Tutto al posto giusto, le chitarre, le linee vocali, tutto.

JOINTHUGGER – Surrounded By Vultures

Non li ho inseriti nell’ultimo recuperone di musica per fattoni ma, se amate questi suoni, non si resta indifferenti. Norvegesi, al secondo Lp, condividono con i connazionali Monolord la capacità di restare ancorati alla lezione dei maestri (Sleep in primis) senza essere i soliti gregari che azzeccano mezzo riff e lo suonano per un quarto d’ora. La chitarra si concede qualche guizzo e la sezione ritmica è tutt’altro che monolitica. Doom da drogati sì, ma non il solito doom da drogati. E con un moniker così è difficile non voler loro bene.

BLOODY HAMMERS – Songs of Unspeakable Terror

Questo l’ho messo nella top ten. Il sesto Lp del duo della North Carolina è pure tra i loro migliori. Per me è già difficilissimo resistere a un immaginario fatto di b-movie horror d’antan, figuriamoci se viene messo al servizio di un hard rock robusto, avvincente e lascivo che coniuga echi psychobilly con l’occultismo acido degli Uncle Acid & The Deadbeats. Alla fine la Napalm non pubblica solo cacate da Sanremetal con improbabili sgallettate dietro il microfono. (Ciccio Russo)

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