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UNCLE ACID & THE DEADBEATS – Mind Control (Rise Above)

19 agosto 2013

uncle-acid-mind-controlBlood Lust era stato uno dei casi discografici del 2011 (sempre a livello underground, ovvio); inizialmente autoprodotto, alcuni brani finirono su Youtube ottenendo un numero esorbitante di visite: questo li portò all’attenzione di Lee Dorrian che li mise sotto contratto ristampando il disco. In particolare, le edizioni in vinile colorato, 180 gr etc andarono sold-out in cinque minuti e sono oggi reperibili solo su Ebay e Gemm a prezzi ridicoli.
Nel frattempo nessuna foto promozionale, nessuna esibizione live, un paio di video semiufficiali sulla rete e nulla più. Il silenzio pressoché totale fino all’uscita (qualche mese fa, in realtà) del nuovo album, il favoloso Mind Control. Per la nuova uscita la band sposta alcune delle proprie coordinate in maniera lieve ma determinante; l’immaginario di riferimento è il primo elemento a cambiare, si passa dalla caccia alle streghe al poltergeist, dalle accecanti fiamme del rogo alle ombre dietro la tenda, dagli schiamazzi urlanti della piazza alle vocine dentro la testa. Questo si riflette per qualche motivo anche sulla grana delle canzoni ed è come se il tema trattato modificasse anche il sound, un’evoluzione sottile nella forma ma drastica sul risultato finale nel suo catturare umori e sensazioni precedentemente non presenti nello spettro sonoro esplorato dalla band. Meno satanismo da supermercato ed esoterismo zum-pa-pà, un approccio più oscuro, inquietante e narcotico. Dove prima avevamo pezzi che potevano quasi essere definiti da ballare (da soli a casa con le candele nere comunque) qui siamo a un ascolto più cerebrale, percezione delle presenze e gocce di sudore lungo la schiena.
Ma soprattutto, Mind Control è l’album che nel 2013 codifica un nuovo genere: musica per fare il botto in macchina. 

Istruzioni per l’uso:
– iniziare il lavaggio del cervello (Follow the Leader)
– imbottirsi di pillole (Poison Apple)
– ai primi segni di malore mettersi al volante – possibilmente con visibilità scarsa dovuta a pioggia torrenziale – (Mt Abraxas)
– raggiungere i 140 km orari (Devil’s Work)
– perdere il controllo del mezzo e schiantarsi contro un palo (Mind Crawler)
– mantenere il minimo livello di coscienza necessario per assaporare in bocca la polvere misto sangue (Desert Ceremony)
– agonizzare per i successivi 40 minuti (Death Valley Blues)
– ripassare in rassegna in momenti salienti di una vita insulsa mentre una sorta di Lennon malvagio ci cantilena nelle orecchie (Evil Love)
– esalare l’ultimo respiro in stato acido confusionale (Valley Of The Dolls)

*Kids, please don’t try this at home* (Disclaimer necessario per voi coglionazzi che prendete tutto alla lettera).
Nell’anno più ricco di uscite da almeno un decennio, Mind Control se la va a giocare come disco dell’anno. Bomba.

PS: La band ha da pochi giorni registrato un po’ di materiale ai Maida Vale Studios (gli studi delle Peel Sessions), le registrazioni saranno trasmesse a breve su BBC Radio1 e sembra probabile una nuova release in autunno. Attendiamo fiduciosi.

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