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STEEL PANTHER – All You Can Eat (Universal)

15 aprile 2014

Steel-Panther-–-All-You-Can-Eat-2014.Ci sono band che sono fiche più come concetto che in concreto ma, nondimeno, sono fiche lo stesso. Gli Steel Panther sono un ottimo esempio. Se prendi un loro album, alla fine, le canzoni che veramente canterai sotto la doccia sono tre o quattro. A farteli riuscire irresistibili è tutto il contorno di testi allegramente maschilisti, titoli come It Won’t Suck Itself  e Eatin’ Ain’t Cheatin (un dibattito sempre aperto e attuale), video con Ron Jeremy che sniffa cocaina dalle tette di una tipa e recupero cazzarone dell’armamentario estetico e iconografico della scena hair metal losangelina, della quale gli Steel Panther sono una parodia più che una riproposizione in chiave moderna. Perché i vari Poison e Mötley Crüe si prendevano molto più sul serio di quanto saremmo disposti a credere guardando, a trent’anni di distanza, una loro vecchia foto in mise da battaglia. Da questo punto di vista, Michael Starr e soci sono un’operazione accostabile più ai Gwar del compianto Oderus Urungus che ai loro teorici mentori in eyeliner e lustrini. Ci si approccia a loro con una certa indulgenza perché una parodia deve essere un po’ sgangherata, al netto della confezione scintillante e dell’iperproduzione. Se poi qualcosa finisce per funzionare davvero, tanto meglio.

Le prime due tracce, Pussywhipped e Party Like Tomorrow It’s the End of the World, graffiano ma non troppo. Fai su e giù con la testa, abbozzi un sorrisetto, però non si decolla al cento per cento. Poi arriva Glory Hole (se siete assidui frequentatori di dark room o avete visto Irina Palm, il film con Marianne Faithfull di qualche anno fa, saprete cosa significhi). Si parte col rumore di una cerniera che si apre. La prima strofa fa:

There’s a place in France where the naked ladies dance.
There’s a hole in the wall where you put your cock and balls.
But you never really know who’s sucking on the other side.
Is it a boy or a girl, or a lady-man hermaphrodite?

E all’improvviso All You Can Eat finisce per meritarsi di diritto un posto nella playlist provvisoria. Un pezzo perfetto, con un ritornello irresistibile che non vi abbandonerà più. Vi scoprirete a canticchiare nei momenti più inopportuni:

HONEY, I DON’T WANNA KNOOOW WHO’S SUCKING MY DICK TODAAAY

Lo stesso meccanismo di certi film comici. Magari non sono scritti sempre benissimo e il ritmo è incostante ma, se hanno gli attori giusti e ogni tot ti piazzano la gag devastante che ti fa rotolare in terra per cinque minuti, risultano adorabili lo stesso. Anche perché negli Steel Panther le liriche contano quanto la musica, un po’ come avviene per il filone “demenziale” tout-court dei vari Psychostick e Bloodhound Gang, che pure è tutto un altro campionato, ben più tosto. D’altro canto, però, così come il titolo non basta a salvare dalla noia un film come Jesus Christ Vampire Hunter, il brano successivo resta moscetto e poco ispirato nonostante si chiami Bukkake Tears e il contrasto tra gli accenti fintamente enfatici e l’argomento garantisca un sogghigno. Il disco, nel complesso più quadrato e aggressivo di Balls Out, il che è un pregio, prosegue tra alti (Gangbang at the Old Folks Home potrebbe tranquillamente essere stata scritta dal Bon Jovi dei tempi d’oro) e bassi (pochi) ma a fine ascolto ci si sente come quando ci si risveglia dopo un party selvaggio: anche se non si ricorda bene tutto, la sensazione è comunque di essersi divertiti un mondo.

E poi, beh, è impossibile non amare una band che produce un video come questo:

5 commenti leave one →
  1. Snaghi permalink
    15 aprile 2014 01:44

    have sex, yeah!

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  2. Jeff Scott Scroto permalink
    15 aprile 2014 22:59

    L’altro giorno ero in giro con la tipa in macchina, passa sul display “Bukakke Tears”, parte la canzone e lei con occhioni sgranati…”Carina questa!”. Grazie ragazzi.

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  3. zac permalink
    17 aprile 2014 21:35

    “ma a fine ascolto ci si sente come quando ci si risveglia dopo un party selvaggio: anche se non si ricorda bene tutto, la sensazione è comunque di essersi divertiti un mondo.”

    con queste due righe hai centrato perfettamente il concetto stesso che sta dietro questa band. L’idea di fondo è divertente, zero contenuto ma estetica accattivamente: dal punto di vista musicale sono nulla e il loro punto di forza è anche il loro limite.

    Sarò un fottuto talebano integralista in ambito metal, ma non capisco come una band del genere, una parodia, uno scherzo possa essere stata presa tanto seriamente in tutto il mondo (metal per di più!). Tutto tornerebbe ad avere senso se potessimo comprare i loro cd o andare ai loro concerti pagando coi soldi del monopoli.

    Sono gli spinal tap 20anni dopo. Niente di più, niente di nuovo.

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  1. La mensa di Odino #15 | Metal Skunk

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