Frattaglie in saldo #55: randelli d’Italia

Imbandiamo la tavola con un menu al cento per cento italiano per tutti i gourmet che sanno apprezzare il quinto quarto. Si parte con un succulento stufato di budella, che è quanto ci servono i comaschi BOWEL STEW. Quarto Lp di questi autentici veterani, Putridarium è una carneficina auricolare death/grind spinta su velocità così parossistiche da sfiancare anche le orecchie più allenate. Suoni claustrofobici, voce dalla parvenza solo vagamente umana, una batteria che ti trapana il cranio: in confronto i Pissgrave sembrano i Freedom Call. Non si respira nemmeno con la cover finale di Slowly We Rot degli Obituary, anch’essa con l’acceleratore a tavoletta. Un assalto sonoro così forsennato è, però, un’arma a doppio taglio. Da una parte, dopo tanti anni di militanza, è un piacere riuscire ancora a incontrare gruppi che ti sorprendono per estremismo, dall’altra tanto furore rischia di risultare, alla lunga, estenuante.

Proseguiamo all’insegna del putridume con due interessanti realtà meridionali. I primi sono i catanesi GANGRENECTOMY, autori di un cavernoso brutal death ispirato alla scuola slam classica dei vari Disgorge e Devourment. Produzione lo-fi, testi ultrasplatter, adeguata alternanza tra rallentamenti e batteria elettronica ad elicottero. Cannibalistic Criteria of the Mantis, secondo full dei siciliani, non è nulla di particolarmente fresco od originale ma i più fissati con queste sonorità sapranno apprezzare. Altrettanto trucidi ma dal sound meno datato i baresi INTRACRANIAL PURULENCY, che ci servono il sanguinolento Ep Interdimensional Escalation of Voracity a due anni dal primo lavoro sulla lunga distanza. Meglio i momenti più spinti su un goregrind efferato e impetuoso che quelli dove è maggiore l’influenza dei Dying Fetus, con mid tempo serrati dalla vena hardcore. Anche qua c’è la drum machine. Non deve essere facile trovare un batterista che voglia fare ‘sta roba, al Sud.

Continuiamo a calarci nelle viscere dell’underground più ctonio con Liberaci dal male, il sorprendente ep di debutto dei TENEBRO, duo che suppongo bolzanino, data la presenza al basso di Hannes Delbello dei Sepolcro sotto l’ameno pseudonimo de Il Beccamorto (dell’identità de Il Becchino, voce e chitarra, non ho notizie). Tre tracce di death metal old school trascinante e orrorifico dalla forte impronta Autopsy. Se avete un debole per le produzioni Maggot Stomp (che avrete imparato a conoscere, grazie agli articoli del nostro inviato a Cracovia), siamo da quelle parti. Ottimi i suoni, tombali al punto giusto. Attendiamo fiduciosi l’Lp. Una graditissima conferma è invece il terzo disco dei sempre più bravi DEVANGELIC. Ersetu segna l’ingresso dei capitolini nella scuderia Willowtip e marca un ulteriore passo avanti nell’evoluzione del brutal death moderno e ferale del quartetto romano. Una produzione più nitida e piena consente di apprezzare i barlumi di melodia e i tocchi quasi post-hardcore nei rari momenti in cui si riprende il fiato. C’è il tiro, c’è la brutalità, c’è la tecnica. Insomma, c’è tutto.

Concludiamo con uno degli album estremi più interessanti usciti dal Belpaese nel 2020: il secondo disco dei COSMIC PUTREFACTION, one man band milanese che conferma l’ottimo fiuto della I, Voidhanger Records. The Horizons Towards Which Splendour Withers riesce nella non semplice impresa di fare ancora meglio dell’esordio del 2019 At The Threshold of the Greatest Chasm. Il progetto si muove nei solchi di quelle che sono state le tendenze più fortunate e feconde del death metal negli ultimi anni: riff tortuosi e dissonanti, sinistre cadenze doom, un gusto melodico sulfureo e personale, un’atmosfera straniante e lovecraftiana. Un retroterra progressive sommesso ma sensibile fa la differenza con i tanti epigoni americani di un filone che getta un ideale ponte tra Incantation e Ulcerate. Spero che, quando tutto ‘sto casino sarà finito, Gabriele Gramaglia metta su una formazione per portare questi pezzi dal vivo, se ne sentirebbero delle belle. (Ciccio Russo)

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