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Scendi il cane che lo piscio: DEVOURMENT – Obscene Majesty

4 settembre 2019

Giusto due mesi fa cadeva il ventennale di Molesting the Decapitated, il disco che lanciò i Devourment come uno dei gruppi più influenti della scuola death americana degli anni zero, tra i capofila, insieme ai Disgorge, di quello che, quando ancora avevo tempo da perdere sui siti specializzati americani, scoprii essere stato battezzato dai giovani d’oggi “slam”, ovvero un’estremizzazione degli stilemi del brutal alla Suffocation, solo con più budella e meno cervello. Un genere che non mi dispiace, soprattutto dal vivo, ma che non mi ha manco mai fatto impazzire. E, per farvi capire quanto poco comprenda l’aura di culto che ha sempre circondato i texani, il loro disco che mi piace di più e proprio quello meno apprezzato dai fan, quell’Unleash the Carnivore che aveva visto i macellai di Dallas cimentarsi con brani più ragionati e un suono meno ignorante, che è poi il genere di evoluzione che ti viene naturale quando impari a tenere meglio gli strumenti in mano.

Ed è proprio a quel disco che si ricollega questo quinto full di un gruppo che, scioltosi e riformatosi per almeno due volte, non ha mai avuto la prolificità tra i suoi vanti. Dal precedente Conceived in Sewage sono infatti passati sei anni, nei quali la formazione è stata, come di consueto, rivoluzionata seppure, per così dire, in famiglia. L’unica faccia nuova è infatti il bassista Mike Spencer. Perso per strada Mike Majewski, il chitarrista Ruben Rosas è tornato dietro il microfono proprio come ai tempi di Molesting the Decapitated. Il suo posto alle sei corde è stato preso da Chris Andrews, che sui dischi precedenti suonava il basso. Dietro le pelli è invece tornato addirittura Brad Fincher, che non si vedeva dal debutto e, nel frattempo, ha rimpiazzato con un rullante normale quel fustino del Dixan che influenzò una formazione di batterai brutallari. E la maturazione non si esaurisce qui.

The fierce, the black and the wicked are their names

Obscene Majesty è un lavoro piuttosto elaborato per gli standard slam, lontano dai toni di allegra caciara che aveva caratterizzato Conceived in Sewage. Latitano le esplosioni di violenza improvvise e insensate e i brani hanno una struttura abbastanza complessa che vede dominare i mid-tempo, inframezzati dalle consuete ripartenze con blast beat a manetta e da qualche soluzione ritmica non banale che verrà approfondita nell’imminente recensione in sei volumi che Belardi sta scrivendo in villeggiatura mentre i suoi tre Cavalier King guaiscono disperati perché, impegnato com’è, sono tre giorni che li nutre solo con cornicioni di pizza e si scorda di portarli a fare i bisognini. Quello che manca, purtroppo, è il tiro, a causa di una produzione troppo pastosa che ottunde un po’ il potenziale dei pezzi più violenti, come la notevole Profane Contagion o quella Truculent Antipathy che si piazza almeno nella top ten dei titoli più memorabili dell’anno. Insomma, a questo giro meno budella e più cervello del solito. Non è necessariamente un male ma, se siete fan della prima ora, potreste restare delusi.

È giusto ricordare che il soprannome di Chris Andrews è “Captain Piss”, il che fa pensare che i creatori di Metalocalypse si fossero ispirati a lui quando idearono il personaggio di William Murderface, il bassista carismatico dei Dethklok, talmente ossessionato dall’urina da fondare un progetto solista chiamato Planet Piss e produrre un profumo che conteneva la sua pipì e causava lesioni cutanee ai devotissimi fan che ne facevano uso.

Belardi, scendi quei cani e pisciali, sia mai che, attratto dall’odore delle deiezioni canine che ormai impregna la tua dimora estiva, ti ritrovi Chris Andrews in casa. O direttamente Murderface, che magari i cani se li scopa pure. (Ciccio Russo)

2 commenti leave one →
  1. Cattivone permalink
    4 settembre 2019 14:02

    Sulla didascalia alla foto dei cani ho seriamente rischiato di non farcela.

    Piace a 1 persona

    • weareblind permalink
      4 settembre 2019 14:36

      Io pure, troppi ricordi, di quando i Manowar erano roba seria.

      Mi piace

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