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La Maggot Stomp Records e una riflessione sull’underground

18 febbraio 2019

ms

Oggi parliamo di underground, quello vero. Quello che usa ancora le cassette non perché qualche hipster barbuto con la maglia a righe e gli occhiali con la montatura spessa dice che è di nuovo fico, ma perché i demo su cassetta e i 7” furono l’humus dell’underground ai tempi in cui questo era più fertile, e evidementemente c’è chi oggi vuole portare il proprio sincero e genuino tributo a questi supporti. Parliamo quindi di Maggot Stomp Records. Questa è probabilmente gente che è cresciuta come me nell’epoca del tape-trading e dei volantini fotocopiati in bianco e nero e, in quanto nostalgici dei vecchi formati, vuole recuperarne le sensazioni: lo scartare una cassetta e aprirne il libretto, lo shock visivo di una copertina in bianco e nero con qualche colore acceso qua e là (rosso vivo o blu intenso) o il 7” che puoi comodamente trasportare a mano. Alcuni demo di cui parliamo qua oggi sono successivamente stati stampati in 12”, garantendo un’opzione anche per quelli che, come il sottoscritto, pur ricordandone con piacere l’epoca e le sensazioni, si sono liberati definitivamente del formato-cassetta da tantissimo tempo, seppure vedendo alcuni annunci su eBay o simili recentemente devo ammettere che mi è venuta la tentazione di recuperare un pezzo nuovo per il mio impianto.

1Sono quindi andato a spulciare il contenitore che davvero tiene vivo l’underground del metal estremo di questi tempi, ovvero Bandcamp, per andare a curiosare tra le ultime uscite. È così che ho scoperto i prodotti dell’ottima Godz ov War, di cui ho già parlato in precedenza, e alla stessa maniera sono venuto in contatto per la prima volta con questa misconosciuta etichetta californiana di cui ho sfogliato i prodotti e ascoltato le band. Il risultato? I miei fedeli altoparlanti della DALI hanno sanguinato per un po’. Sì, perché tutto quello che viene trattato dalla Maggot Stomp è una poltiglia sanguinolenta che si cerca di far passare per lo scarico di un lavandino, con conseguenti gorgoglii e rumori di ogni sorta. 

2Un roster che ricorda le più putride band svedesi e americane degli anni Novanta e composto quasi esclusivamente da giovani gruppi a livello di demo. Roba che ricorda, per intenderci, i primi Grave o Infester. Degli artwork che ci riportano quindi alle ‘zine o alle sezioni dedicate dalle riviste specializzate dell’epoca ai demo e 7”, quelle che più mi affascinavano e catturavano la mia attenzione, tanto che quando iniziò l’era dei direct download (e qualcuno di voi ricorderà Mediafire intorno a dieci anni fa, c’era di tutto e di più) andai a risfogliare tutte le vecchie riviste per vedere di trovare un file da scaricare con quelle uscite che mi ero perso allora. Era uno stratagemma per rivivere in qualche modo le sensazioni che provavo al tempo in cui il supporto fisico era l’unica opzione, e c’era sempre quella magia del premere play e cercare di concretizzare in umori e sensazioni le parole che si potevano leggere su una recensione cartacea. Non ci crederete ma trovai un buon 80% delle cose di cui lessi anni prima. Mediafire era davvero un cecchino.

3Comunque tornando a noi e alla Maggot Stomp, andate a vedere l’offerta su Bandcamp e troverete titoli come Forms of Unreasoning Fear dei Mortal Wound, in cui questi californiani fanno il verso appunto al primo, pesantissimo death metal svedese, quello in cui i Grave si cimentavano con il demo Anatomia Corporis Humani, oppure i Frozen Soul, del cui imminente Encased in Ice al momento si può purtroppo solo sentire la traccia Merciless, dai suoni old school neri e opprimenti come la pece e il catrame versato in pubblica piazza sui malfattori ai tempi dei coloni americani. Tutto bellissimo, tutto lo-fi. Mi sono soffermato spesso in passato sulla “piaga” dei cloni degli Incantation (sempre e comunque meno piaga del death metal “mainstream” con i chitarristi bravi e i suoni Nuclear Blast), e non si può certo dire che ci siano elementi di originalità nel death metal (gli ultimi a portarne furono forse i Cynic nel ’93 o forse gli Amorphis e i Tiamat nel ’94 o ’95?), però come si fa a non rimanere deliziati ascoltando gli Encoffinized o i Church of Disgust?

4Date un ascolto a Sin Never Dies dei Grave Ascension e vi sembrerà di tornare ai tempi in cui chiedevate in prestito il 7” dei vattelapesca da suonare sul vecchio sgangherato giradischi dei vostri genitori che prima aveva visto solo i vari Battiato o Mina, per magari doppiarlo su cassetta vergine (o già deflorata in precendenza quando collezionavate tutto quello che era collezionabile dei Queen, il gruppo che vi ha introdotto al mondo della musica in maniera seria anni prima).

Il discorso intrapreso oggi si sofferma in particolare sulla Maggot Stomp, ma spero capiate che è principalmente un discorso che riguarda una cosa vitale per qualsiasi scena musicale, ovvero l’underground. Quello da cui tutti partono, e che alcuni ad un certo punto rinnegano, o che magari non rinnegano mai, ma che è il principio di tutto quello di cui abbiamo bisogno per garantire il ciclo vitale della nostra musica preferita. Quindi teniamo d’occhio la Maggot Stomp, se vi piace il death metal, ma spulciamo anche le tantissime altre etichette presenti sulla piattaforma e che ancora non conosciamo e che magari scopriremo domani o dopodomani. E grazie di esistere, Bandcamp. (Piero Tola)

6 commenti leave one →
  1. 18 febbraio 2019 10:08

    L’ha ribloggato su Blog Throwere ha commentato:
    Cuoricini

    Piace a 2 people

  2. vito permalink
    18 febbraio 2019 10:38

    i church of disgust mi hanno raddrizzato sta mattinata di lavoro circondato da escrementi umani !

    Mi piace

  3. 18 febbraio 2019 10:44

    Bell’articolo, hai portato alla mia conoscenza una realtà di cui non ero al corrente.

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  4. ignis permalink
    18 febbraio 2019 12:45

    Appena ho letto “Maggot”, mi è venuta in mente la mitica Maggot di Daniele Castagnetti!

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  5. 18 febbraio 2019 12:51

    Fare le cassette nel 2019 è da hipster, a prescindere da vestiario e situazione visiva.
    Bandcamp è un’ottima idea (come lo era MySpace, del resto) e il vero motore dell’underground di oggi e un perfetto modo per diffondere la paeola. A questo proposito, segnalo, per chi non la conosce, la Four Flies Records, etichetta romana dedita a ristampe di colonne sonore di film e documentari italiani degli anni ’60 e ’70; sul loro Bandcamp si trovano sampler delle uscite.
    P.S.: col death, a parte quella manciata di nomi storici, faccio sempre più fatica; è un irrimediabile segnale che sto invecchiando o succede anche qualcun altro?

    Piace a 1 persona

  6. Marameo permalink
    18 febbraio 2019 19:14

    Il mio organo battente (il cuore, non il pene) vi ringrazia per quest’articolo: infatti mi si sono risanate le coronarie fino a poco fa intasate finora dai suoni iperpompati di Nuclear Plast e dintorni, oltre che da quei poseroni da quattro band in croce che considerano i Deafheaven roba underground ma che nemmeno sanno cosa è Bandcamp (sito su cui io, da buon feticista del sottobosco, spendo patrimoni peggio di certi invasati da poker online).
    Vi ano.

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