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Frattaglie in saldo #45: hello from the Bandcamp gutter

16 dicembre 2019

 

Cari ventiquattro lettori (anche se mi dicono dalla regia che ultimamente sono diventati venticinque o ventisei), oggi passiamo in rassegna, ancora una volta, gruppi ed etichette che si nutrono e sguazzano nel principale contenitore di musica underground, ovvero Bandcamp.

Chi si ricorda anche minimamente le cose che ho scritto in passato su queste pagine, probabilmente rammenterà un’etichetta polacca a nome Godz ov War, la quale sta semplicemente facendo uscire le cose più interessanti degli ultimi 2 anni in ambito estremo. E parlo di roba genuina, non da discutere davanti ad un’aranciata biologica in un chioschetto ben frequentato da barbe e risvoltini nella popolare location di Nowy Świat a Varsavia, dove suppongo ben si parli tutto il tempo di Mgła, Batushka e roba simile.

Quello che contraddistigue le proposte di questa etichetta è il fatto che, a fianco alle cose più tradizionali e lo-fi, troviamo anche materiale piuttosto originale, o che almeno si sforza di esserlo.

Una di questa band sono senz’altro i GRUZJA. Inqualificabili. Black metal? Avantgarde? Gothic rock? C’è davvero un casino di roba qua, e loro nel 2019 se ne sono usciti con ben due album, nei quali troverete le più tradizionali sfuriate a la Darkthrone miste a roba dubstep (su I Iść Dalej), ed un lato più dark/new wave, che si manifesta sul successivo Jeszcze Nie Mamy Na Was Pomysłu. Uno dei gruppi più interessanti del 2019, che purtroppo mi son perso dal vivo. Rimedierò. 764056

Blood Gospels of Satanic Inquisition dei purulenti KOMMANDO BAPHOMET è invece per tutti coloro che rifiutano violentemente i suoni ben compressi e definiti dei “professionisti” del death metal. Non troverete nulla di pulito e ordinato qua, solo sudiciume e caos primordiale. Affascinante, anche se indubbiamente roba di sottofondo.

I LOATHFINDER non mi impressionarono all’uscita del full The Great Tired Ones due anni fa. Era un po’ la solita roba che per qualche motivo viene tanto osannata oggi ma che a me suona già sentita. Devo dire però che la loro metà di questo split, intitolato Aspects of Oblation, suona come una sorta di black metal acido, allucinato e psicopatico, con parecchi rallentamenti, a conferma che la Godz ov War è sì etichetta estremamente radicata su un certo stile, ma cerca sempre di proporre qualcosa di particolare (vedi Gruzja, Truchlo Strzygi etc). Sul lato B troviamo i cimiteriali DRUJ, americani dell’Alaska, che fanno un death metal ipercadenzato con qualche sfuriata qua e là ma mai con giri superiori ad un normale skank beat in tipico stile thrashettone. Riffoni che si sprecano.

I TANKOGRAD invece sono dediti ad un doom pesante come la pentola degli stracotti della nonna, e il loro Totalitarian dà prova di un’artiglieria piuttosto massiccia, tanto per non smentire il nome. Ipnotico e granitico (termine tradizionalmente assai quotato tra i “colleghi” di altre testate), incede minaccioso e in meno di un’ora lascia una sensazione di malessere degna di Monolord e altri gruppi fautori di muri sonori distorti con fuzz a quintali. Roba da stanchezza perenne e cannone sul divano senza muoversi manco di un millimetro per non consumare troppe energie.

759064Piuù o meno in tema malessere i devastanti TRUP, prodotto locale di Varsavia, che con questo Szmula davvero non vanno per il sottile, con il loro black metal tiratissimo con accenti sludge (immaginate un po’ voi la tenerezza della loro musica). Sono paragonabili ad una sorta di Eyehategod in versione stupramadonne con invocazioni ar demonio. Una roba narco-satanica un po’ inquietante. Da sentire quando il prete viene a casa a spruzzare acqua in giro sotto Pasqua.

E ora finalmente un po’ di death metal come si deve. I terrificanti WARGOAT vi terranno immersi in una palude puzzolente spingendovi giù con il loro piedone palmato. Riff allucinanti e voce da orco, con suoni veramente cazzuti. No trigger, no chitarre posticce, no pippe strumentali. Solo death metal come se n’è persa traccia ahimè da tempo. Mortifero. Sull’altro lato di questo split ci sono invece i ferocissimi BLACK CEREMONIAL KULT, dediti al demonio 24/7. Pochi i momenti di requie, missaggio votato in primis a farvi sentire le chitarre quelle belle, che scodellano riff a tratti un po’ ripetitivi ma efficaci. Tante tante bestemmie e imprecazioni in generale. Matti furiosi, come si dice a Cagliari. Se amate il suono classico procuratevi quindi questo Unapproachable Laws of the Abyss e non sarete delusi.

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I MISANTHROPIC RAGE invece sono il classico gruppo che mette molta, forse troppa carne al fuoco, con alcuni spunti che, se sviluppati a dovere, potrebbero essere ottimi, vista la predilezione dei nostri per le melodie angoscianti, i cori evocativi e le linee vocali distorte. Roba al limite dell’avantgarde black metal, in un certo senso. Il risultato però è che questo Towards the Greyscale Aphorysm si perde senza mai decollare a dovere. Potenziale non comune, ma maturità da raggiungere, per questa banda della Masovia. Il problema qua è arrivare alla fine con lo stesso entusiasmo con cui si inizia ad ascoltare.

Gli HELL’S CORONATION di Danzica invece sono più neri della pece (o della peste) se preferite, e si assestano su un regolare black mid-tempo sopra il quale il loro cantante Zepar (bestial chainsaw of profanation, venom evoking death and choral spasms, keys of doom secondo il curriculum vitae dello stesso) è libero di declamare ingiurie alla Madonna. Ritual Chalice of Hateful Blood è un album che acquista un punto-malvagità in più rispetto alla media. Molto anni Novanta nello stile, e con un certo retrogusto di Samael che rimane in bocca, con quelle tastiere solenni a far da tappeto.

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Ma chiudiamo con una conferma, ovvero tre pezzi nuovi dei TRUCHLO STRZYGI di cui vi ho già parlato in passato paragonandoli se non ricordo male ad Impaled Nazarene e Macabre. Ebbene, l’attitudine cazzona ma da apocalisse imminente contraddistingue ancora questo gruppo della periferia di Varsavia, che dal vivo spacca e diverte, tra gabbie, maschere antigas e detriti vari sparsi sulla scena. Colonna sonora di un mondo postatomico in stile Ciprì e Maresco ma con gas letali e motoseghe invece delle scorregge di Paviglianiti. Speriamo che questo Nad którymi nie czuwa żaden stróż (traducibile più o meno come: “colui che da nessuno viene osservato”) sia solo un antipasto al successore del devastante Pora Umierać, di cui vi ho parlato la scorsa volta.

Alla prossima con la Maggot Stomp Records, per ancora più sbudellamenti e sacrifici umani. (Piero Tola)

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