Il popolo senza memoria – Essere metallari nel 2004

Ragazzi e ragazze del Pianeta Metal che vi avvicinate alla terza decina, o forse l’avete già superata, qui è un vostro simile che vi parla; uno che, come la maggior parte di voi, ha scoperto il metal all’inizio degli anni 2000, e questo articolo parla di noi.

Faccio una brevissima premessa: questo NON È un articolo nostalgico. Tutto il contrario: è un grido di dolore, una lucida e fredda constatazione. Qui non troverete nessun “Eh quanto si stava bene quando scaricavamo le canzoni dei Carcass da LimeWire” o “Ahh quando usciva Grind Zone in edicola i treni partivano in orario” o anche “Ehhh quando c’era ancora lo Zoppo alla stazione Termini, ho le lacrime agli occhi, che bei tempi”, niente di tutto ciò.

Io divento metallaro abbastanza presto (12 anni e mezzo) grazie a The Number of the Beast degli Iron Maiden (un inizio ABBASTANZA CLASSICO, diciamo).  È il 2003: le riviste di settore escono in edicola, i dischi ancora si comprano, ai concerti ancora si tirano le bottiglie ai gruppi-spalla, il concetto di metallaro viene spesso e volentieri associato a vicende losche, violente, demoniache, da cronaca nera. Insomma, si può dire che sono diventato metallaro in un periodo storico tutto sommato decente.

L’Urlo viene rubato dal museo Munch di Oslo il 22 agosto ’04

Decente, sì, ma… era un momento storico interessante? Era scoppiato qualche fenomeno, bello o brutto che sia? Era uscito qualche disco che avrebbe da lì in poi segnato la storia del genere? La risposta purtroppo è no, a tutte e tre le domande.

Ho cercato, ho tentato (anche consultandomi coi colleghi più anziani) di trovare qualcosa, di negativo o di positivo, che caratterizzasse appieno il triennio 2003-2004-2005 (periodo di nascita e affermazione della mia metallo-sessualità) ma mi sono ritrovato con un prevedibile pugno di mosche in mano.

Quindi, stringiamoci forte, compagni e compagne dello stesso triennio metallico, e consoliamoci a vicenda: siamo i figli di mezzo della storia; non abbiamo nessuna nascita del nu metal da guardare con curiosità (oppure storcendo il naso), nessun decadimento di grande band da raccontare, nessuna esplosione del metalcore da insultare. In altre parole, siamo un popolo senza memoria.

Il buon Trainspotting (lui qualcosina, ahinoi, l’ha vissuta, ‘STO SCULATO) direbbe: “Cosa racconteremo ai nostri nipoti?”

Graziano Mesina, graziato da Ciampi il 25 novembre ’04

Prendiamo il 2004, ad esempio, visto che nel titolo ho nominato quell’anno in particolare. Se il 2003 è stato l’anno della mia nascita come metallaro, il 2004 è stato l’anno del mio coming out pubblico, fiero e a reti unificate (considerato quanto rompevo le palle alla gente col metal… gente a cui non fregava NULLA del metal… possiate mai un giorno perdonarmi). Cos’è successo nel 2004? La cosa più rilevante che mi viene in mente è l’uscita di Once dei Nightwish, l’ultimo con Tarja al microfono.

È un disco talmente bello da essere considerato epocale? Manco per il cazzo!

È un disco talmente brutto da segnare (in negativo) la storia del metal avvenire? Nemmeno, perché sì I Wish I Had an Angel è una delle canzoni più brutte della storia della musica, ma Ghost Love Score e Creek Mary’s Blood non sono manco così malvagie. Forse è il disco che ha dato i natali al Sanremetal (e lì sì che potrebbe avere una sua importanza) ma Century Child, nel 2002, lo aveva fatto prima, meglio e molto di più, quindi neanche quello.

Questo racconteremo ai nostri nipoti? Once? L’abbandono di Tarja?  No, no, aspetta: racconteremo lo scialbissimo ed inutile Octavarium dei Dream Theater! Anzi no, l’incomprensibile omonimo degli Stratovarius!

Era OGGETTIVAMENTE un periodo in cui non succedeva un cazzo. Calma piatta, se non apatia. Il metal era una comitiva di vecchi di paese che si radunava al bar sotto casa a parlare del tempo.

Com’era Soundtrack to Your Escape oggi?

Mah, all’inizio un po’ piovoso, poi sereno con nuvola

“E The Black Halo dei Kamelot?”

“Stamattina una tavola, leggermente mosso verso mezzogiorno… Bandiera gialla, diciamo!”

La sonda Cassini arriva nell’orbita di Saturno il 30 giugno ’04

La band storiche degli ’80 avevano già dato, e si godevano la pensione a colpi di dischi magari anche gradevoli ma con quella onnipresente sensazione di stare a timbrare il cartellino (chi ha detto Dance of Death?) che non gliela levi neanche con l’acido muriatico. Le band storiche dei ’90 sentivano che non era più il loro tempo ma avevano una sfilza di bollette sul comò, e quindi vai con la giostra dei dischi modaioli inutili (chi ha detto In Flames?). Gli Alcest probabilmente ancora giocavano a fare i black metaller cattivi nei garage di Scorreggiate sulla Garonna. I System of a Down avevano già sparato tutte le loro migliori cartucce e si preparavano a diventare il gruppo più ascoltato nei ginnasi d’Italia, alla stregua di Ska-P e Modena City Ramblers. Il sopracitato metalcore cominciava a dare i suoi primi vagiti, quello sì, ma onestamente (e anche giustamente): chi cazzo se l’ era inculato il debutto dei Parkway Drive nel 2005? E i primi Heaven Shall Burn? (credo che la maggior parte dei monaci amanuensi di questo blog ancora pensino sia solo il titolo di un disco dei Marduk; cosa che probabilmente penserei anch’io se avessi l’età loro). Per l’affermazione del genere preferito dai surfisti californiani e dagli amanti dei polsini da tennista, a mio avviso, bisogna aspettare il 2008/2009; anzi, forse addirittura 2010 (anno in cui venni etichettato per la prima volta come un trve del cazzo, perché ero già un metallaro consumato che si aggirava per i pub della periferia romana con la felpa dei Dimmu Borgir anziché quella degli All That Remains o chessò io).

Hanno molte più cose da raccontare di noi i metallini adolescenti di oggi: con quei gruppi vestiti da carnevale di Miami di cui hanno tappezzate le stanze; coi loro tatuaggi verdi fosforescenti da schiaffare sui social; con tutto il loro digitalcore, instagramcore, tinder-instrumental-postcore, che senti una canzone e pare di ascoltare una capra che sta partorendo, mentre il pastore, non si capisce perché, le fa rombare la sega elettrica nelle orecchie (forse per aiutarla a sforzarsi). Sono il futuro: lo stanno vivendo e lo racconteranno.

Comunque, nonostante sia del triennio 2003-2004-2005, nulla mi ha impedito di aderire al metallo con entusiasmo. Come ho fatto? Beh, diciamo che la retro-compatibilità è sempre stata il mio forte. Ah, scusate, avevamo detto niente nostalgia. Mi fermo qui prima che comincio a parlare dell’impatto che hanno avuto sulla mia vita dischi già belli che usciti come Dusk and Her Embrace o The Jester Race (possano essere benedetti).

La messa è finita: andate a fare in culo! (Gabriele Traversa)

10 commenti

  • Mi permetto di commentare avendo anche io avuto la folgorazione sulla via per la Gehenna in quegli anni e si, un pochino preferisco essere nostalgico perché del maiale marcio non tutto era da buttare.

    A.D. 2003: inizio le superiori e un ragazzetto di un’altra classe (ora mio amico storico e sposato con altra amica storica) mi passa un cd pieno di musica e immagini, tra cui il video di Destiny degli Stratovarius con le immagini di Final Fantasy. AMORE a prima vista. E subito Blind Guardian di Imaginations e Iced Earth di Something wicked this way comes. I The Black Mages uscivano con il loro primo disco proiettando verso il metal un sacco di ragazzini appassionati della saga rpg nipponica come il sottoscritto. Ricordo che nel periodo era riesplosa la moda di Magic (che ancora conservo causando le ire della mia compagna) e ricordo benissimo quando feci ascoltare la band di Nobuo Uematsu al mio amico dell’epoca appassionato di techno da gabberazzi. Ricordo la sua faccia schifata: in quel momento capii che la mia musica sarebbe stata quella.

    Non sono d’accordo sul dire che non c’è stato nulla: le cose che sarebbero diventate grosse erano Finntroll, Ensiferum, Haggard e tutto ciò che avrebbe poi portato l’ondata di folk metal del quinquennio successivo (con badilate di merda annessa). Semmai non c’è stato nulla di paragonabile al prima, solo cose “nuove” per metallarini “nuovi” come il sottoscritto: le ultime cartucce dei Rhapsody e degli Edguy, la trasformazione totale dei Blind Guardian, i primi degli Avantasia. Tutto rigorosamente conosciuto sui FORUM, i cazzo di FORUM!! Forza forza andiamo con la shitstorm su, io i dischi di quel periodo li ascolto e mi piacciono, “La qualità ci ha rotto er cazzo, evviva la merda!” direbbe il saggio.

    Non il migliore degli inizi? Ma d’altronde che cazzo ci si vergogna, all’ITIS che frequentavo io le cose da ascoltare a cui potevi aspirare di più erano Green Day/Blink 182/SoaD/Articolo 31. E, ATTENZIONE, c’erano ancora le fazioni: c’erano i metallari, gli emo, i rastafari e i truzzi, tutti riconoscibili dai vestiti. Non le vie di mezzo di oggi.

    Probabilmente è stato un periodo di merda per i nati prima di noi, ma io non posso che ricordarlo con l’affetto dell’adolescenza. Vero che a rivederlo con un occhio puramente critico ci sarebbe molto da commentare, un periodo forse stanco e fiacco, ma che complice il passaggio al nuovo millennio gettava glitter nei nostri occhi di giovani metallari.

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  • Vado così, a braccio:
    Deathspell Omega – Si monumentum…
    Mastodon – Leviathan
    Exodus – Tempo of the damned
    Isis – Panopticon
    Neurosis – The Eye of every storm
    Ma dying bride – Songs of darkness…
    Drudkh -Autumn Aurora
    Disillusion – Back to times of splendor
    The ruins of beverast – Unlock the shrine
    Wintersun – wintersun
    Void of silence – Human anthitesis
    Lunar Aurora – Elixir of sorriso
    Ayeron – The Human equazioni
    Insomma dai…diciamo che eri te che stavi appena cominciando?

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    • E secondo te uno qualsiasi di questi dischi compete minimamente con boh, almeno il ’95-2000? Soprattutto in termini di novità?
      Non sto facendo il vecchio eh, io nel 2004 avevo diciott’anni, e ascoltavo qualunque cosa nuova arrivasse, ma per la maggior parte mi sono formato con dischi usciti come minimo un lustro prima.
      Discorso ancora peggiore se si va un pò indietro: quando per la prima volta in terza media mi presentai in classe con dei pantaloni stracciati con le forbici trovate in cucina il disco più recente che avevo ascoltato era “Cowboys from Hell”.
      Della lista che hai messo per dire, gli unici per me imprescindibili e capaci di sopravvivere al tempo sono gli Isis e i Void of silence.
      La sensazione di essermi perso il meglio, di non aver visto uscire “Mandylion”, “The jester race” “Symbolic” e tutto il resto del ben di Satana che conosciamo, mi ha accompagnato per secoli ed ad un certo punto, quasi staccato dalla mia musica preferita. Poi si cresce un pò, si mette in prospettiva (soprattutto non si abbandona il metallo, unico vero peccato mortale, a prescindere dall’anno di conversione)…

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      • No, certamente non potevano competere con il “dilated stare of obsession and dreaming” del decennio precedente. Ma credo dipenda anche dall’età. Nel ’89/90, quando ho cominciato ad ascoltare metal, avevo 15, 16 anni. E potevo andare a pescare nel presente così come nel passato. Nel 2004 era più difficile, per un esordiente, andare a pescare riferimenti coevi. Ciò non toglie che negli ultimi 20 anni ho continuato a cercare e trovare, spesso, dischi straordinari. No, non hanno fatto la storia. Ma infondo va bene così. Almeno per me. Non è la gloria del sentirsi parte di qualcosa che mi interessa.

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      • Beh i dischi di Deathspell Omega e Mastodon sono stati parecchio importanti: piaccia o meno, entrambi hanno rinnovato i rispettivi generi di appartenenza o di partenza, producendo schiere di seguaci e imitatori (certo, non tutti ben riusciti). Isis e Neurosis dal canto loro sono stati i capofila (assieme ai Cult of Luna che nel 2004 tiravano fuori il non proprio trascurabile Salvation) di tutto il filone “post-” che in quegli anni è esploso e che ha pervaso quasi tutto il metal degli anni a venire fino a oggi.

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      • Sicuro, infatti non intendevo dire che da un certo punto in poi è tutta merda senza appello, volevo solo provare a spiegare che quella sensazione di avere il vuoto davanti era forse comune a molti in quel momento. O perlomeno che mi sono ritrovato completamente nelle parole del Traversa: non so se in due siamo sufficenti ad avviare una statistica, ma il ricordo personale che ho dell’epoca è quello.

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  • il triennio 2002-2004 è stato a livello personale un periodo de mmerda, ricordo solo che macinavo esami su esami all’università e ravanavo senza sosta su DC++ Black & Grind. Ottimi i Drudkh di quel periodo, poi stavo in fissa con gli Xasthur, ma le cose migliori le aveva già fatte. Vedo che il 2004 usci “Telepathic…” e “To Violate…” che pur essendo discreti, non tenevano botta con i precedenti.

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  • St. Anger…?

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  • Non pensate di esservi persi troppo: ogni epoca ha le sue cose da ricordare e, prima o poi, diventano storia.
    Magari non avete visto uscire, che ne so, “Beneath the Remains”, “Blood fire death”, “Images and words”, “A blaze in the northern sky”, o il primo demo dei Catacomb, ma avete comunque avuto la fortuna di esserveli trovati lì, già pronti da scaricare o da ascoltare direttamente. Avete tutta la storia sottomano e potete studiarvela e ascoltarvela quando volete.
    A suo tempo, quando uscivano quelli che oggi sono considerati capisaldi storici, mica ce ne rendavamo conto: ci piacevano, magari per noi metallari in erba erano già dei dischi bellissimi, ma non di tutti ci era chiara l’importanza. Vedrete che fra trent’anni ci sarà da raccontare parecchio sul decennio 2010-2020, e magari si parlerà di dischi che non conoscevate o che avevate visto solo di sfuggita e vi chiederete come mai ve li foste lasciati sfuggire.

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  • Alberto Massidda

    I Dragonforce, che sono stati tipo la cosa più importante in ambito power negli ultimi 20 anni?

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