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Avere vent’anni: SYSTEM OF A DOWN – st

27 giugno 2018

La prima volta che ho sentito parlare dei System of a Down fu vent’anni fa. Nel 1998, appunto. Facevano da spalla a Sepultura e Slayer a Roma. Io ero un ragazzino ed andai a quel concerto di nascosto. I Nostri promuovevano proprio questo disco, il debutto omonimo. A me, come a tutti i presenti al concerto di cui sopra, non fregava un cazzo di questi qui. Se non ricordo male, volò anche qualche bottiglia. Li avevo conosciuti senza nemmeno sapere chi fossero, insomma. Fu questo, in un certo senso, il mio primo contatto con l’album di cui si sta parlando.

Il primo ascolto vero e proprio avvenne diverso tempo dopo, forse un anno o addirittura due. Mi fu passato da un amico che mi disse che erano il gruppo di supporto di “quella volta lì” e che spaccavano.  Stiamo parlando di diciotto-diciannove anni fa: in Italia non li conosceva nessuno e credo che anche in patria non fossero ancora troppo noti. Mi colpì subito. Dopo i primi ascolti avevo addosso la classica sensazione che lasciano i grandi dischi o le cacate immonde: non riuscivo a capire se mi piacesse tantissimo o se mi facesse vomitare ratti morti di peste bubbonica. Non era qualcosa di mai sentito in senso stretto, ma un misto di tanta roba che forse nessuno fino a quel momento aveva fatto in quel modo. Io non ho mai amato troppo i puzzle, ma questo mi piaceva. Ci risentivo tante cose. I Faith No More, i Dead Kennedys, pezzi di metal americano novantiano e poi le loro origini armene. Forse anche altre cose. Boh. La cosa bella è che io non avevo idea di come cazzo fosse la musica tradizionale armena, ma l’ascolto mi dava l’idea che lì fosse presente, così come tutte le altre influenze di cui sopra. Ho ascoltato quest’album decine e decine di volte, perché prima di restituirlo alla persona che me lo aveva prestato ovviamente lo doppiai su cassetta. Non saprei quantificare con precisione, ma fu un mio ascolto abbastanza costante per diversi mesi. 

Non c’è nemmeno un riempitivo qui dentro: con i normali alti e bassi spacca tutto, dall’inizio alla fine, e non salti mai nemmeno una traccia. Non lo riascoltavo da anni e, come faccio spesso in questi casi, l’ho messo su mentre scrivevo. Ha retto bene lo scorrere del tempo e non dimostra assolutamente l’età che ha. Ricordo che ai tempi mi piaceva perché forse mi ci rispecchiavo: schizzato, “elettrico”, vorticoso e sempre in continuo movimento come un tornado. Quest’ultima frase è un po’ una puttanata, ma devo allungare un attimo il brodo perché non mando un pezzo da una vita.

Nel 2001 uscì Toxicity e io lo comprai subito. Non era brutto, ma quella sorta di delirio psicotico del debutto era sparito quasi del tutto. Fecero il botto e, com’era prevedibile, peggiorarono. La solita storia delle leggi di mercato alle quali devi piegarti, eccetera. La conoscerete tutti. Diventarono famosissimi e finirono sulla bocca di qualunque coglione. Probabilmente li conosce anche mia madre, che è una vecchia. Mentre scrivevo pensavo se questo disco potesse rientrare in un’ipotetica top 10 salcazzo di qualcosa. Sicuramente lo metterei tra i primi posti in una graduatoria riguardante i dieci migliori dischi degli ultimi vent’anni.  Cioè, non so se lo metterei proprio ai primissimi, ma penso di sì. Ci sto pensando e mi fa male la testa. Non ne sono sicurissimo, ok, ma quasi. Insomma: mi piace parecchio. Dal terzo in poi ho sentito qualcosa a sprazzi, ma forse già ai tempi ero troppo vecchio. Che cazzo c’entra ‘sta cosa, visto che qui si parla del ventennale di questo? Niente. Si è capito che mi piace abbastanza, no? Minchia, oh: VENT’ANNI. (Il Messicano)

8 commenti leave one →
  1. vito permalink
    27 giugno 2018 09:47

    mi sa che in quel periodo eravamo tutti schizzati, ogni giorno era un “flirt” con la vita ! oggi e’ solo un contrasto di maroni con tutti.

    Piace a 1 persona

  2. El Baluba permalink
    27 giugno 2018 12:16

    Di questo conosco solo qualche traccia sparsa, ma all’epoca non li cagai di striscio, nemmeno quando fecero il botto con Toxicity. Li recuperai molto molto dopo, anche se non sono mai stati in cima alle mie preferenze. Quello che ascolto di piu’ e’ Mesmerize…non so xche’…

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    • 27 giugno 2018 14:14

      Perché non li hai conosciuti in tempo reale.

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      • El Baluba permalink
        27 giugno 2018 16:34

        a conoscerli li conoscevo, visto che avevo un cugino che ce li aveva fissi in macchina, ma all’epoca preferivo altro e poi mi sembravano che fossero un po’ la moda alternative del momento. :)

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      • 28 giugno 2018 18:33

        Lo erano. Per questo ti ho scritto il commento sopra 🙂
        In effetti ad un certo punto, nel periodo dopo questo disco e prima di “Mesmerize” (o l’altro, li confondo sempre; il primo dei due, comunque) ne parlavano tutti, anche gente che sarebbe stato meglio tacesse (io, ad esempio).

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  3. Cure_Eclipse permalink
    27 giugno 2018 15:43

    Suite Pee resterà per sempre l’apice del loro delirio

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  4. 29 giugno 2018 14:08

    Comprato nel 2001 assieme a Toxicity, avevo 14 anni. Tutti sotto con Chop Suey, ma io trovavo Suite-Pee, Sugar, Spiders, almeno altrettanto belle. Curiosamente, i primi due dei SOAD sono tra i pochissimi dischi di quel periodo di infatuazione “nu” che ancora riascolto, assieme ai primi dei Deftones e degli Incubus. Tutto il resto è invecchiato malamente…

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