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Avere vent’anni: la fine dei SEPULTURA

26 febbraio 2016

 

sepultura92

I Sepultura, insieme ai Pantera e a pochissimi altri, sono stati per anni il gruppo di entrata nel mondo dell’estremo (cioè qualcosa che andasse al di là degli Iron Maiden o degli Ac/Dc, per capirci) per quelli della mia generazione. Ricordo come fosse ieri il sovrumano Arise che arriva come una mazza da baseball chiodata sulla mia povera testa di cazzo di ragazzino con quattro peli in faccia. Potrei parlare per ore di quanto i Sepultura siano stati importanti per il metal in generale e per il loro Paese o di quanta gente abbiano letteralmente “cresciuto” ma a ‘sto giro non siamo qui per questo. Chaos A.D. mi spiazzò. Dopo i primissimi ascolti non riuscivo a capire se mi piacesse o se mi facesse cacare. Una cosa, però, mi fu chiara sin da subito: quelli non erano i “miei” Sepultura. Per quanto quell’album possa indubbiamente piacere a qualcuno, per me è sempre stato letteralmente impossibile ascoltarlo senza pensare che quel gruppo fosse lo stesso che fino all’album precedente non aveva sbagliato un colpo. Ai tempi si poteva dare la colpa al produttore sbagliato, a un ordine della casa discografica che magari spingeva per far adeguare il proprio prodotto alle nuovissime tendenze aumentando le vendite o a vari altri fattori. E invece no. Chaos A.D. dava il via a una nuova era dei Sepultura, cioè l’inizio della fine. Tre anni dopo uscì Roots ed arriviamo quindi al nocciolo della faccenda.

Il successo di vendite di Roots fu enorme rispetto al passato e questo portò, in seguito e sino ai giorni nostri, a fare sì che la “massa” arrivasse addirittura ad identificare i Sepultura con questo disco e, nello specifico, con quella cazzo di Roots Bloody Roots, canzone d’apertura dell’album. Paragonare questo lavoro al glorioso passato dei Sepultura (compreso, addirittura, il mediocre Chaos A.D.) è impietoso, è vero, ma è anche inevitabile:  si tratta sempre dello stesso gruppo, quindi confrontare un album con i precedenti è giusto, nonché normalissimo. Il gruppo thrash metal venuto dal Brasile che aveva dato lezioni al mondo intero qui scompare completamente. Non ve n’è proprio più traccia. Al suo posto la Roadrunner ci consegna l’ennesimo parto di Ross Robinson (vero e proprio inventore del suono nu metal/groove/salcazzo novantiano), ma con una novità che da quel momento in poi accompagnerà il gruppo sino ai giorni nostri (se esistono ancora): i cazzo di tamburelli. Eh, sì: perché con questo disco il gruppo vuole tributare gli indios brasiliani (o qualcosa del genere), in quanto “radici” (“roots”, appunto) della cultura della loro nazione d’origine, e quindi pensa bene di cominciare a inserire quei maledetti tamburelli o djembe o come cazzo volete chiamarli. Insomma: quei cosi che i punkabbestia amavano suonare per strada fino a qualche anno fa, circondati da pulci e cani, allietando interi pomeriggi ed innumerevoli serate di un po’ tutto il resto della popolazione. Per l’occasione chiamarono a collaborare con loro Carlinhos Brown, un famoso percussionista brasiliano che, più o meno in quello stesso periodo, suonò anche nell’allucinante tormentone di Jovanotti, l’abominevole L’ombelico del mondo.

31D

Roots dura più di un’ora, per un totale di 16 pezzi (l’ultimo dei quali “nascosto”): cinque o sei sono più o meno decenti, diciamo, mentre tutto il resto è immondizia, tra roba pseudo-tribale e riempitivi buttati lì a cazzo giusto per aumentare il minutaggio. Questo disco sancì la fine dei Sepultura: non si ripresero mai più. Max Cavalera tempo dopo diventò lui stesso un punkabbestia pulcioso, lasciò il gruppo e fondò i pateticissimi Soulfly ed i Sepultura andarono avanti senza di lui. Un cazzo di incubo: i gruppi inutili diventarono due. La parte finale del testo della title track di Arise (uno dei miei dieci dischi della vita, se non si era capito) diceva: “Under a pale grey sky we shall arise”. Non era vero un cazzo. Sotto quel cielo grigio i Sepultura morirono nel febbraio del ’96. (Il Messicano)

17 commenti leave one →
  1. cattivone permalink
    26 febbraio 2016 11:49

    Parole sante.
    A me comunque l’opener non dispiaceva (perlomeno prima che diventasse un “tormentone”), poi chiaro che ad Arise non gli lega nemmeno le scarpe…
    Il tag “punkabbestia circondati da pulci e cani” mi ha fatto ribaltare.

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  2. Mirko permalink
    26 febbraio 2016 12:05

    Ascolto i Sepultura dall’85-86 e non credo che Chaos A.D. sia un album inutile o sottotono, lo considero un grande album, certo sarebbe stato più facile campare sull’ombra di se stessi come fanno quasi tutti i gruppi metal ma i Sepultura per fortuna non sono “quasi tutti i gruppi metal”. Il tuo discorso è tipico del classico metallaro chiuso di mente e rancoroso verso non so cosa… Senza evoluzione la musica sarebbe ancora ferma appunto ai canti tribali che tanto odi… p.s. quelli che suonavano i “tamburelli” erano inizialmente i frikkettoni i punkabbestia pulciosi sono arrivati dopo e se ne sono appropriati (di quelli come di altre cose prese in qua e in là, alla fine quando la tua non è una cultura devi rovistare tra quella degli altri…)

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  3. Luca permalink
    26 febbraio 2016 12:12

    Comprai il cd il giorno dell’uscita, al primo ascolto ne rimasi deluso, poi con il tempo iniziai ad apprezzarlo, devo dire che le canzoni ascoltate live a Sonoria 96 fecero la loro sporca figura, un muro di suono, ritmi tribali ed energia che mi lascio’ stordito per qualche giorno.
    Io continuo a rimpiagere la scena metal di quegli anni rispetto a quella odierna,e sinceramente apprezzo anche qualche album dei Soulfly, anche se ormai e’ roba trita e ritrita, mi piacerebbe poter rivedere la formazione storica dei Sep del vivo.
    Poi va bhe’ tu mi critichi anche Chaos AD, e quindi deduco che abbiamo gusti molto differenti, e non trovo che abbia molto senso paragonare tra se’ gli album di una band, credo gli artisti debbano cambiare per cercare di crescere e che ogni cd sia se’ stante.
    P.S. Ascolto ancora molto volentieri anche I Nailbomb, altro progetto del Cavalera brother’s!

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  4. Thomas permalink
    26 febbraio 2016 13:12

    Parli di gruppi inutili ma secondo me questo articolo è inutile! Che cosa scrivi, trasmetti? Che Roots ti fa cacare? Bene.. allora non lo ascoltare, semplice no? I musicisti, essendo un’arte, compongono quello che li pare: se dopo 10 anni i Sepultura vogliono cambiare stile che c’è di male? E’ semplicemente un progresso, un crescere e cambiare, poi se ti piace o no quello è un fattore di gusti e ognuno ha i suoi…

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  5. 26 febbraio 2016 15:06

    C’è da dire però che, senza questo album non sarebbero esistiti gli Slipknot..e questo, francamente, non so se sia un bene o un male! ;)

    Anzi, a mio parere, li han ‘soffiato’ proprio il posto: a cominciare dalla S come simbolo!

    Per quanto riguarda il mitico (ai tempi..) Ross Robinson, ricordo che fu lo zio Max a contattarlo dopo aver sentito quello che era riuscito a tirar fuori dai Korn..

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  6. Ivo permalink
    26 febbraio 2016 16:05

    Vabbè, chiamiamola “evoluzione”. Vabbè io sarò “metallaramente” chiuso e retrogrado. Ma se su 12 canzoni ne ricordiamo solo 4, mentre “Arise” lo cantiamo a memoria, un motivo ci sarà.
    Comprai “Roots” appena uscito. Lo ascoltai un paio di volte. Poi l’ho venduto. Cosi come ho smesso di sperare nei Sepultura.

    (e “Chaos A.D.” mi era pure piaciuto)

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  7. Ruf permalink
    26 febbraio 2016 18:22

    Sentire definire Chaod AD “mediocre” è ‘na pugnalata!

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  8. ignis permalink
    26 febbraio 2016 19:32

    “Beneath the Remains” e “Arise” consumati.
    Per non parlare della videocassetta di “Under Siege (Live in Barcelona)”…
    “Chaos A.D.” mi ha fatto letteralmente vomitare.
    Mai riuscito a terminare l’ascolto di “Roots”…

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  9. halbermensch permalink
    26 febbraio 2016 22:00

    sul fatto che sepultura e pantera fossero una “porta” sull’estremo concordo pienamente: da lì cominciò la scoperta di altri generi e altri gruppi, in una ricerca che poi ha riportato a chi ha strappato il mio velo di maya del metal.
    su chaos ad non condivido il parere, ma mi rendo conto che i miei 13 anni hanno contribuito a farsi creare un gusto influenzato: erano gli anni in cui il metal si imbastardiva con venature sempre più hardcore, fino al rap e altro (i biohazard spinti come i sepultua su headbangers ball, i fear factory, i korn, ratm, neurosis, ecc).
    certo capisco la delusione di chi ha vissuto la crescita dei sepultura da schizophrenia fino ad arise, ma dire che chaos ad sia una ciofeca non gli rende giustizia (quando sento refuse/resiste mi fomento come la prima volta che vidi il video e credo che capiti a molti ancora).
    Pur avendo ascoltato fino allo sfinimento anche arise, oggi se voglio sentire i sep metto su chaos ad e me lo gusto dall’inizio alla fine.
    è vero, chaos ad è stato l’inizio della fine (a partire da kaiowas, primo esperimento con gli indigeni, ma a sto giro è ascoltabile): per me è stato, ripeto, la porta verso altro, sia esso metal estremo tout court (death, brutal, black, grind) che sonorità più street (hardcore, nu metal, industrial, ecc).
    ps roots? non si sono sciolti dopo chaos ad?

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  10. 26 febbraio 2016 23:28

    Grande Messicà.
    Il disco che ha ammazzato il thrash metal.
    Insieme ai pantera più groovy, ma è una cosa che non si dice perchè sennò arrivano le minacce di stupro a mia madre

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  11. 27 febbraio 2016 00:01

    La vera causa del decadimento dei Sepultura è stato il tentativo fallimentare di onorare farlocche origini brasiliane anziché le autentiche radici Gaetane

    Liked by 2 people

  12. weareblind permalink
    27 febbraio 2016 07:53

    Devo dire completamente d’accordo.

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  13. Luca permalink
    28 febbraio 2016 01:18

    concordo con chi sostiene che la “svolta tribale” sia 90% paraculaggine commerciale e 10% convinzione. “Roots” mi ha annoiato a morte entrambe le volte che l’ho ascoltato interamente, anche se 2-3 pezzi all’epoca mi piacevano (quelli senza i triccheballacche di turno). Certo che dopo han fatto pure di peggio, prendendosi come cantante l’unico africano gigante praticamente afono esistente al mondo.

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