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Vademecum per superare un rigido inverno senza perdersi neanche un concerto

8 novembre 2017

In età adolescenziale ero già metallaro, infervorato per i Sepultura, e in preda alla mia missione di dimostrare invano al mondo che Schizophrenia fosse il loro album più ispirato. Il venerdì o sabato sera, di rito, mi spingevo in qualunque stagione a fare lunghe code fuori dai locali che sostenevano una solida programmazione metal, collocandomi fisicamente a pochi passi dagli idoli. Ricordo ancora di avere cantato dal microfono di Flegias un intero ritornello di Flame Of Malignance e che la cosa da una parte mi fece stare benissimo, ma dall’altra mi rimediò la febbre alta. La mia alterazione piretico-corporea non fu propriamente una colpa dei Necrodeath, bensì del mio fisico smagrito e non sufficientemente pronto a un inverno rigido come quello. Vedrò quel gruppo dal vivo cinque o sei volte in vita mia, ma mai più soffrirò il freddo come allora – nonostante il chiodo ed un abbigliamento consono alla situazione. Ero sottopeso di qualche chilo e continuando così avrei rischiato, come metallaro, di perdermi le ghiotte date della incombente stagione concertistica invernale.

“Cresci, ragazzo, e cambia la canotta”

A distanza di oltre quindici anni potrei dire ai più giovani di voi – ma l’ultimo metallaro under 18 che ho visto era a un concerto dei Tygers Of Pan Tang e inizialmente ho pensato a un ologramma, messo lì appositamente per confondermi – di rafforzare in primis le difese immunitarie: una pianta originaria del Nord America e chiamata echinacea potrebbe fare al caso vostro, mentre le api avranno depositato sufficiente propoli per riempire i vostri armadietti farmaceutici. Ma non sottovalutate l’alimentazione, preferendo cibi contenenti forti antiossidanti naturali come il cavolfiore, antibatterici come la curcuma, e ricchi di vitamine come la zucca gialla, la verza o la barbabietola.

Oppure potete dare retta a me.

Come ci insegna Jon Nodtveidt, non è obbligatorio campare troppo, soprattutto in virtù del sovrappopolamento e di un sistema pensionistico odierno che ci costringerà a godere di una torbida vecchiaia di merda, fatta di certificati INPS e malattie non riconosciute come professionali. Fra l’uovo e la gallina, uno come Horgh sceglierebbe per voi il primo e vi direbbe che se volete assistere a tutti i concerti previsti da novembre a marzo, senza neanche porvi il problema della sciocca coda al guardaroba per custodire il costoso parka, avete un’ unica soluzione da adottare: farvi il fisico. Non sono mai andato in palestra in vita mia, se non da ragazzino per motivi ortopedici a causa di una leggera scoliosi: quello a cui accenno è piuttosto l’accumulo sistematico di sufficiente grasso – pratica che molti animali attuano in natura, senza essere per questo giudicati dalle consorti – al fine di attutire gli effetti dell’esposizione agli agenti atmosferici esterni, che in inverno saranno tutt’altro che gentili con voi nonostante siate dei duri che ascoltano i Sarcofago. 

“Mamma, papà: se guarisco posso andare a vedere i Forgotten Tomb?”

Sono nato in Toscana, e la nostra cucina è rinomata per avere dato luce a piatti come la ribollita, il cacciucco o la Bistecca alla Fiorentina (che scriverò maiuscolo e in grassetto per motivi di rispetto e devozione nei Suoi Riguardi). Siamo inoltre celebri per rotolarci sovente fra le frattaglie e per amare piatti come il Cibreo – una vera ghiottoneria da maiali – ma anche cose più salutari come tutto quello che proviene dai tratti di stomaco bovino, vedi il lampredotto (dall’abomaso) o la trippa. Ci sono infine anche delle vere e proprie chicche, come la poppa e la matrice.

Due parole su quest’ultima. La matrice altro non è che la vagina della vacca, bollita. Se in passato vi siete domandati cosa cazzo succedesse di preciso nei paesini intorno a Firenze, quando il Pacciani – col Lotti e il Vanni – spedivano in giro per il Centro Italia parti pubiche come fossero una succursale di Amazon, la risposta sta nella matrice. Noi si mangia la fica della mucca e si ascolta il death metal, chiaro? Ma quelle cose adesso non vi servono: tutt’al più al momento opportuno prenoterete un bed & breakfast e vi vedrete San Gimignano e Volterra, parcheggiando a pagamento a qualche chilometro dalle fotografatissime cinta murarie esterne. Adesso è ora di andare ai concerti metal, e l’Hellfest è lontano!

Anthems to lampredotto at dusk

A FINE DAY TO DIE

La semplice ricetta che vi consiglierò oggi consiste nell’ aggiunta di proteine alle proteine, per essere certi di non togliere nulla al vostro fabbisogno giornaliero, ingrassare, e sentirvi protetti.

Ingredienti:
-Un hamburger
-Olio, sale, pepe
-Un uovo
-Pancetta a fette

Dopo avere aggiunto un fondo di olio alla padella – possibilmente antiaderente – lo porteremo a temperatura e metteremo a cuocere l’hamburger, o svizzera secondo i dettami toscani. In una griglia la cuoceremo fino a che avrà espulso il grosso dei succhi, e così verrà prediletta una cottura leggermente al sangue. Ma noi useremo l’olio, perché non è salubre e contiene i grassi saturi necessari al completamento della vostra missione. Girata due volte per lato, la svizzera sarà condita con il sale e una volta constatata la giusta colorazione (quella della copertina di Death Magic Doom dei Candlemass è ideale) andremo ad aggiungere l’uovo sulla sua parte superiore.

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È importante eliminare una parte dell’albume ed utilizzare il ricco tuorlo per effettuare questa guarnizione proteica. Il coinvolgimento di questo ingrediente di origini anali è una scelta assai ponderata, nel dubbio che le carni surgelate degli hamburger di produzione industriale possano fornire al vostro organismo meno proteine di quelli fatti con la macinata della nonna. Meglio abbondare, no? A questo punto, cotto l’uovo – ma senza esagerare, sfioratelo con la punta di una forchetta per rendervene conto – lo decoreremo con del pepe nero per poi aggiungere una sottile fetta di pancetta, precedentemente passata in olio nella padella che verrà sfruttata per cuocere la svizzera.

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Perché questo? Per il semplice fatto che i grassi perduti dal maiale finiranno nelle carni bovine, rilasciando in voi le endorfine come fa A Subtle Induction una volta che siete giunti al termine di Time Does Not Heal. Una volta depositato il tutto in un capiente piatto, avremo cura di rompere il tuorlo dell’uovo per irrigare le sottostanti carni affinché esse assurgano alla funzione che normalmente è dei carboidrati e del pane, cioè quella di inzuppare.

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Se sopravviverete a tutto questo, vi presenterete alla primavera gonfi come Chuck Billy dei Testament, ed a quel punto dovrete rivolgervi davvero a qualcuno; ma sono sicuro che nulla avrà nel frattempo scalfito la vostra insaziabile sete di concerti metal. L’estetica ne gioverà, e se abbinerete il tutto ad una buona Lagerbier aiuterete ulteriormente l’organismo a non bruciare i copiosi grassi contenuti nel nostro piatto: egli darà precedenza allo smaltimento dell’alcool e vi porterà a un addizionale aumento di peso e gonfiore. Mai più mingherlini con Metal Skunk, per la vostra salute e per un look da veterani del metallo… proprio come Horgh! (Marco Belardi)

7 commenti leave one →
  1. vito lomonaco permalink
    8 novembre 2017 10:47

    cazzo ogni volta che esce qualcosa di vostro devo leggervi con il rischio di essere licenziato, vabbe’ conservatemi un pasto caldo.amen!

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  2. 8 novembre 2017 11:10

    >l’ultimo metallaro under 18 che ho visto era a un concerto dei Tygers Of Pan Tang e inizialmente ho pensato a un ologramma, messo lì appositamente per confondermi

    Eh, ci ho fatto caso pure io alla data di Roma. Mai visto un così evidente scarto nella differenza d’età della popolazione nel locale.

    Intendiamoci, ai miei tempi già c’erano i defender over 50 col battle jacket che si gustavano il concerto un po’ in disparte, lasciando a noi giovincelli casinisti il privilegio di godere del nostro virgine corpo nel pogo selvaggio. Ma se non altro era ravvedibile la distribuzione tutto sommato uniforme tra ventenni, trentenni e 50 enni.

    Mo’ ci sono solo over 35 e divisioni giovanili. In mezzo scorre il fiume. E soprattutto, sti giovani, li becchi ai Tygers, non ai Grave Digger. Cioè, cannano i big per i cvlt. Boh.

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  3. Cure_Eclipse permalink
    8 novembre 2017 11:20

    Anche da me (Marche) si chiama rigorosamente svizzera. L’hamburger lasciamolo ai MerDonald!

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  4. Fabri - Dr.X permalink
    8 novembre 2017 11:36

    hahaha grande, mi ci sono ritrovato in tante cose, pur essendo lombardo (culinarie e non).E si, è triste, di metallari anche sotto i 30 se ne vedono pochi, troppa merda come fedez e co in giro

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  5. weareblind permalink
    8 novembre 2017 20:36

    Ottimo come al solito. Sabato ero a Firenze, prode partecipante del raduno Amici Miei. Pranzato alla trattoria da Mario vicino al mercato, tutta roba tipica, arista, brasato speziato. La sera allo Yab, fegatini all’aretina, sformato, fino a profusione della Tognazza2.

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    • fredrik permalink
      12 novembre 2017 01:05

      Buono da Mario! Anche da Picchi si mangia bene, al netto del personaggio (a me sta simpatico, ad altri magari no). comunque vi ho pensati tutti lo scorso giovedì (evento mondano di cui dovevo trarre immagini per i posteri). Carne cruda alle 10 di mattina, lampredotto alle 11, ogni cosa mi venisse offerta fino alle 17. Credo di concludere sparandomi una decina di cioccolatini 85% da venchi, ma poi passo di fronte al baracchino degli arrosticini e non so come me ne sparo altri cinque.

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