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TESTAMENT – Brotherhood Of The Snake

24 ottobre 2016

testament_-_the_brotherhood_of_the_snake_2016La canzone più figa è sicuramente Canna Business, non fosse altro per il testo che mi ha fatto un sacco pensare a Ciccio e a tutti voialtri accannati lì fuori. Musicalmente parlando, è un bel pezzo veloce con un’eccellente prestazione di Chuck Billy dietro al microfono. In generale, le prestazioni dei singoli non si discutono, da Gene Hoglan a Steve Di Giorgio, passando per Alex Skolnick e ovviamente Eric Peterson: il disco è suonato benissimo e con tanto mestiere. La produzione è pure discreta, non troppo Nuclear Blast nonostante tutto. E allora? Allora boh? Brotherood Of The Snake non è brutto, intendiamoci, però manco è bello, e si piazza sicuramente parecchie spanne sotto il precedente Dark Roots Of The Earth. Si lascia ascoltare, ma nulla di più.

Oltre a Canna Business, i pezzi migliori sono proprio quelli usciti come singoli su youtube, ovvero The Brotherhood Of The Snake (che a qualcuno, tra cui Ciccio, non è piaciuta mentre a me molto) e Stronghold. Insomma, quelli della Nuclear Blast ci hanno visto giusto, perché poi il resto è un mélange (come sono raffinato) di pezzi, anche mediamente veloci (il che è sempre cosa buona), che però scorrono uno dietro l’altro senza lasciare particolarmente il segno, tipo Centuries Of Suffering (carina), Neptune’s Spear (carina pure questa, anche se l’assolo mezzo neoclassico di Skolnick non solo non c’entra nulla ma non è manco tutta ‘sta figata, onestamente),  Born In A Rut (pessima) e via dicendo.

Non so se il problema sia da ricercarsi in una certa dose di stanchezza accumulata tra Dark Roots Of The Earth e questo disco. Potrebbe anche essere, se non fosse però che Dark Roots è uscito nel 2012, cioè la bellezza di quattro anni fa. Mica uno o due. Secondo me il punto è che quando il compositore di un gruppo è principalmente, se non esclusivamente, uno, nella fattispecie Eric Peterson, ci sono giocoforza alti e bassi nella produzione discografica. È inevitabile. Mettici che alla fine i Testament attualmente hanno una formazione composta per i tre quinti da session men (ci metto pure Skolnick che, in barba a quanto dichiara, alla fine lo sanno pure i sassi che è rientrato nel gruppo più per ragioni finanziarie che per altro), mettici pure che comporre per obbligo contrattuale non dev’essere affatto facile, la conclusione è che ‘sto Brotherhood Of The Snake non è il massimo e difficilmente avrebbe potuto essere diversamente. Vale la pena ascoltarlo, sono pur sempre i Testament, ma non è proprio l’album thrash di questo 2016. Eh no. (Cesare Carrozzi)

 

10 commenti leave one →
  1. fredrik permalink
    24 ottobre 2016 21:24

    io spero di ascoltarlo a breve e di avere la opportuna lucidità per coglierne i punti deboli (ebbene sì, sono un fanboy dei testament).

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  2. Stefano Paladini permalink
    25 ottobre 2016 20:54

    l’avevo intuito già dai pezzi in anteprima..dei pompatissimi agglomerati di uovo cosmico, tanto mestiere ma niente di più. per carità, va benissimo il mestiere fatto bene(e qui è fatto molto bene) specie se si parla di gente che sta sulle scene da 30 anni, ma decisamente preferisco spendere i miei soldi per qualcosa di più attizzante

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  3. Cure_Eclipse permalink
    1 novembre 2016 10:04

    Discreto, nulla più. C’è qualche riff azzeccato qua e là, alcuni pezzi hanno un bel tiro ma altri sono insulsi o peggio urticanti (e su questo concordo a proposito di “Born in a rut”, fa proprio schifo). Diciamo che dopo la doppietta Formation-Dark Roots un calo ci può anche stare, un po’ come è successo agli Exodus (Blood In Blood Out non vale un’unghia di nessuno dei 4 precedenti).

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  4. Nicolas permalink
    1 novembre 2016 11:32

    Quale sarebbe l’album thrash di questo 2016? Che me lo vado a comprare al posto di Brotherhood…

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    • 1 novembre 2016 18:22

      Death Angel, Exumer e Paradox hanno pubblicato tutti dischi magari non epocali ma, per me, migliori di ‘Brotherhood’. Aspettiamo gli Overkill…

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      • Vanni Fucci permalink
        5 novembre 2016 15:44

        Beh il nuovo Vektor è tanta roba anche se la voce mi lascia sempre un po’ perplesso.
        Restando in ambito un po’ più classico il nuovo Flotsam & Jetsam è bello pure.

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      • 2 dicembre 2016 12:04

        Secondo me Exumer disco thrash dell’anno.

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