Il SanreMetal 2020 l’hanno vinto i FUROR GALLICO

La quarta edizione del festival di SanreMETAL si è conclusa, e hanno vinto, a sorpresa, contro ogni pronostico, alla loro prima partecipazione, i Furor Gallico. Invasione di campo, strombazzamenti. Vittoria meritata: Canto d’Inverno è una ballad folkeggiante tenera ed orecchiabile, su sfondo innevato, chissà dove, e con un testo che sembra partorito dalla mente del cosplayer ufficiale di Gandalf il Grigio.

Ma andiamo con ordine: Sapete cos’è il Sanremetal? No? Benissimo, facciamo retromarcia.

Il Sanremetal, nato nel 2017 dalla mente malaticcia del sottoscritto, è un evento che si svolge in contemporanea col Sanremo QUELLO VERO, e che quest’anno ha avuto luogo oltre che, come da tradizione, sul mio profilo facebook, anche su quello della mia cara amica Chiara (tra l’altro moglie della nuova autorevole firma di Metal Skunk, il maresciallo Maurizio Diaz).

Evento che consiste fondamentalmente nel postare in bacheca quelli che a nostro giudizio (mio, di Chiara e della giuria interna… sì, abbiamo anche la giuria interna… Ah! E una playlist su Spotify, quanto semo fighi!) sono i brani metal più melodici, mielosi, ruffiani, easy listening, stupidini, in altre parole SANREMESI di sempre, accompagnando il tutto con delle descrizioni divertenti inventate. Poi la giuria vota e si elegge un vincitore finale.

Ma ripercorriamo un po’ la storia. La storia vecchia, recente e recentissima.

Eluveitie

La prima edizione del Sanremetal, quella del 2017, la vinsero (con pochissimi voti di scarto, se la memoria non mi inganna) gli Eluveitie, col brano The Call of the Mountains; un brano dalle melodie celticheggianti ma talmente pop e scontato nella sua struttura e nelle sue intenzioni che potete trovarlo al supermercato ancora oggi, vicino alle casse, tra le pile stilo e i kinder bueno. 

La seconda edizione (2018) se l’aggiudicarono invece i calienti Mago de Oz, con La Rosa de los Vientos, una miagolata spagnoleggiante senza ritegno, terrificante quasi quanto il suo video.

L’anno scorso fu la volta dei Frozen Crown: I am the Tyrant, il brano che gli valse il titolo, è la perfetta colonna sonora di una serata passata a riordinare i cofanetti da 8 dvd di Game of Thrones e del Signore degli Anelli negli scaffalini del mobile sotto la tv.

Ma veniamo alla cronaca odierna. Quest’anno il Sanremetal è stato davvero emozionante e appagante; emozionante non so dirvi bene perché, ma appagante perché, a differenza degli altri anni, i brani in gara di quest’edizione sono stati selezionati dopo mesi di duro lavoro, scandagliando gli abissi di internet, di youtube e dei vari social media quasi quotidianamente.

Furor Gallico

Quest’edizione, come ho già detto, è stata l’edizione dei Furor Gallico; premiati per il coraggioso testo (peraltro interamente in lingua italica) e per i ricordi affettivi che scaturisce; legati ai festival estivi del passato, dove si grigliava alla grande e al contempo si fantasticava su lontani regni fiabeschi. Ma parlare solo di loro sarebbe terribilmente riduttivo.

Sì, perché quest’edizione è stata anche l’edizione di Moonglow degli Avantasia, una cannonata pop anni ’80 talmente dirompente che, se non rientrasse per qualche motivo assurdo nel power metal, starebbe in cima alle classifiche da qui all’eternità. Un duetto devastante, Tobias Sammet e la bella Candice Night (della serie “Albano e Romina scansatevi proprio”), e un ritornello accattivante, perfetto per le vostre docce aromatizzate al chiaro di luna.

Ma quest’edizione è stata anche l’edizione dei tamarrissimi e sgraziati Follow the Cipher, e della loro I Revive: un misto fra eurodance burina primi anni 2000 e, boh, le peggiori ultime cose degli ultimi Nightwish, con qualche schitarrata in più, forse.

Ed è stata anche l’edizione dei Vision of Atlantis, band franco-italo-austriaca, che col loro power metal europeista extra extra light (perché tocca stare attenti a non sforare i bilanci) hanno incantato i parlamentari moderati di questa parte del mondo.

Ancient Bards

È stata l’edizione degli Ancient Bards, dalla terra de I Vitelloni, e della loro Light, colonna sonora Disney definitiva: dolce, intimista, ricca di pathos, innamorata nel ritornello (a mio avviso LEGGERMENTE scopiazzato) quanto lacrimosa nei suoi controcanti, impossibile non piangere. 

Insomma, un’edizione che non ha lasciato scontento nessuno dei nostri sei spettatori. Purtroppo per voi, amici lettori, il Sanremetal piace da sempre tanto ai due amministratori del blog Ciccio Russo e Roberto Bargone, e credo che presto avrà Metal Skunk come palcoscenico ufficiale. Potrete televotare, commentare, lanciare pomodori. Non è meraviglioso?

La ministra grillina Fabiana Dadone ha detto: “Avrei seguito il festival di Sanremo se fosse stato metal”. Beh, onorevole Dadone, mi dispiace che lei non fosse conoscenza della nostra creatura, ma può sempre rifarsi l’anno prossimo!

(Gabriele Traversa)

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