Vai al contenuto

Il nuovo AVANTASIA è molto carino (non sto scherzando)

14 marzo 2019

L’ultimo disco degli Avantasia che ho ascoltato prima di questo fu il doppio Angel of Babylon/The Wicked Symphony, del 2010. Un lavoro decisamente troppo lungo e dispersivo, ma che al suo interno conteneva delle vere gemme; per qualche motivo, però, non mi venne per nulla voglia di sentire i successivi, anche probabilmente a causa delle infauste scelte per i videoclip, che avevano il potere di spezzare qualsivoglia entusiasmo. Così lasciai al temibile Carrozzi l’onere di occuparsi del successivo The Mystery of Time del 2013, e non mi feci avanti neanche quando, nel 2016, nessuno volle scrivere di Ghostlights. L’unico motivo per cui mi sono approcciato al presente Moonglow è stato un messaggio del mio amico del cuore Fabbio, l’azzeccagarbugli cosentino con la passione per il metallo e i frati minori che urlano cori da stadio nel megafono la domenica pomeriggio.

Il nuovo Avantasia è un disco della madonna. È la cosa migliore fatta da Sammet da secoli”, recitava il messaggio. Fabbio è uno di manica larghissima, quindi ho iniziato ad ascoltare Moonglow con un po’ di scetticismo, con il telefono pronto nella mano destra per mandargli un messaggio vocale di insulti. E invece stavolta aveva proprio ragione l’avvocato del metallo: non è che sia letteralmente un disco della madonna, però è carino davvero, e ha dei momenti che ti prendono benissimo. Gli scrivo: “Hai ragione, è proprio carino. Ma gli altri prima li hai sentiti? Io sono fermo al 2010”, e lui risponde: “Non ti sei perso niente”. Cazzo, se non piacciono nemmeno a lui devono fare proprio schifo. Quindi il ripasso dei precedenti due album a nome Avantasia è quantomeno rimandato: concentriamoci sul solo Moonglow.

Che cresce tantissimo con gli ascolti, peraltro. Del resto è normale che il primo impatto lasci disorientati: dodici pezzi, settanta minuti, la solita carrettata di ospiti alla voce e una varietà di stili che ben si intona con l’impostazione da rock opera intrinseca al progetto. Non ho idea di cosa tratti il concept, dato che per quello sono rimasto fermo addirittura al secondo album, ma – qualunque personaggio e qualunque storia portino avanti – qui dentro ci sono prestazioni maiuscole da parte di gente come Hansi Kursch, Jorn Lande, Geoff Tate e Bob Catley, oltre all’immancabile Michael Kiske in Requiem for a Dream, il pezzo più classicamente power del disco. Completano il circo Candice Night nell’eponima traccia, scelta come singolo nonostante sia una canzoncina pop-rock che ha poco a che vedere col resto del disco; poi Eric Martin in una tremenda cover di Maniac, il tema di Flashdance (già coverizzata dai tamarrissimi Mystic Prophecy); infine Ronnie Atkins dei Pretty Maids e persino Mille Petrozza, che già aveva duettato con Sammet nell’opener di Hellfire Club, uno dei migliori dischi degli Edguy – nonché, probabilmente, il loro canto del cigno.

Se siete arrivati fin qui vuol dire che siete potenziali ascoltatori degli Avantasia. Non è scontato, visto che in redazione – a parte io e il solito Carrozzi – preferirebbero farsi sparare in un ginocchio piuttosto che ascoltarlo una volta, e figurarsi venti volte come l’ho ascoltato io. Persino quel pezzo di merda di Marco Belardi, più che disponibile ad ascoltare cose agghiaccianti come i Bring Me the Horizon o l’ultimo In Flames (“solo per poterne parlare male!“, giura lui, ma intanto quelli se li è sentiti e l’ultimo Avantasia no), ecco, persino Belardi non ha alcuna intenzione di dare una chance al povero Sammet. Quindi, visto che a questo punto abbiamo scremato i nemici del power metal operatico e zuccheroso e siamo rimasti noi possenti seguaci dell’acciaio genderfluid, vi consiglio di approcciarvi all’album senza i prevedibili pregiudizi dovuti al fatto che nel recente passato Sammet ha rapidamente bruciato parte del credito guadagnato con la folgorante prima metà della sua carriera. Per qualche motivo stavolta ha imbroccato un album intero, cosa che non accadeva dal succitato Hellfire Club. E inoltre qui c’è un Hansi Kursch ispiratissimo come non lo si sentiva da almeno dieci anni – e ormai per sentire Hansi Kursch ispirato dobbiamo aspettare i dischi degli Avantasia e quello dei Demons & Wizards che dovrebbe uscire a breve. A parte la cover di Maniac, che è una porcata, non c’è un momento in cui ti venga voglia di skippare avanti o togliere il disco dal lettore; e persino la caramellosissima Moonglow, quella con Candice Night, si fa sorprendentemente apprezzare e ti entra in testa come solo le migliori canzoncine da doccia sanno fare. Fidatevi del mio giudizio, e, per una volta, anche di quello dell’ottimo avvocato Fabbio. (barg)

 

4 commenti leave one →
  1. Pesso permalink
    14 marzo 2019 09:38

    A me Ghostlight era piaciuto molto, secondo me un ascolto lo merita. Nel periodo che va dal post Metal Opera ad oggi, Ghostlight è l’unico che ogni tanto riascolto.
    Questo lo ascolterò, senza dubbio

    Mi piace

  2. 14 marzo 2019 10:08

    La domanda che mi sono fatto io dopo 3-4 ascolti è la seguente: ma Moonglow è bello perché è effettivamente un buon disco o perché il 90% di quello che oggi ci viene spacciato come power metal è robaccia da discount slavo (con tutto il rispetto per la Best Brau)?

    Per me sto disco sta rappresentando un faro nel buio quasi totale, ma lo vedo purtroppo come un unicum in un panorama dove l’unz-unz metal di gente come Battle Beast, Beast in Black, Sabaton e Powerwolf la fa da padrone.

    Spero che il pubblico del 31 marzo all’Alcatraz mi dia torto.

    Mi piace

  3. Luigi Kiske Miticocchio permalink
    14 marzo 2019 11:44

    E’ un gran bel disco, più ispirato rispetto a Ghostlight. Sono di parte, ovviamente ma Kiske è sempre mostruoso nelle sue parti vocali e soprattutto, quando Geoff Tate vuol fare il Geoff Tate, non ce n’e per nessuno.
    Mi sento di concordare con Epic, di power metal vero e proprio oramai c’è poco sul mercato.

    Mi piace

  4. Derryl permalink
    19 marzo 2019 13:29

    Chi dice che sia più ispirato di Ghostlights ha dei problemi seri alle orecchie cristo…boh, Ghostlights è letteralmente un capolavoro, canzoni della madonna, un ritornello più bello dell’altro, prestazioni da brivido…questo è carino, ma nulla di neanche lontanamente paragonabile…non so come cazzo si fa a dire che non vale la pena ascoltare Ghostlights

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: