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Avere vent’anni: EDGUY – Theater Of Salvation

23 febbraio 2019

Potreste pensare che ho un problema coi cantanti. In realtà no, o meglio non coi cantanti in particolare, però capirete bene che il ruolo del cantante per la riuscita di un gruppo, per la sua alchimia diciamo, è di fondamentale importanza. Il cantante è quello che fa svoltare delle canzoni che altrimenti sarebbero poco più che merda pressata, quello che rende capolavori dei pezzi solamente buoni e immortali quei quattro accordi che diversamente sarebbero ‘solo’ dei capolavori. È il biglietto da visita del gruppo, in altre parole.

Pensate a come suonerebbero i Judas Priest senza Rob Halford (e, se state ritornando a Jugulator con una lacrimuccia, siete degli intenditori, cari amici), oppure ai Manowar senza Eric Adams o che cazzo ne so, si potrebbero fare miliardi di esempi. Ecco, tra questi provate ad immaginare gli Helloween del periodo dei Keepers senza Michael Kiske: impossibile, no? Certo, ci sono Master Of The Rings e tutti gli album dell’era Deris ma non è proprio la stessa cosa, vero? Sono sempre gli Helloween, come no, ma non sono ‘quegli’ Helloween, quelli è impossibile replicarli, perché tanta è l’importanza di un cantante, in un certo contesto, in un dato periodo storico. È questo è stato Michael Kiske, importantissimo, fondamentale, iconico, tanto da definire un’era e diventare l’archetipo del cantante castrone power metal, quello a cui in seguito si sarebbero ispirati un’infinità di colleghi, seppur con alterne fortune. Uno di questi, quello forse che più ha rischiato il plagio, è Tobias Sammet.

Scrivo di plagio perché Sammet non solo ha provato a rifare il verso a Kiske dietro al microfono, con risultati maldestri, ma ha tentato – invano – di ricreare l’alchimia dei due Keepers nel primi album degli Edguy, diciamo fino a circa metà carriera. Poi si è fortunatamente reso conto dell’inutilità della cosa ed ha aggiustato il tiro, ma questo Theater Of Salvation rientra a pieno titolo nel periodo ‘infusione di zucche’. Ora, capiamoci bene: c’è gente che definisce Theater Of Salvation un capolavoro, o almeno un piccolo gioiello power metal. Tipo, a Trainspotting gli Edguy sono sempre piaciuti moltissimo, non so questo album di preciso ma sicuramente nella loro discografia qualche capolavoro lo conta tranquillamente. Io no, e Sammet stesso mi sta pure piuttosto sul cazzo, avendolo trovato sempre forzato e poco naturale, sia quando canta come canterebbe Kiske con un polipo mortale avvinghiato alle corde vocali, sia nell’approccio divertente e scanzonato (appunto alla Helloween dei tempi che furono) che puzza di sfiga lontano quattromila chilometri.

Detto questo, Theater Of Salvation non è comunque un brutto disco. Ci sono dei pezzi molto carini, tipo Babylon, Wake Up The King, la stessa Theater Of Salvation, o Arrows Fly, che un ascolto lo meritano, o anche un paio. Ma nulla più: gli Edguy non mi sono mai piaciuti troppo e Theater Of Salvation non fa eccezione, ora come vent’anni fa. Al massimo ascolto qualche pezzo un paio di volte, se capita, dopo passo volentieri ad altro. (Cesare Carrozzi)

3 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    23 febbraio 2019 13:42

    Confermo. A parte che nemmeno i due ascolti.

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  2. Fredrik DZ0 permalink
    24 febbraio 2019 17:40

    A me Sammet starebbe pure simpatico… invece, è che a parte Vain Glory Opera il resto della loro discografia è trascurabile. Gli Avantasia invece, da evitare proprio.

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  3. Pepato permalink
    24 febbraio 2019 20:28

    All’epoca, avevo giusto 19 anni, mi era parso una bomba: la crema di tutto il power di quegli anni, cori, velocità, melodie. Non li ho mai amati strumentalmente ma TS era veramente capace di grande espressività, mescolando buone cavalcate power a momenti strappamutande per quattordicenni, e chiamalo scemo. Poi mi sa che io sono cresciuto più in fretta di lui, e oggi mi pare un disco di gran pregio ma un po’ ridicolo. Avantasia è il vero progetto dell’ego di TS, apprezzabile ma molto al di là del confine del pacchiano.

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