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Firepower: un buon disco solista di Halford con un altro logo

15 marzo 2018

Leggo molta gente che, riferendosi a Firepower, lo definisce il disco più aggressivo da Painkiller, o comunque quello uscito meglio dall’anno di grazia millenovecentonovanta. Non sono d’accordo su entrambe le affermazioni, visto che la gente non capisce un cazzo e queste scemenze sono solo l’ennesima dimostrazione di quanto sia purtroppo vera questa costante universale. Anzitutto, l’album più aggressivo da Painkiller è Jugulator (anzi non è proprio “più aggressivo da”, ma “più aggressivo di”), che oltretutto è pure un capolavorone, ma poi, come ebbi modo di scrivere riguardo a Reedemer of Souls, il miglior album dei Judas Priest post-reunion, almeno fino a Firepower, rimane Made of Metal di Halford e non ci sono cazzi di sorta. Il fatto è che buona parte, se non la totalità, dei fresconi che scrivono stupidate a caso sull’internet non ha il cervello tra le orecchie,  altrimenti risulterebbe lampante la somiglianza tra Made of Metal e Firepower, al punto che potrebbe benissimo esser stato lo stesso gruppo ad aver inciso entrambi, a parte qualche dettaglio qui e lì dove ovviamente emergono le diverse personalità dei singoli musicisti. 

Secondo me Halford, coadiuvato da Richie Faulkner, si è occupato quasi totalmente della composizione di Firepower, con giusto un apporto minimale da Tipton (purtroppo malato di Parkinson), che risulta comunque nei crediti di tutti i pezzi. D’altronde anche Made of Metal venne scritto praticamente dal solo Halford, che come compositore va molto forte quando non ha grilli di sorta per la testa (tipo dover suonare per forza moderno o avulso dai Judas Priest – un po’ come capitò a Bruce Dickinson con gli Skunkworks) e quindi risulta creativo come meglio gli riesce, ovvero come uno che ha passato tutta la vita a cantare heavy metal nei Judas Priest: sa fare giusto quello, sa farlo divinamente e sa bene quali corde toccare quando compone. Ed è tanto più evidente quello che scrivo tanto più si ascolta la prestazione vocale di Rob su questo disco, la si confronta prima con quella di Reedemer of Souls e poi con Made of Metal: è evidente che in Reedemer suona forzato e svociato, mentre sia su Firepower che su Made of Metal canta splendidamente, ovviamente senza i picchi vocali di gioventù ma proprio per quello senza affanni o patemi, con una voce matura, decisa, perfettamente a suo agio su tonalità medie o medio-basse con qualche occasionale puntata in alto che abbellisce senza appesantire, insomma come un vero cantante di razza dovrebbe cantare alla soglia dei settant’anni.

Anche la produzione aiuta il disco a suonare molto bene, e pure in questo, secondo me, c’entra la parziale resa per malattia di Glenn Tipton, che ha costretto il gruppo a scegliere dei produttori esterni, ovvero lo storico Tom Allom e, soprattutto, Andy Sneap, che immagino si sia accollato gran parte del lavoro e peraltro li accompagnerà in tour al posto dell’impossibilitato Tipton, rendendo di fatto i Judas Priest una tournée solista di Halford, come già Firepower è un cd degli Halford con un altro logo in copertina, sostanzialmente. Firepower è un gran bella prova ed una splendida sorpresa che non mi aspettavo affatto, vedete un po’ quello che dovete fare e procuratevelo prima di subito. (Cesare Carrozzi)

3 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    15 marzo 2018 21:20

    Molto d’accordo, ma stringi stringi è proprio un bell’album. Già ora nella lista dei migliori 2018.

    Mi piace

Trackbacks

  1. E ora, per cortesia, chiudetela qui. Ancora su Firepower | Metal Skunk
  2. SAXON – Thunderbolt | Metal Skunk

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