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La mensa di Odino #19

11 dicembre 2018

Come è tradizione da fine dell’anno, ci lanciamo in una serie di recuperoni per parlare di quei dischi che la nefasta abitudine alla procrastinazione lascerebbe altrimenti senza spazio su Metal Skunk. In questo caso è prioritario parlare dei POWERWOLF, usciti con The Sacrament of Sin qualche mese fa e non ancora recensiti su queste possenti pagine digitali. In realtà l’album non mi era parso esattamente all’altezza dei due splendidi dischi precedenti, Preachers of the Night e Blessed & Possessed, e quindi inizialmente mi sono detto che magari, con qualche ascolto in più, avrei potuto scoprire qualche sfumatura nascosta. Certo che bisogna essere proprio idioti per immaginare di scoprire sfumature nascoste nei Powerwolf, e infatti il mio giudizio sull’album è grossomodo quello di quando lo ascoltai le prime volte: stilisticamente non sono cambiati di una virgola, ma purtroppo mancano quegli inni da stadio che li hanno resi uno dei gruppi più apprezzati tra quelli usciti negli ultimi anni, quindi power metal tetesco allegro e potente con buona perizia tecnica e molto senso dell’umorismo, e – a parte qualche episodio come Fist by Fist o il singolo Demons are a Girl’s Best Friend – non ci sono pezzi che potranno surclassare i vecchi cavalli di battaglia dal vivo. The Sacrament of Sin non è mai noioso, ma dato che è assolutamente identico agli altri è chiaro che mi verrà voglia di ascoltare di più questi ultimi, che sono usciti meglio. Ovviamente aspettiamo sempre di vederli dal vivo, anche se in questo tour si portano dietro gli imbarazzanti Amaranthe.

A due anni di distanza dal dignitosissimo War Brigade, gli eroi del Sacro Romano Impero MYSTIC PROPHECY hanno ritenuto opportuno registrare un disco di cover scelte completamente a caso. Come saprete, la band tedesca è famosa per essere il corrispettivo musicale di una grigliata di costine di maiale arrostite in low & slow su un carrarmato lasciato arroventare al sole, ed è quindi decisamente spiazzante vederla alle prese con cose tipo Because the Night di Patti Smith, Hot Stuff di Donna Summer e Proud Mary dei Creedence. Quello che un gruppo americano avrebbe fatto con ironia e leggerezza i cinque tamarrissimi crucchi lo interpretano in modo abbastanza serio, in ossequio al distorto senso dell’umorismo tipico dei mangiapatate. Perché in effetti sarebbe anche potuto essere divertente sentirli alle prese con le cover di Mike Oldfield ed Elton John, e mi avrebbe dato occasione di parlare di quei momenti in cui la carne ci mette un po’ a cuocersi e allora i convitati bevono birra per passare il tempo finendo sbronzi ancor prima di togliere le costolette dal fuoco; e invece no, perché in Monuments Uncovered i Mystic Prophecy si mettono davvero d’impegno a rifare pezzi che io sinceramente non pensavo neanche conoscessero, dato che li immagino vivere in una gasthaus in cui le uniche musiche permesse sono il power metal e le canzoni bavaresi con gli jodel, e in cui tutti vestono con i pantaloncini e i calzettoni al ginocchio. Al contrario, a quanto pare conoscono pure le Supremes e, forse ancora più sorprendentemente, sono fan dei Monster Magnet, dato che qua suonano pure una cover di Space Lord. Non si finisce mai di impalare, come diceva sempre Vlad Dracula.

E diamo testimonianza anche del doppio live dei TIERRA SANTA, gruppo non finito benissimo ma i cui esordi sono quantomai sottovalutati. In Gillman Fest, registrato in Venezuela, possiamo avere una prova pratica della soprascritta affermazione osservando il nostro ditino skippare automaticamente i pezzi degli ultimi dischi per soffermarsi sulle splendide Juana de Arco, Tierras de Leyenda, Legendario, La Sombra de la Bestia o Neron. I cinque spagnoli ormai suonano parecchio leggerini, tanto che antiche bordate speed come Indomable o Alas de Fuego vengono riprodotte come l’equivalente di un Lego Movie. Avete presente: prima fanno la trilogia del Cavaliere Oscuro, e poi fanno Lego Batman; è più o meno questo il rapporto tra l’attitudine vecchia dei Tierra Santa e quella nuova. Ma Gillman Fest farebbe comunque la sua figura in un’ipotetica radio rock spagnola, e nonostante tutto è comunque meglio dell’incomprensibile tamarrissimo disco di cover dei Mystic Prophecy.

Per concludere, sappiate che è uscito un nuovo EP degli ALUNAH, il primo con la nuova cantante, Sian Greenaway, che sostituisce la storica Sophie Day che ora mi figuro datasi completamente alle fantasticherie Wicca e conseguentemente trasferitasi in un bosco a sacrificare scoiattoli alla grande dea madre delle streghe e dei folletti. Amber & Gold ha solo due veri e propri pezzi inediti, con la scaletta completata da un’intro e una cover di Wicked Game di Chris Isaak. Il primo pezzo eponimo merita abbastanza, essendo un classico pezzo sabbathiano tipico della band inglese con un riff decisamente ficcante che però si perde un po’ verso la fine. Non male anche la successiva Awn, ma a questo punto è chiaro che bisognerà aspettare l’album prima di poter dare giudizi più certi sul nuovo corso degli Alunah, sperando che riesca a replicare il precedente Solennial. (barg)

8 commenti leave one →
  1. Cattivone permalink
    11 dicembre 2018 12:17

    Non è male l’ultimo Powerwolf, alla fine e come dici tu: si lascia ascoltare esattamente cone gli altri ed in più ha quei 2-3 pezzi coi coretti che live gasano tantissimo.
    Dopo averli visti dal vivo un mese fa confermo sia il loro stato di forma sia che gli Amaranthe non si possono sentire, ma grazie alla tua recensione ho riso da solo come un coglione per tutta la durata della loro [lunghissima ed estenuante] esibizione.

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  2. weareblind permalink
    11 dicembre 2018 15:08

    Ottima recensione. Non conoscevo le cover, vado a recuperare.

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  3. 11 dicembre 2018 15:24

    Ma, e i Virgin Steele?

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