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La mensa di Odino #16: PILLORIAN, ALUNAH, PALLBEARER

15 dicembre 2017


Ci ho messo un bel po’ a scrivere qualcosa su Obsidian Arc, il debutto dei PILLORIAN, nuova band di John Haughm degli Agalloch. Il motivo è semplice: mi scervellavo cercando di scrivere qualcosa di brillante, visto che gli Agalloch (fino ad Ashes Against the Grain) sono uno dei miei gruppi preferiti. I Pillorian infatti ne erano stati presentati come gli eredi designati, per ovvi motivi di stile e di ispirazione: Obsidian Arc dovrebbe suonare infatti come un ritorno alle origini nelle intenzioni del musicista di Portland, che nell’evoluzione della band principale era arrivato ad addentrarsi nei territori del post-black quando non proprio del post-metal e del post-rock. Le cose non stanno esattamente in questo modo, però: gli Agalloch infatti non hanno mai suonato così, neanche agli esordi; qui si ha un black metal sì melodico, sì cascadico, ma piuttosto lineare e monodimensionale, certo evocativo come è nelle corde di Haughm ma senza mai raggiungere l’ampiezza di respiro e la profondità di Pale Folklore. Paradossalmente, anzi, Obsidian Arc è più che altro una specie di naturale prosieguo di Marrow of the Spirit e The Serpent & The Sphere, ultimi due album della band dell’Oregon, che avevano quasi eliminato ogni aspetto evolutivo raggiunto nel corso degli anni in favore di un black melodico peculiare ma non troppo, diciamo così. Ed è per tutte queste ragioni che non ero riuscito a scrivere nulla di brillante: perché non c’è effettivamente nulla di brillante da scrivere su Obsidian Arc, in definitiva un buonissimo disco con dei momenti eccezionali come The Vestige of Thorns, ottimo per molcere la malinconia per lo scioglimento degli Agalloch ma che non può, davvero, essere considerato come l’erede spirituale di questi ultimi.

Il graditissimo ritorno degli ALUNAH si chiama Solennial, ed è il quarto lavoro in sette anni. Rispetto allo splendido Awakening The Forest la band di Birmingham si è spostata su territori meno evocativi, rendendosi in linea generale più orecchiabile. All’inizio la cosa mi aveva spiazzato, ma con il passare degli ascolti ho iniziato ad apprezzare la svolta; non che si parli di un cambio drastico, sia chiaro, ma è sempre straniante quando un gruppo così caratterizzato su certe atmosfere ritorna nel mondo reale. La loro raison d’etre è sempre fondata sul doom settantiano di stampo stregonesco, diciamo così, ma in pezzi come Feast of Torches e Lugh’s Assembly le melodie si fanno più tipicamente inglesi, tanto che con un arrangiamento diverso potrebbero entrare benissimo in un album britpop; da certi punti di vista potrei associarli agli ottimi Black Moth, di cui serbiamo un ottimo ricordo. Solennial è un disco molto omogeneo, senza particolari picchi né pecche, tranne la superflua cover di A Forest dei Cure posta in chiusura, una canzone che per quanto mi riguarda non vale più la pena di coverizzare dopo la fantastica versione dei Carpathian Forest di ormai vent’anni fa. Il futuro degli Alunah sembra comunque molto enigmatico, dato che subito dopo l’uscita del presente album la storica cantante Sophie Day è stata estromessa a favore di tale Sian Greenaway; considerato che la vecchia vocalist era una fissata col Wicca, l’Asatru, la stregoneria e tutta quella paccottiglia new age (come si può vedere dal video qui sotto), resta da vedere se la loro anima occulta rimarrà in primo piano oppure se le melodie mondane prenderanno il sopravvento. In ogni caso, i quattro inglesi sembrano essere capaci di cavarsela in entrambi i contesti.

Come per gli Alunah, anche per i PALLBEARER il primo impatto col nuovo album non è stato dei migliori. Le motivazioni sono però opposte: se gli Alunah si sono lievemente normalizzati, per così dire, i quattro fattoni dell’Arkansas hanno invece reso la propria musica più criptica, con ritmi sommessi, rallentati e meno basati sul gusto del riff rispetto al passato. Però anche qui, dopo una ventina di ascolti, sono abbastanza sicuro di poter dire che Heartless, loro terzo lavoro, è un gran disco. Non al livello degli altri due meravigliosi Sorrow and Extinction e Foundations of Burden, ma ci sapremo accontentare. In cabina di regia non c’è più Billy Anderson (tra gli altri Neurosis, Agalloch, Swans e Brutal Truth), e si sente: i Pallbearer hanno scelto la via dell’autoproduzione, con tutto ciò che comporta, e le velleità vagamente prog di certi passaggi forse risentono della poca esperienza dietro al mixer. Il nome che però ritorna più alla mente ascoltando Heartless è quello dei Paradise Lost, e più nello specifico di Greg Mackintosh, senza il quale di sicuro il chitarrista Devin Holt non suonerebbe allo stesso modo. Heartless soffre quindi di una resa sonora non sempre all’altezza, che spesso spezza le gambe all’ampiezza di respiro dell’album, ma è davvero pieno di ottimi spunti, e lascia comunque ottime speranze per il futuro della band di Little Rock. Chi non li conosce guardi il video qui sotto e rimarrà folgorato. (barg)

6 commenti leave one →
  1. Fanta permalink
    15 dicembre 2017 11:54

    Concordo sulla debolezza della produzione di Heartless, ma reputo il disco di altissimo livello, anche meglio del precedente. A Plea for Understanding è un pezzo che da solo vale discografie random di band più celebrate. La cosa che colpisce dei Pallbearer è anche un’altra: musicalmente si fatica a trovare riferimenti vicini. E in un contesto così preciso, come quello del doom “classico”, è un grande merito. Solo dal punto di vista dello stile vocale (non della timbrica), rintraccio similitudini con il cantante dei (grandissimi) Warning.
    A proposito, se non li conoscete, recuperate Watching from a distance, ne vale veramente la pena.
    Altri due dischi di doom classico che quest’anno ho apprezzato molto:
    Sorcerer e Doomsday Kingdom.

    Piace a 1 persona

  2. Supermariolino permalink
    26 dicembre 2017 00:21

    Su Doomsday Kingdom d’accordissimo.

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  3. Supermariolino permalink
    26 dicembre 2017 00:24

    Anche l’ultimo degli Avatarium non mi è dispiaciuto. A quando una loro recensione?

    Mi piace

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