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Tobias Sammet’s AVANTASIA – The Mystery Of Time (Nuclear Blast)

16 aprile 2013

nullTobias Sammet per la verità m’è sempre stato un filo sulle palle. Nulla di particolare, ma sapete quando una persona ti sta antipatica a pelle, no? Che poi non so se è questo il motivo per il quale quasi tutto quello partorito da sto Kiske wannabe più o meno  mi fa cagare salmone selvaggio (probabile). Non che abbia poi ascoltato tutto, specie degli Avantasia, che poi sarebbero a tutti gli effetti il progetto solista del nostro. Fatta questa doverosa premessa, immaginate il mio entusiasmo nell’ascoltare l’ultimo dei suddetti. E invece no. E’ un disco più che gradevole, e con calma ci arriviamo.

Credo che il mio problema con Tobias sia stato, per assurdo, il suo sviscerato amore per gli Helloween del periodo dei Keepers (che peraltro condivido),  sfociato però nel maldestro tentativo di emulazione sia di quell’attitudine scanzonata di Kai Hansen e soci (un po’ forzato a volte), sia, con conseguenze ben gravi per i miei padiglioni auricolari, della voce di Michael Kiske che, purtroppo per lui, è sempre rimasta ben oltre le sue più rosee speranze, pure adesso che vocalmente ha fatto qualche passo avanti e Kiske comunque non è più il ventenne di un tempo (avendo peraltro buttato alle ortiche alla cazzo di cane, Kiske dico, forse gli anni d’oro della sua carriera. Che spreco. Vabbè).

E insomma gli Edguy dei primi anni non è che mi abbiano mai acchiappato più di tanto. Che poi mi capitò anche di vederli dal vivo qualcosa come millemila anni fa di spalla ai Gamma Ray e, se non ricordo male, con gli Steel Prophet come gruppo d’apertura. Chissà se esistono ancora gli Steel Prophet. E  niente, attaccano e dopo un paio di pezzi Sammet, gigionando col pubblico, se n’esce con qualcosa tipo che aveva imparato delle cose in italiano e che una di queste era : “Vorruei metervi una mela nel setere.” la quale, insomma, non fu accolta benissimo dagli astanti, come comprensibile (che poi oddio, la cosa dell’omosessualità dell’ascoltatore medio di power metal è più una leggenda metropolitana che altro, diciamo. Cioè, boh).  Ma più che altro sembrò che la mela nel sedere ce l’avesse lui, considerato come cantò. Perché, vedete, non è che non ci si metta d’impegno e glielo riconosco. Tobias è uno che si sbatte, gli piace quello che fa, ci crede, ed entro certi limiti gli viene pure discretamente bene, tant’è che essere praticamente l’unico autore dei dischi degli Edguy e di buona parte di quelli degli Avantasia non è merito da poco, specie nel caso degli Avantasia dove s’è trovato a reclutare, oltre che a gestire, un notevole numero di comparse, tra cantanti e musicame assortito. 

tobias sammet avantasia live

Ed infatti, guarda caso, alla fine proprio perché nei dischi degli Avantasia Tobias si ricava un posto tutto sommato marginale il risultato è, almeno per me, migliore che nel caso degli Edguy: molto banalmente si sente meno la voce del tizio. Cioè non è tanto una questione musicale, con tutto che gli Edguy pseudoHelloween  dei primi dischi per quanto mi riguarda sono al massimo ascoltabili (gli attuali, più rockeggianti, manco li ho sentiti) mentre gli Avantasia hanno tratti decisamente operistico/sinfonici, ma è proprio la presenza di Tobias che fa la differenza, per me. In negativo, s’intende.

E insomma pure in quest’ultimo  The Mystery Of Time canta tanta gente, il che non può che farmi piacere. Si parte subito bene con Spectres che all’inizio orchestrale mi ricorda qualcosa dei Royal Hunt. Appresso The Watchmakers Dream, pure riuscita, con un po’ di hammond che ci sta tanto bene con la voce di Joe Lynn Turner, uno degli ospiti del disco. Gli altri sono, in ordine sparso, Eric Martin, Biff Byford, ovviamente Michael Kiske, una tizia cinese di cui non so assolutamente nulla se non il nome, Cloudy Yang, Bob Catley, Ronnie Atkins e poi mi pare basta. O forse ne dimentico qualcuno. Boh.

Comunque adesso non è che mi metto a fare il classico track by track del recensore della sfiga. Sappiate che il disco è gradevole ed a tratti bellino, scivola via che è un piacere e che, a parte un pezzo proprio tristissimo che è stato malamente scelto come singolo (quello Sleepwalking di cui vi ha parlato il prode Bargone poco tempo fa), si attesta su livelli più che accettabili. Menzione d’onore per la bella Savior in the Clockwork che è una delle due pièce de résistance da dieci minuti dell’album (l’altra è The Great Mystery che però mi pare meno riuscita) e che funziona molto bene per tutta la sua durata.

In ogni caso se vi piacciono gli Avantasia sto disco vi acchiapperà sicuramente. Se vi piacciono gli Edguy d’annata pure. Se invece non vi limitate a sopportarla ma proprio vi piace la voce di Tobias Sammet anche, ma nel caso vi consiglio una visita specialistica da un bravo otorinolaringoiatra, che vedrete, male sicuramente non vi farà. (Cesare Carrozzi)

3 commenti leave one →
  1. Helldorado permalink
    16 aprile 2013 10:55

    Anche io ho un’antipatia per Sammet indicibile, una volta vidi gli Edguy al Gods e lui aveva dei pantaloni in pelle di mucca…ma mi è rimasto antipatico lo stesso.

    ps Gli Steel Prophet esistono ancora

    Mi piace

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