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GAMMA RAY, HAMMERFALL e i diversi modi di invecchiare

12 dicembre 2012

n21901Una decina di anni fa i Gamma Ray diedero alle stampe il live Skeletons In The Closet, registrato durante l’omonimo tour in cui suonarono pezzi considerati minori o comunque quasi mai proposti dal vivo. Il suo successore è questo Skeletons & Majesties Live, più ricollegabile a SITC che al quasi omonimo ep Skeletons & Majesties uscito l’anno scorso, che conteneva versioni acustiche, rifacimenti e qualche bonus. Questo live ha una scaletta che taglia fuori parecchi dei cavalli di battaglia dei Gamma Ray, anche considerando che due di questi (Rebellion in Dreamland e Send Me A Sign) sono riproposti nella stessa versione acustica dell’ep. Però la loro discografia è talmente ricca che si  va abbastanza sul sicuro: Farewell, Anywhere in The Galaxy, Men Martians and Machines, Money, addirittura Watcher in The Sky: il fatto che li si consideri minori la dice lunga sulla produzione dei Gamma Ray.

5902300_700bSkeletons & Majesties Live è anche l’ultima testimonianza della formazione storica dei Gamma Ray, quella rimasta immutata per ben 15 anni fino a qualche mese fa, quando Dan Zimmermann ha deciso di ritirarsi a casa a fare il bonus pater familias. Gli altri ci sono tutti, compreso Michael Kiske che canta in tre pezzi (Time To Break Free,  A While in Dreamland e Future World) e un Kai Hansen che da un punto di vista vocale spesso neanche ci prova. Mi è parso di riconoscere anche un altro paio di ospiti alla voce, ma non ne trovo notizia da nessuna parte. Comunque a noi non ce ne frega un cazzo perché i Gamma Ray, come la quasi totalità dei gruppi tedeschi degli ultimi trent’anni, spaccano tuttora, sono invecchiati benissimo e dal vivo ti divertono sempre.

Tutto il contrario degli Hammerfall, che infatti sono svedesi. Quello che penso di loro lo vado ripetendo da anni: sono stati degli eccezionali riscopritori dell’heavy metal continentale e hanno rilasciato dei dischi fantastici, ma si sono persi per strada, probabilmente in maniera irrimediabile.  È un problema di fronte a un disco come questo doppio live Gates of Dalhalla, che si apre con Patient Zero (dall’ultimo, mediocre, Infected) e prosegue intervallando pezzi vecchi e nuovi, mettendo i secondi di fronte all’umiliante grandezza dei primi.

Non è l’unico problema, perché Gates Of Dalhalla è un brutto live album a prescindere dai pezzi. La registrazione è sbagliata, ovattatissima e senza un minimo d’impatto; peraltro il pubblico si sente solo tra un pezzo e l’altro. Il peggio però lo fanno loro stessi, a partire dall’inadeguato (non trovo altri termini) Joacim Cans, una vera palla al piede, che dal vivo spezza le gambe a qualsiasi possibile velleità. Non voglio parlare di Joacim Cans. Davvero, è anche doloroso. Comunque voglio specificare che io ogni volta che ho visto gli Hammerfall mi sono sempre divertito un casino. Però è anche vero che non si può mettere in commercio un live così, secondo me. Non ha senso perché non se lo compra nessuno e perché mette la band sotto cattiva luce. Perché in un concerto visto dal vivo ti sfuggono tante cose, e c’è una tolleranza molto alta verso errori, inadeguatezze o altro, ma quando lo ascolti seduto alla scrivania di casa tua è un’altra cosa. Dunque sarebbe buona creanza che non me lo facciate sentire seduto alla scrivania, o quantomeno fatemi sentire una cosa fatta bene. E invece no: un cantato indecente, assoli sbagliati, un rullante di compensato e una spompatezza che neanche quel tipo che conoscevo, al quale a ventitré anni venne un mezzo infarto perché aveva avuto una sbandata salutista e ogni giorno giocava a calcetto, faceva dieci chilometri in bicicletta, altrettanti di corsa, e parecchio autoerotismo. Il live degli Hammerfall è molto più spompo di questo qua. Non so se tutto ciò è perché gli svedesi mangiano poche salsicce rispetto ai tedeschi, ma può essere parte del problema. Certo sentire Heeding The Call stuprata così fa male al cuore. (barg)

en passant, non si può andare in giro conciati a questo modo

en passant, non si può andare in giro conciati a questo modo

8 commenti leave one →
  1. MorphineChild permalink
    12 dicembre 2012 12:07

    cristo sembra paolo brosio con una parrucca bionda!

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  2. 12 dicembre 2012 12:43

    un mio amico una volta mi fece conoscere il cugino, noto assuntore di qualunque cosa chimica si trovasse in giro, ma ancora all’epoca relativiamente lucido. in un confronto serratissimo in cui io tentavo di fargli sentire metal e lui mi rispondeva a botte di techno tedesca micidiale gli faccio “toh, questi sono tedeschi”, infilo Somewhere Out in space, parte la Title-track, con quel cristo di inizio che a me ha sempre fatto pensare al rumore che si dovrebbe sentire stando sotto uno shuttle quando parte, lui sgrana gli occhi, fa una faccia strana e…sfonda l’armadio alle sue spalle con una doppia testata, senza neanche riportare danni. seguì bestemmione collettivo e bevuta micidiale. la gente NON LO SA, NON LO SA…

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  3. Snaghi permalink
    12 dicembre 2012 14:16

    per me la svezia sarà sempre meglio della germania, nessuno può scrivere la musica che scrive chi non vede mai il sole

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  4. lafessadesoreta permalink
    12 dicembre 2012 15:58

    Sempre parlato male Joacim Cans, io.

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  5. Giuliano permalink
    12 dicembre 2012 20:40

    Robè, tutto ma non i dischi “rilasciati”. Ti prego in ginocchio.

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