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Il gruppo della porta accanto: FUROR GALLICO – Dusk of the Ages

2 febbraio 2019

I Furor Gallico sono uno dei primi gruppi a cui mi sono affezionato. Non tanto per le loro importanza e/o bravura fuori dal comune: qualche buona uscita tra album, singoli ed EP l’hanno sicuramente avuta, ma non sono certo quel tipo di gruppo. No, il fatto è che per me sono quel gruppo che viene dalle tue zone, che finisci a vedere in tutti i localini sfigati di provincia, pure quando non vai a cercarli. Per me sono quella band che tra i membri ha un amico di un tuo amico, e nella quale il fratello grande della ragazza che ti piaceva all’epoca ha suonato per un po’. Quindi senti in certo qual modo di conoscerli quasi direttamente e ti rendono anche un po’ orgoglioso quando incominciano ad avere successo. E al me ragazzino in fissa con Reawakening Pride Once Lost dei Waylander immaginate cosa potevano sembrare questi brianzoli metallari che “riscoprivano” le “tradizioni celtiche” dell’Insubria.

Poi cresci, capisci che questa sorta di recuperi sono sempre più artificiosi dell’oblio che pretendono di combattere e finisci per innamorarti di altri generi. Ma i Furor gallico ho continuato a seguirli: anche se non rappresentavano l’essenza del vero metallaro truce sono andato a vederli anche al Traffic quando poi mi sono trasferito a Roma e loro sono venuti nella capitale. È per questi motivi che sono contento di vedere che i nostri polentoni dimostrino una certa maturità con questo Dusk of the Ages. Non che prima fossero totalmente innocenti ed ingenui; e non che il folk metal non possa avere attimi di spensieratezza e goliardia – anche se io personalmente non apprezzo troppo quello più caciarone e preferisco quello più riflessivo. Ma i Furor gallico anche se hanno dimostrato di saper scrivere degli ottimi pezzi da taverna (Curmisagios dall’album omonimo), hanno dimostrato anche di saperli toppare alla grande (Squass dal precedente Songs from the Earth). 

Se non si fosse capito a me piace la veste rinnovata con cui si presentano in questa loro nuova uscita. La base su cui sono inseriti gli elementi folk è sempre il melodic death metal, che da quando gli Eluveitie hanno sfondato col grande pubblico sostituisce sempre più il black metal in questo genere di gruppi. Tuttavia c’è anche qualcosa di più sinfonico in Dusk of the Ages; e per fortuna è qualcosa che non stucca e che sostituisce quelle boutade groove metal che avevano decisamente rovinato la seconda parte di Songs from the Earth. Senza contare anche il netto miglioramento del cantante Pagan alla voce, altro neo delle precedenti uscite. Dusk of the Ages non sarà un capolavoro, ma è un buon album folk metal italiano che sfigura leggermente solo perché uscito dopo un 2018 ricchissimo per la scena. (Edoardo Giardina)

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