Frattaglie in saldo #49: come ti trascorro il lockdown

Mentre le nostre mogli mentono spudoratamente sull’autocertificazione e forzano posti di blocco al grido ho finito il lievito madre per l’impasto Bonci”, cercherò in prima persona di riportare la realtà delle cose dalla distopica realtà alla Grande Theft Auto che si va creando in giro a una situazione più blanda fatta di scrivanie, BandCamp e fedeli cuffie in testa. Il che potrebbe essere ugualmente nocivo, a causa della roba che sono andato a cercarmi.

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AMORPHIA – Merciless Strike

Indiani, al secondo album, gli Amorphia mi colpiscono con la loro copertina tamarrissima in cui possiamo ammirare una sala comando con cloche da Metal Slug, disastri ecologici, capitalismo, biotecnologia, e, se non vado errando, pure gli alieni. Se solo avessero avuto più spazio per disegnare… Una volta osservata quell’illustrazione non ci ho capito più niente e mi sono dovuto ascoltare l’intero album, e tra l’altro devo ammettere di essere incappato in loro cercando qualcosa dei Merciless svedesi: il concetto è “non li volevo, ma ho dovuto”. L’album è piuttosto tedesco nelle intenzioni, e mira a recuperare un approccio al thrash metal alla Sodom oltre al formato vincente del disco da mezz’ora spalmato su otto pezzi, guai ad azzardarne uno in più. La title-track è una roba da sfondare il muro del suono, lo stesso effetto che poteva farti una Ripping Corpse all’interno di un album di per sé estremo come Pleasure to Kill. Tanto elementari quanto efficaci.

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SURGICAL STRIKE – Part of a Sick World

Loro non mi sono piaciuti affatto. In teoria debuttano o quasi, in realtà erano già attivi negli anni Novanta, e, dopo essersi presi una pausa lunga tre lustri, gli è tornata un’improvvisa voglia di darci dentro. Il tutto corredato da una line-up in gran parte rinnovata, lo stesso cataclisma a cui sono sopravvissuti, non senza perdite dolorose, i Sacred Reich. Di base in Germania, ma te ne accorgi appena, tant’è che le prime cose a venirmi in mente sono stati i Testament di The Formation of Damnation e più in generale un certo thrash metal moderno ma non ancora eccessivamente snaturato, tipico di due decenni fa. Il tipo di cose che ruotava attorno alla reunion degli Exodus, per intenderci, con un tocco di groove metal e di quel thrash svedese, e una voce che sembra la versione socialmente accettabile di Mark Greenway. Descritto così non è un bel quadro, e infatti non lo è. Il gruppo parte dal presupposto di avere una certa esperienza, sfoggia un bagaglio tecnico invidiabile ma sostanzialmente sono proprio le canzoni a funzionare un po’ poco. Peccato.

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HOLYCIDE – Fist to Face

Secondo album anche per gli spagnoli Holycide, i quali hanno avuto il coraggio di intitolare l’intro del disco Intrump, come a trionfale celebrazione della scoperta di una cura antivirale a base di iniezioni sottocutanee o endovenose a base di Napisan. Mi trovavo su Spotify e qualunque loro traccia stessi ascoltando l’occhio mi cadeva automaticamente sulla dicitura “Intrump”, come se si chiamassero tutte così. Superato questo scoglio di carattere etico c’è da affrontare un fatto che potreste accettare o considerare il vostro peggior nemico. Dave Rotten (già negli Avulsed) canta particolarmente sporco, cosa che nel thrash metal mi va giù soltanto in certi frangenti estremi. Le cadenze richiamano grossomodo il death metal dei Novanta con su allungata l’ombra di John Tardy. Per il resto Fist to Face è un onesto thrash metal appena capace di farsi ascoltare, e mi verrebbe da dire che li avevo di poco preferiti sul precedente Annihilate… then Ask! dal quale mi parve emergere, oltre all’essenziale basso, un po’ più di ispirazione e sana cazzutaggine.

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HYPERIA – Insanitorium

Il problema è quando un gruppo ti butta lì delle premesse allettanti per poi devastare tutto in un attimo. I canadesi Hyperia debuttano con quest’album dal forte gusto melodico, in sostanza una specie di power/thrash cazzuto e particolarmente dinamico. Gli altarini escono fuori subito: alla voce c’è la rossa Marlee Ryley, che alterna un pulito in stile US power metal anni Ottanta, piuttosto scoordinato e decisamente migliorabile, al più irritante dei growl importato dagli Arch Enemy. Se la prima questione è affinabile con l’esercizio e il tempo, il secondo aspetto è da eliminare, punto. Non aiuta, non dà spessore alle canzoni e soprattutto non funziona. Peccato, perché a partire dalle fondamenta, nonché da un punto di vista esclusivamente strumentale, Insanitorium è una roba con i controcazzi, e sembra d’aver a che fare con una band degli anni Ottanta alla terza pubblicazione o giù di lì. Debuttanti con un problema, uno solo, ma che spero vorranno sistemare al più presto.

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VULCANOEye in Hell

Concludo con dei veterani assoluti, i Vulcano. Eye in Hell è migliore di tutta la merda che i brasiliani hanno registrato in seguito a Bloody Vengeance. Che era una cosa bellissima, uno dei titoli più incisivi ed estremi della scena brasiliana di metà anni Ottanta. Eye in Hell non è niente di trascendentale, e puzza di Venom con l’acceleratore spinto a tavoletta dalla prima all’ultima nota, pagando il prezzo amaro d’una tracklist più infinita che lunga. Album piuttosto piacevole e per certi versi quasi inaspettato. Concludo ripetendovi che la band di nicchia – o come nel loro caso, emergente – attualmente da ascoltare a ogni costo restano i canadesi Hazzerd, con il loro album Delirium. Troverò il modo di citarli ovunque: sono una delle note più piacevoli ascoltate in questo 2020 di merda, in cui ottimi album come il loro o quello degli Psychotic Waltz, e altri più che piacevoli titoli a firma Oranssi Pazuzu, Conception e Plague, continuano a prender parte dei miei ascolti più frequenti. Ma questa settimana non ce l’ho fatta, e ho dovuto dare una rapida occhiata al sottobosco. (Marco Belardi)

3 commenti

  • Il primo disco degli HOLYCIDE per me è stata una bomba, ma già dal primo singolo estratto dal nuovo capitolo qualche cosa mi puzzava. Spero di ascoltarlo e di sbagliarmi ma passare da tributare Lemmy in un lyric video per poi cagliarsi contro la trap/reggaeton nell’altro mi fa star solo male.

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  • Cavolo, Holycide invece non mi è piaciuto per nulla, per la voce. Adesso mi sento i Surgical Strike.

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  • Ottimo suggerimento gli Hazzerd… però i Vulcano, quanti ricordi: ho scoperto Bloody Vengeance che avevo 13 anni. Una di quelle cose che ti segnano per sempre. Non posso che gettarmi su Eye in Hell, disco notevole e adatto a questi giorni.

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