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PSYCHOTIC WALTZ – The God-Shaped Void

17 febbraio 2020

shapedvoid

C’eravamo lasciati nel segno del basso pulsante di Bleeding, l’ultimo album degli Psychotic Waltz uscito mentre scattava la mia psicosi totale per l’heavy metal. Lo acquistai un paio d’anni più tardi del suo lancio sul mercato, dato che A Social Grace m’era piaciuto subito, convincendomi a provare in seconda battuta l’ultimo lavoro. Per puro caso possedevo i due album della discografia degli Psychotic Waltz che ad oggi preferisco, poiché con i rimanenti, e in particolar modo con Mosquito, non sarebbe stato affatto amore.

Gli Psychotic Waltz mi sono rimasti in qualche modo nel cuore. Sono quei gruppi che fanno scuola, ma che alla fine se li fileranno pur sempre in cinque. Il discorso è applicabile a un sacco di gente: Coroner, Celtic Frost, Voivod, e, addentrandoci nei meandri del prog metal, Fates Warning. Tutta gente dannatamente influente e ringraziata a suon di dediche e inchini, ma i cui album se li filano appunto in pochissimi, in proporzione alla magnificenza di titoli come Killing Technology o Into The Pandemonium, e di ciò mi rammarico molto. Una Out of Mind da Into the Everflow del 1992 potrà anche aver suggerito le ritmiche di The Politics of Ecstasy a tale Jeff Loomis, ma in quanti si riascoltano Into the Everflow degli Psychotic Waltz? Ho consumato il loro album di debutto perché in esso vi era una quantità di thrash metal che in futuro non avrei ritrovato, e lo stesso discorso a grandi linee è valevole per i Sieges Even. E così l’uscita nel 2020 di un album d’inediti a firma Psychotic Waltz mi rimette addosso una certa frenesia: ci sarà nuovamente il thrash metal, seppur per vie traverse? Oppure ripartiranno pari pari da Bleeding? Cerco per un attimo di dimenticare i Deadsoul Tribe, autentici precursori delle copertine ritraenti ali di corvidi che piombano su qualcosa di generico, e mi concentro.

Mi sparo daccapo tutta la loro discografia come se me ne fossi del tutto dimenticato, ma così facendo confermerò soltanto le impressioni assodate l’ultima volta che misi su qualcosa del gruppo californiano. Dopodiché passo al nuovo: per puro caso, ascoltarlo alla fine del treno è servito a qualcosa. È servito a comprendere quanta personalità abbia The God-Shaped Void.

Innanzitutto mi balza alle orecchie la sua semplicità: è un album scritto a partire dalle melodie forti, e non da un musicista particolarmente capace al quale gli altri tengono faticosamente il passo per ottenerne in qualche modo una canzone. Qui c’è prima la canzone, poi arrivano gli arrangiamenti. Tutto ciò in cui si sono sbrodolati i Dream Theater nell’ultimo decennio con Mike Portnoy è la materia da cui gli Psychotic Waltz si mantengono alla larga oggi. Piuttosto giriamo dalle parti dei Fates Warning a cavallo tra le prime annate sperimentali (No Exit e Perfect Symmetry, giungendo in qualche modo fino a Pleasant) e dei Queensryche di metà anni Novanta. Aggiornato all’attualità. Non c’è un riesumare atmosfere sepolte da dita di polvere, o un voler ripristinare il tutto agli anni di Bleeding: The God-Shaped Void è un album moderno, dove “moderno” riesce a suonare come un valore aggiunto, senza particolari eccezioni. Malinconico e possente in una All the Bad Men che quasi cita gli Alice in Chains di Black Gives Way to Blue, addirittura sorprendente nell’accelerazione ai limiti della N.W.O.B.H.M. di Pull the String, The God-Shaped Void sa esser vario senza rinunciare a mantenere una forma omogenea. Prog metal moderno, riff americani di stampo classico: tutto convive alla perfezione. In nessun caso uno strumento, o Buddy Lackey in persona, viene a trovarsi al di sopra degli altri: non c’è un capobranco che non sia la canzone stessa. Fatico a trovarne di inferiori alla media, forse lo è il singolo While the Spiders Spin, e forse Back to Black piazzata un po’ presto in scaletta, mentre altre, come le due iniziali e Sisters of the Dawn, risultano di un livello semplicemente sublime.

Sono capace di scrivere tonnellate di roba su album che non mi convincono. Non lo faccio per sputare merda gratuita addosso alla musica rock, ma perché oggi tendiamo troppo facilmente ad accomunare tre quarti delle uscite a voti e giudizi che rasentano l’eccellenza. Il materiale di reale valore che esce, quello che riascolteremo e che ci rimarrà impresso nella memoria, è in realtà molto più rarefatto. Scriviamo al rialzo perché amiamo incondizionatamente questa musica, per non essere coglionati dai diretti interessati o da chi li segue con passione, o in più in generale perché apparteniamo a una razza di giganteschi paraculo. Per questo ho una tendenza maniacale a scrivere e riscrivere di tutto ciò che mi ha lasciato un’impressione anche parzialmente negativa: perché spero che si comprenda cosa non va e cosa andrebbe corretto all’interno di un lavoro che ha impegnato artisti, o anche solo mestieranti, lungo mesi o anni di impegnativa gestazione. Quando tutto fila liscio mi verrebbe quasi da tacere, e più semplicemente consigliare. Ma questi qua hanno avuto una tale sfiga, in carriera, che ho atteso The God-Shaped Void come fosse un album di tutt’altra portata. E in effetti scopro che lo è. Nel consumarlo e riassaporarlo in pochissimi giorni, alcune parti dell’ultimo Psychotic Waltz mi si sono impresse in testa; e se sei capace di questo, sei capace di scrivere una canzone. (Marco Belardi)

3 commenti leave one →
  1. pepato permalink
    17 febbraio 2020 15:41

    Gran ritorno! A me non dispiacevano anche i Dead Soul Tribe, mentre il progetto di The Shadow Theory mi aveva lasciato freddo…
    Questo disco è molto bello, ma mi sembra che trasudi “anni 90” da tutti i pori, non so spiegare bene perché.

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  2. clacla permalink
    17 febbraio 2020 19:56

    effetivamente hai nominato esattamente quasi tutti i miei gruppi preferiti voivod, coroner, celtic frost

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    • Marco Belardi permalink
      17 febbraio 2020 20:08

      Voivod e celtic frost sono anche fra i miei, dei coroner sono particolarmente affezionato al primo album

      "Mi piace"

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