Non riesco a smettere di sentirlo: HAZZERD – Delirium

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Gli Hazzerd ho provato a infilarli un po’ dappertutto. Avevo accennato a Delirium al termine del pezzo su BandCamp, ma alla fine ho lasciato giusto una frase e cancellato tutto il resto. Poi ho questo articolo che credo finirà nell’autorevole rubrica Frattaglie in saldo, con quattro o cinque album fra cui l’ultimo dei Vulcano: in fondo c’erano gli Hazzerd, messi lì come ciliegina sulla torta. Mi pareva di fargli un torto nel mescolarli volontariamente ad altri argomenti, o titoli, a prescindere dal fatto che appartenessero o non appartenessero al mondo del thrash metal. Di album come questo ne esce uno all’anno, anche se difficilmente considererò Delirium l’album del 2020. Ma sarà quello che, pur essendo firmato da un nome minore, avrò riascoltato più volte senza la pretesa di capirci qualcosa o cogliere quel particolare che inizialmente m’era sfuggito. E’ solo voglia di riascoltarlo: ce l’avevo il mese scorso, e ce l’ho oggi.

Avete presente le recensioni track-by-track? Quelle del tipo:

si parte con una fast-track tellurica il cui riffing è preso in prestito dai maestri del Bay Area thrash, un terremoto sonoro che solo le grida infernali di Victor W. Procrastinator riescono a sovrastare, cedendo poi il passo a un mid-tempo granitico e caratterizzato da una sezione solista… eccetera eccetera.

Le recensioni track-by-track sono una merda, lo penso da una vita. Non me ne frega niente se c’è l’introduzione, se la prima canzone è veloce, la seconda un mid-tempo e se nella terza ha suonato un assolo il tale che fece da turnista per gli Heathen al momento di riformarsi. Sembra di essere al cospetto della voce “trama” in wikipedia, dove appunto ti aspetti di leggere la trama e questi scienziati ti spoilerano che nel finale di Profondo rosso il protagonista si rende conto che manca un quadro, anzi, “è soltanto differente perché ci avevo visto l’assassina e ora questa merdaiola la decapito pure con l’ascensore”. C’è una cosa che però giustifica il citare alcuni o molti brani in una recensione: la presenza di episodi che valga davvero la pena nominare.

Non badate al fatto che il cantante è spiccicato a Mark Osegueda, o al fatto che gli Hazzerd, aggiungo, canadesi (ma quanta roba bella esce dal Canada?), in fin dei conti suonano un thrash metal piuttosto accademico, melodico e maggiormente a fuoco che nel tirato Misleading Evil. Ma tutto sommato per nulla trascendentale. Delirium ha un botto di canzoni per le quali varrebbe davvero la pena di spendere due parole. Ma entrare in dettaglio vi rovinerebbe ugualmente la sorpresa, così come elencarvi e descrivervi Victim of a Desperate Mind, Dead in the Shed oppure gli arrangiamenti pazzeschi di Call of the Void in cui ho riafferrato per un attimo quel gusto decadente che ebbero i Metallica in Ride the Lightning. Fatte le dovute proporzioni, s’intende. La forza di questi ragazzi risiede in particolar modo nel dosare la melodia: è ovunque, ma non prevede i reiterati ritornelli stucchevoli di scuola americana né una formula ridondante com’è uso e sopruso degli europei Angelus Apatrida (comunque ottimo l’ultimo, di cui scrissi a suo tempo).

Questo è un gruppo pazzesco, e non me ne vogliano i Death Angel, che dalla loro parte hanno una continuità di rendimento comune a pochi, nel senso che fanno cinque album in fila senza sbagliarne mezzo. Ma non c’è vitalità nei Death Angel, non più da Relentless Retribution a quando hanno stabilito di fare il solito dischetto di plastica – per grandi e piccini – ogni tre anni spaccati. Gli Hazzerd non hanno alle spalle la discografia dei Death Angel, o dei Testament, e quindi la loro storia la stanno scrivendo adesso, negli anni in cui tutto è codificato e in cui si sta realizzando che piuttosto che mescolare il thrash metal con l’ennesimo elemento di contrasto (funky, blues, o chi più ne ha più ne metta), vale doppiamente la pena provare a suonarlo come si deve. Largo alle canzoni, allora, o perlomeno a chi sa scriverne di buone.

E per quello che mi riguarda questo dischetto qua, Delirium, ha molti più titoli degni di menzione di un Titans of Creation e di altri perfetti sottobicchieri con cui i pionieri di ieri vanno sul sicuro oggi e ci romperanno il cazzo anche domani. Parteggio per band come la loro, non per l’usato sicuro dei Testament, e tra un mesetto probabilmente rimetterò su questo piccolo gioiellino per godermelo un’altra volta. Traccia dopo traccia, che già le conosco a memoria. (Marco Belardi)

3 commenti

  • Come cazzo di fa a cantare e suonare la batteria? Devi coordinare mani, braccia, piedi e voce ! Forse è come la storia del calabrone che non potrebbe volare ma siccome se ne frega lo fa e basta.

    "Mi piace"

  • Mi piacciono.
    Cantare dietro un drum kit equivale a togliere di mezzo il concetto di “front-man”. É un dietrofront-man che nell’epoca dei narcisismi esasperati ci sta proprio bene.
    Thrash ‘till death.

    Piace a 3 people

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