Ci liberammo dei nostri simboli, tanto se li erano presi le persone sbagliate

Le grandi evoluzioni dell’heavy metal classico di cui ho ricordo sono due, e spostarono l’intera faccenda in senso esattamente opposto. Storicamente non furono le uniche, sia chiaro. I più maturi di voi avranno assistito all’irruzione delle tastiere e di un look sempre più orientato al glam, per poi osservare codeste icone naufragare nell’oceano in bufera degli anni Novanta. Ma stavolta loro non c’entrano, almeno non del tutto: precisamente allo scoccare del nuovo millennio assistetti alla prima delle due scosse, e la percepii così in prima persona da poterne apprendere ogni aspetto.

Ne ho accennato a grandi linee in una brevissima recensione sugli Angel Dust, uscita per la rubrica Avere vent’anni: il Duemila portò grande freschezza all’heavy metal, grazie ai redivivi Iron Maiden, agli album di Nevermore e Sentenced e appunto gli Angel Dust, con cui si poté provare la sensazione che il genere fosse come in procinto di rifiorire. Tutte queste band in fin dei conti suonavano heavy metal, e, sebbene si usassero un sacco di etichette per descriverle, per mezzo dei loro ultimi lavori ci saremmo ritrovati fra le mani un nuovo heavy metal con cui fare i conti, per alcuni arduo da assimilare e digerire, che portò grandissimo entusiasmo fra i nuovi adepti della musica pesante. Peccato che gli effetti di una situazione così esaltante non sarebbero durati a lungo.

loomis-jeff-4fcc06af9126c

Jeff Loomis

Un giorno stavo attraversando un passo di montagna con l’auto, e la fame e l’urgenza di pisciare fecero sì che parcheggiassi in prossimità d’una di quelle strutture che spesso vengono spacciate per rifugi; un termine, questo, che piuttosto riserverei a quelle splendide baite di montagna che offrono riparo a chi è proveniente da un lungo ed esasperante trekking. In questo prefabbricato simil-legno, in particolar modo, rischiavi di sfondare la porta d’accesso con una manovra sbagliata della macchina.

L’ampio e comodo parcheggio era costellato di centauri, tutti possessori di Harley Davidson. Dissi, fra me, “prevedo della gran metallaraggine in giro”, e venni travolto dalla curiosità tipica di chi, fingendo di dover comprare un pezzo di crostata, si metterà inevitabilmente a farsi i cazzi degli altri scrutando magliette, toppe e quant’altro. Prevedevo già la scritta Motorhead un po’ ovunque, stupido ottimista.

Da una vita intendo il biker come uno dei principali simboli dell’heavy metal ottantiano: il ruggito di quei motori anticipava ogni concerto dei Judas Priest, perfino i più disastrosi, se si tiene conto di quel che accadde a Rob Halford a inizio anni Novanta. In gioventù osservavo un motociclista e pensavo all’heavy metal, giusto un concetto astratto su cui fantasticare, ma che rendeva benissimo l’idea. Easy Rider al suono degli Steppenwolf, l’invasione motorizzata del supermercato in Zombi di George Romero: i biker furono quell’icona abbastanza longeva da attraversare le varie fasi della crescita, sviluppo e affermazione del mio genere musicale prediletto. E ora ne avevo davanti una trentina.

harley_meeti_large

Mi caddero le palle e quasi si poté percepire un suono simile alla porcellana che si fracassa sul pavimento.

Premessa: toglietevi dalla testa l’idea di individuo libero che parte con due cassoni pieni di quel che gli occorre per andare a bivaccare dove gli pare. Alle pendici dello Jungfrau, accanto a una cascata, ovunque: un mio amico è arrivato fino in Tagikistan con il Teneré e si è ritrovato di fronte carri armati, forature nel deserto e mal di montagna. Ovvio che ciò non sia compatibile con una normale scappatella del weekend. C’è un però. Il passo di montagna a quanto ho appreso attrae un’ulteriore tipologia di biker, un po’ come il vasetto di miele esercita un potere calamitante sugli orsi che divoreranno pure gli scout attorno ad esso. Il biker del Muraglione, della Futa e della Consuma, o, salendo fino in Trentino, quello del Tonale, è un tipino tutto sommato orientato al sociale.

Ognuno di loro – o quasi – montava sulla due ruote un sistema portatile di riproduzione audio da cui fuoriuscivano le note più disparate: Rino Gaetano con “Ma il cielo è sempre più blu” suonava un po’ anacronistico, dato che eravamo dentro a una nuvola e faceva un freddo cane, con la visibilità limitata a trenta metri. Magari fosse stata limitata a mezzo metro, almeno non avrei potuto scorgere niente. Gli faceva eco un vecchio singolo di Tiziano Ferro, “Sere nere”. E poi, all’uscita, crostata di mirtilli alla mano era partita “Dune Buggy”, nel momento revivalista dedicato a Altrimenti ci arrabbiamo. Più o meno nel 1995 avevo stabilito che i raduni di camperisti erano il punto limite dei punti limite: in prossimità di Città di Castello un conoscente se ne uscì dal suo Laika con due pistole, e domandò, a noi ragazzini impegnati con Fanta e Coca Cola, se avessimo voluto provarle: “Qua dietro c’è un campo”. Forse ora mi trovavo allo step successivo.

motorcycle-3775528_960_720

Ma, dimenticavo, in mezzo a tutta questa musica ero entrato per prendere la mia crostata. Il primo che mi si parò davanti era così messo: immaginate Vrangsinn dei Carpathian Forest con più pudore e meno tette all’aria, vestitelo di un gilet di jeans alla Fenriz e guarnitelo con gli accessori più improbabili.

Orecchie pelose rosa fuoriuscivano dal casco come un monito, o come se si fosse intrufolato nel backstage di Piume di struzzo con Robin Williams per rubarne gli oggetti di scena. Le toppe sul giubbotto erano tutti slogan in italiano, quel genere di cose che su Wish non si vergognano a vendere solo perché sarà la privacy a metterti in condizione di non vergognarti a comprare. In mondi paralleli come quello puoi sentirti libero di cliccare anche alle tre di notte, lontano da occhi indiscreti che ti giudicherebbero mentre fai virtualmente tua una toppa con su scritto “Ti do un destro”. Il concetto è che verrai martorizzato di botte da uno con le orecchie rosa pelose e un groviglio di spille che lo inquadrano come narcofasciopacifista: adesso ci arrivo. Al collo aveva una bandana coi colori della bandiera dell’Italia, e, sempre in bella vista, alcuni stemmi del tutto casuali: croce di ferro, Yin Yang, in un’accozzaglia di gingilli più simile a un’estrazione del Lotto che a una scelta mossa dal criterio. Sembrava un reduce di una sorta di Cammino di Santiago con tappe a Predappio e a L’Avana, e con l’irrefrenabile desiderio di procacciarsi ed esibire un ricordo da ciascuna di codeste tappe.

Il guitto meritava d’esser costretto alla visione di diapositive di Lemmy Kilmister con gli spilli agli occhi per il resto della sua contrastante esistenza.

82217191_2449133265385078_7974525128343812128_n

Le motociclette erano combinate in questo modo: scritte italiote, teschi con gli occhiali da sole saldati o peggio ancora incollati alla carrozzeria, e poi un’infinità di lattine da trascinare come ai matrimoni. E c’era quel pelo di merda, ovunque e di ogni colorazione. Intercettai perfino un tale travestito da Babbo Natale che se ne ritornava al bolide con in mano delle fotografie, e lì capii che poco più avanti avrei raggiunto l’area servizi, costituita niente meno che dal fotografo ufficiale del motoraduno, ovvero, da un tizio che stampa in loco le istantanee scattate qualche ora prima, qualche curva prima, a tutti quei partecipanti che non resisteranno e gliele prenderanno rigorosamente a nero. In questo modo i più anziani potranno mostrare alle future generazioni in che cosa hanno trasformato il concetto stesso di biker. Ero alle giostre.

Non vidi neanche un metallaro, una maglietta o un qualunque oggetto che riconducesse un tale su una Harley Davidson ai Judas Priest, o a un modo di vivere, anziché a una seduta psichiatrica finita in caciara. E me ne rammarico, perché non era il primo motoraduno in cui incrociavo il mio cammino, e, molti anni fa, al cospetto di un aggregarsi di soggetti simili, ebbi come l’impressione di osservare tante persone fiere, intente a celebrare uno stile di vita e non a gareggiare a chi possiede più monili o un vero e proprio albero di Natale con cui percorrere i chilometri.

La spiegazione che a breve distanza mi diedi fu la seguente: il look del motociclista è stato radicato nella nostra cultura per tre decenni. Rappresentava l’individuo ribelle che esplora il mondo circostante e che rifugge dai vincoli, e lo rappresentava benissimo. Per ovvi motivi la sua estetica ben si sposava a quella del metallaro, e ne nacque un connubio solido. Con questo non intendo che da un certo anno in poi ogni motociclista dovesse sventolare una bandiera ritraente la lametta di British Steel sopra al proprio fiammante mezzo. Ma ogni cosa che funziona o seduce, prima o poi, diventa moda: capelli cotonati, jeans, anfibi, chiodi di pelle borchiati, tutto quello che la società ha definito repellente per anni, alla fine, ne è stato assorbito nelle sue forme più socialmente accettabili. E con ciò, la moto.

Lemmy

La moto, l’Harley Davidson, diventa motivo d’aggregazione e di confronto. Non è più un simbolo di ribellione, ma, come ogni cosa divenuta marketing, è ora nelle brame di qualunque figlio di papà che abbia sufficienti zeri sul conto in banca da potersene permettere una. Ed ecco che ci appiccico le protuberanze pelose, le toppe stupide e la radiolina che trasmette Celentano o il sottofondo d’un film con Terence Hill e Bud Spencer. È come se qualcuno avesse ripescato il relitto dell’heavy metal dal fondo dell’Oceano e se lo fosse messo in giardino, adoperandolo come vaso per della portulaca: nient’altro vedevo con i miei occhi di adolescente in quel freddo passo di montagna.

E allora ripenso che, mentre i Manowar rappresentavano un’idea goliardica dell’heavy metal, e i Kiss, prima ancora, la estremizzarono facendone in tutto e per tutto uno show nello show, il mio genere per eccellenza a un certo punto dovette intraprendere la via più scomoda, ma anche la più naturale, fra le tante: quella di liberarsi di tutti i monili e i gingilli d’acciaio che altri, furbescamente e immeritatamente, s’erano messi addosso per farne un vanto da fichette che neanche si pongono la questione. Perché quel Mike Muir un tempo indossava le stesse scarpe in tela che pagate quanto un pieno di diesel? Non frega un cazzo a nessuno, oggi giriamo con un giubbotto ridotto a un cruciverba di spille e ne andiamo pure fieri, e tantomeno ci interesserà saperne di più sulle origini di questa moto, che è capace d’emettere un così fantastico rumore non appena la si accende. Probabilmente vogliono il rumore, e non viverla.

Domanda a quei tizi fuori dal rifugio chi fossero i Saxon e non otterrai risposta, ma poi domanda a un non più giovanotto metallaro classe 1986 che cosa fossero Dead Heart in a Dead World, Crimson o Brave New World, e lui ti risponderà che c’è cresciuto. Niente catene, niente pelle, niente borchie: solo un modo inedito, e nel caso dei Sentenced quasi folkloristico, di concepire la stessa musica che negli anni Ottanta fece letteralmente furore, e che ora era stata scaricata da MTV e da tutti gli altri a cui era convenuto annaffiare quel vaso e poi far appassire tutto. (Marco Belardi)

Lemmy2

21 commenti

  • Sempre interessante il Belardi. Sono perfettamente d’accordo sulla standardizzazione (o meglio: sulla fase finale e terminale dell’americanizzazione del globo… i tricolorini del cazzo che vedi in giro sono solo l’importazione dell’ossessione statunitense per la bandiera a stelle e strisce da esporre sempre, comunque ovunque e pure un po’ a cazzo – di cui francamente avrei fatto a meno – così come certa ostentazione “patriottica” o “religiosa”) del metallo e del mondo intero. Però sui biker… capisco quel che vuoi dire ma temo che i biker non siano mai stati davvero parte della cultura metal. Se ti capita dai un’occhio alle pagine di Hunter S. Thompson sugli Hell’s Angel, è già tutto lì. Per come la vedo io, all’inizio del tempi fu il metallo ad appropriarsi di ciò che non era suo (le Harley, le borchie, i capelli al vento…) come sempre fanno le culture neonate: prendono quel che gli piace, lo rimasticano, ne fanno una cosa nuova. Aggiungo, ma solo perchè sono un classe ’79 e certe cose “c’ero”: non è che forse quel “nuovo HM” di cui giustamente dicevi, altro non era che lo specchio di quell’ansia identitaria che aleggiava già alla fine degli anni Novanta e diventata mainstream sull’onda della paranoia da 11/9? In ogni caso: grazie del bel pezzo – sempre buoni spunti di riflessione, o fratello.

    Piace a 1 persona

  • Certo che quando il commercialista di Perugia va in giro sulla sua Harley appena tagliandata in concessionario ufficiale dove la manodopera del meccanico un po’ hipster costa 40 euro l’ ora, la maglietta con su scritto “se suoni te meno”, c’è abbastanza materiale per farsela addosso.

    "Mi piace"

  • Che il metal non fosse la musica dei biker per me è una certezza. Sono stato a pochi motoraduni e ho sempre e solo ascoltato musica di merda. HM nemmeno a parlarne e poco hard rock pacchiano, per il resto magari il pessimo vasco e altre porcherie simili. Sai che ti dico? Me la giro in scooter e alzo il volume, non conta nient’altro, l’ harley davidson è una moto quasi inguidabile nelle strade italiane la pelle e le borchie mi appesantiscono e basta.

    "Mi piace"

  • Anche a me il collegamento dei bikers con il metal non quadra. Sono i metallari di anni 70 e 80 che hanno usato l’estetica dei bikers, ed è capitato che alcuni metallari influenti fossero anche bikers, ma le due cose sono rimaste separate. Posso anche sbagliare, ma non credo proprio che il biker medio ascolti metallo, per lo meno quello che intendiamo qua.

    Piace a 1 persona

  • Ho una casa sotto al “passo della raticosa” famoso ritrovo di motociclisti…e ti assicuro che sono omologatissimi quanto un volgare discotecaro.

    "Mi piace"

    • Sono un biker ormai anziano. Vado per i 56. Guido harley da trent’anni. Non mi è mai fregato un cazzo di raduni omologanti né di toppe che raccontino al prossimo dove sono stato. Sono cazzi miei e di chi era con me. Ascolto con somma gioia heavy metal e hard rock da quando ero un ragazzino che sognava easy rider. Ma pure hendrix e dylan e neil young. E de André e guccini. E molto altro che faccia pensare. Gli stereotipi sono sempre una bella bega perché se li crei e poi te li adottano e così diventano tali. Ma il peggio sono i pirla che giudicano i biker da fuori. E al massimo hanno uno scooter. Una prece.

      Piace a 1 persona

  • Lorenzo (l'altro)

    Al di là del biker, è che son tempi di merda per cui se becchi un trucidone ed entusiasta gli chiedi che ascolta, ti va bene se nomina quella schifezza dei Metallica, sennò manco quella. Chi ingoia pezzi dei propri denti rotti durante un live degli EyeahateGod nove volte su dieci non lo diresti e comunque sono mosche bianche. Io ho smesso di cercare metallari in giro. Non ce ne sono. Anzi, non ci sono più appassionati di musica, che è pure più drammatico.
    Dead Heart in a Dead World è un soffio al cuore, diglielo tu, Belardi, a quelli lì!

    "Mi piace"

    • rinoceronteobeso

      No, non è vero che non ci sono più appassionati di musica.

      È vero che quella che Adorno chiama la “musica popolare” conta sempre meno nella cultura giovanile, e che quella musica che sta all’intersezione tra la musica popolare e la musica folk di una sottocultura (leggi: il metallo) se la passa peggio di tutte.

      Probabilmente per il fatto che le sottoculture giovanili stesse, prodotto dell’assetto sociale del periodo tra il dopoguerra e il 2008, perdono evidentemente rilevanza.

      Torno da lezione di chitarra e il maestro si è fatto l’auto nuova tamarra, a forza di fare ingurgitare Sor e Tarrèga a degli sciagurati come me.

      Vuol dire che ce ne sono abbastanza, di appassionati.

      Certo, mai abbastanza…

      "Mi piace"

  • Hai perfettamente ragione, mi feci tatuare sul braccio destro la scritta ‘MOTORHEAD’ da una tatuatrice biker con Harley che nemmeno sapeva cosa voleva dire…. altri due bikers (sempre con Harley) che conosco sono roba da Gigi D’alessio…… Io ho una Bottecchia (bellissima) ma a 12 anni ho cominciato ad ascoltare Deep Purple e ancora li ascolto che ne ho 57.

    "Mi piace"

  • Io ho lo stereotipo del bike rumoroso, ignorante, incivile in strada e con una passione per dittature anni 30.
    Ricordo a Ventimiglia questa moto con una svastica creata con buchetti nel telaio e un’accetta abilmente attaccata al disotto della moto stessa.
    Già mi danno fastidio in strada; sono lieto di non trovarmeli dove si ascoltano i Nevermore.
    Per l’altro discorso, due o tre anni fa alle scuole medie, vidi una delle mia studentesse indossare una maglietta con il logo dei Kiss; le dissi stupito: ah, ti piacciono i Kiss? Questa mi ha guardato come fossi un deficiente che non conosceva questa nota marca (ignorando completamente l’esistenza della band) in vendita da Primark. Il mese dopo la vidi con la maglietta dei Ramones e le chiesi: ti piace la marca,vero?
    D’altra parte ti trovi anche le Kardashian con la maglietta Slayer e i chiodi sono stati il trend della moda di due o tre anni fa.

    "Mi piace"

  • Andrew 'Old and Wise'

    Orbene, io di anni ne ho 60 giusti, ‘metallizzato’ da metà anni ’80, ma a 14 ascoltavo Deep Purple, Led Zeppelin e Black Sabbath, quindi ho conosciuto quasi in diretta le radici. Il mio immaginario ‘biker’ risale addirittura a Marlon Brando ne ‘Il selvaggio’, quindi l’associazione moto-metal la considero trasversale e occasionale, ma certo non sgradita, anzi. Sottolinenando peraltro che salirei su una moto solo se è ferma e col serbatoio vuoto, mi rammarico non tanto del fatto che un biker moderno ascolti Gigi d’Alessio, quanto che esista al mondo gente qualsiasi che lo faccia senza vergognarsene . Certo, vedendo in giro dozzinali tamarri con una Harley Davidson sotto il culo mi vengono in mente certi simpatici filmetti alla Will Ferrell, piuttosto che Marlon Brando o Peter Fonda/Dennis Hopper , ma il mondo occidentale è da tempo un grande supermercato e il trex2 si applica sia al latte senza lattosio che ai sogni di libertà, e amen, che ci possiamo fare? P.S. : ho indossato giacca e cravatta fino ai 35 anni, poi ho smesso. A 44 ho iniziato a vestirmi praticamente solo di nero, a 50 ho riscoperto gli stivaletti di cuoio a punta, e non vi dico che lavoro ho fatto per 32 anni

    "Mi piace"

  • Andrew 'Old and Wise'

    Volendo essere criptico ma non troppo ….diciamo ‘anarchico uomo di legge’. Un ossimoro solo per chi non mi conosce

    "Mi piace"

  • Interessanti sia l’articolo che i commenti.

    "Mi piace"

  • Di una chiarezza disarmante e estendibile a molte altre patologie della contemporaneità, grande!

    "Mi piace"

  • Come biker e metallaro voglio dire la mia. Quella biker è una cultura precedente al metal e pure al rock, (è nata nella seconda metà degli anni 40). A volte hanno avuto contatti, o si sono persino interesecate, perché entrambe tendono ad essere, (o nascono), ribelli. Ma sono due culture distinte, anzi spesso sono stati il rock ed il metal ad usare l’immagine del biker perché faceva “duro e ribelle”. Oggi l’ambiente biker è enorme, ci sono vari modi di viverlo e vanno bene tutti purché ci sia rispetto per chi lo vive diversamente. Come uno decide di viverlo può avere diverse motivazioni, ma sicuramente non c’entra la musica che ascolta. Probabilmente ti sei imbattuto in un gruppo di Bikers della domenica, ma ti assicuro che c’è anche molta gente diversa. Se vuoi conoscere davvero l’ambiente ti consiglio di provare a frequentarlo. Sempre poi che quello che racconti sia tutto vero e che non stai calcando la mano per rendere più lungo e accattivante l’articolo. O forse tutta sta storia dei bikers della domenica, e solo per dire che tutto, anche le cose ribelli vengono fagocitate dalla moda. In tal caso penso che dovresti usare più rispetto per un ambiente che non conosci e che è molto di più della carnevalata che hai descritto. Altrimenti rischi di fare lo stesso errore dei giornalisti borghesi quanto spacciano tutti i metallari per satanisti, drogati e disadattati.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...