Avere vent’anni: HALFORD – Resurrection

Nell’anno di Brave New World c’era stato il liberi tutti generale e la gente si era stufata di cercare le evoluzioni a tutti i costi. La sensazione generale era che la dignità fosse scesa di qualche posizione nella classifica valoriale, e che un implicito compromesso con la coerenza fosse necessario per placare la fame di heavy metal vecchia scuola che tornava alla carica dopo un decennio di svolte grunge, chitarre ribassate e parti vocali rappate grazie all’ospitata della gloria di Mtv di turno. La reunion degli Iron Maiden non è neanche l’esempio migliore, dato che Bruce Dickinson era già tornato all’ovile all’interno della sua stessa carriera solista, abbandonando decisamente le velleità alternative dei primi dischi e dell’incomprensibile progetto Skunkworks già dai tempi di Accident of Birth.

L’esempio migliore per far capire ciò di cui stiamo parlando è invece proprio Rob Halford. Dopo Painkiller, l’Uomo pensò che i Judas Priest fossero arrivati ad un punto morto insieme a tutto ciò che rappresentavano, e quindi se ne andò deciso ad allargare i propri orizzonti musicali e sperimentare cose nuove. Si infilò vestiti larghi, scarpe da ginnastica, un cappellino al contrario e formò i Fight, una specie di roba parecchio anni Novanta che ora si chiamerebbe groove metal e che all’epoca andava tantissimo tra le rotazioni dei video in televisione. Uscirono due album, peraltro neanche malaccio, se escludiamo la sua voce totalmente fuori contesto. Ma non andò bene, perché alla gente non fregava un cazzo dei Fight. E allora ci riprovò con i 2wo, gruppo pretenzioso sin dal moniker, di cui uscì un solo album: Voyeurs, una robaccia industrial per minorenni infoiati per Marilyn Manson con John 5 alla chitarra. Video girato da un regista porno, vestiti di latex, sguardi ammalianti, eyeliner e una disperata ricerca di entrare nelle grazie dei ragazzini. Convinsero perfino Trent Reznor a farsi accreditare come produttore esecutivo, ma non era vero. Tanto sforzo fu inutile: alla gente non fregava un cazzo neanche dei 2wo.

Arriva l’anno 2000 e si diffonde la voce del ritorno al metal di Rob Halford. Il disco esce ad agosto, con tutte le premesse di una cattiva idea: il titolo, Resurrectionin copertina lui in sella a una moto con occhiali da sole e sguardo truce, il suo cognome stampato in alto in lettere cromate. Tutto in regola per la boiata del secolo, e invece. E invece Resurrection è una bomba micidiale, al punto che l’estetica insistita fa tutto il giro e diventa un manifesto, come i video dei Manowar o le borse dell’acqua calda stritolate sul palco dall’indimenticato Thor. In questo grande parte ha avuto Roy Z, qui alla produzione e alla chitarra, che già aveva aiutato Dickinson ad uscire fuori dal pantano. Se quest’album sia stato composto in vista di una futura reunion coi Judas Priest, non è dato saperlo. Ma di sicuro i Judas Priest della reunion non hanno mai composto un disco così, neanche lontanamente, e, per quanto Resurrection partisse con tutti i pregiudizi dovuti alla tempistica sospetta del ritorno al metal di Halford, suona comunque più fresco e fluido di qualsiasi cosa i Judas Priest abbiano fatto negli ultimi vent’anni.

Resurrection spacca talmente tanto che non può non essere preso sul serio. Se ridete verrete decapitati e le vostre spoglie lasciate ai cani. Questo è un orgoglioso inno all’heavy metal, una presa di coscienza del fatto che noi uomini con l’acciaio fuso nelle vene distruggiamo i palazzi e gli altri ce la possono sucare. Rob Halford torna da noi con contrizione, come uno che aveva smarrito la via e l’ha ritrovata dopo una penosa discesa negli inferi, mentre i poser falsi e bastardi lo circuivano cercando di allontanarlo dalla Verità. Ma il perdono non può prescindere dal pentimento: e uno non compone un disco devastante come Resurrection se i suoi ventricoli non pompano metallo fuso. E il pezzo eponimo in apertura è il biglietto di scuse di Rob Halford a tutti noi, una bordata in falsetto che suona insieme come una dichiarazione d’intenti e un’aspersione di ceneri sul proprio capo:

I’m digging deep inside my soul
To bring myself out of thig God-damned hole
I rid the demons from my heart
And found the truth was with me from the start

Il potere salvifico del metal, amici, è immenso. Uno pensa di poter trovare la pace e la verità fuori di esso, ma è tutto inutile: se uno ha ricevuto il Dono, farebbe meglio a non buttarlo via. Perché all’esterno c’è solo tribolazione, tristezza e squallore.

I walked alone into a Fight
No longer standing in satanic light
I tried 2 look too far ahead
And saw the road goes to my past instead

Si riguarda ai passati errori finalmente con consapevolezza, facendo nomi e cognomi. L’importante è riconoscere i propri sbagli, e capire di aver provato a guardare troppo avanti.

I’ve faced the things I’ve said and done
There is no bastard left to overcome
The peace of mind I thought was lost
Was right in front of me on paths I’ve crossed

La fine del percorso di contrizione, la presa di coscienza definitiva, si esce a riveder le stelle. Il figliol prodigo che torna finalmente nella casa che lui stesso contribuì a costruire. E, dopo questa botta iniziale, un album magnifico, massiccio, inattaccabile, che fa istantaneamente dimenticare un decennio di esperimenti malriusciti e cappellini al contrario. Disco della madonna, capolavoro, manifesto dell’acciaio e delle esplosioni nucleari nel culo di chi non ci crede. Rob Halford non si ripeterà mai più a questi livelli. (barg)

4 commenti

  • Senza le urla di Halford non avrei mai cominciato ad ascoltare metal da adolescente. E ora datemi una bandiera arcobaleno che voglio andare a sfilare al gay pride vestito di pelle insieme a Cesare Carrozzi.

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  • Non si può che concordare totalmente. Skunkworks è veramente un disco strano. Non mi piace, tranne Strange death in paradise, l’ultima. Tanto che la ricordo a memoria. Resurrection, dalla copertina in avanti, è una fucilata di metallo classico.

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  • Sinceramente mi sembra un esagerazione di iperbole, è un disco con alcuni pezzi notevoli ed altri decisamente così così, sicuramente meglio degli album post reunion tranne di firepower che è un discone della madonna

    Piace a 2 people

  • Che dire .. puro vangelo

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