Vai al contenuto

Avere vent’anni: SENTENCED – Crimson

30 gennaio 2020

Il primo disco metal importante uscito nel 2000, a parlarne oggi, restituisce la misura esatta del tempo che è passato da allora. I Sentenced non esistono più da un pezzo (non solo, restano tra i pochi ad avere avuto la decenza di non tornare più dopo lo scioglimento); il duopolio Nuclear Blast-Century Media si era appena consolidato definitivamente, da allora un disco con un seguito in termini di promozione, copertura stampa, vendite, esce per forza per l’una o per l’altra (o resta confinato nei bassifondi territoriali del supporto degli amici e del passaparola dei locals). Perfino l’artwork è figlio dei tempi, avanguardia di una nuova configurazione che da allora sarà legge: via i Dan Seagrave, i Michael Whelan, avanti con l’orribile Travis Smith e le sue copertine angoscianti piene di inani ectoplasmi monocromatici; il tizio dei Dark Tranquillity che si è messo in testa di fare il grafico è il suo rivale-fiancheggiatore, perché gli sta rubando clienti proponendo esattamente la stessa roba con infinitesimali variazioni. Il suono dei Sentenced non ha avuto un seguito: popolarissimo quanto irripetibile da qualcun altro ai tempi, una volta sciolto il gruppo è finito lì, nessuno ha raccolto il testimone, niente passaggio di consegna. A riascoltarlo, Crimson si svela reperto archeologico, un fossile di qualche specie estinta proprio come nell’immagine di copertina. Dire Sentenced nel 2000 evocava all’istante un concetto estremamente familiare – nell’ultima e definitiva mutazione: un ibrido tra i Metallica del black album presi male e i Paradise Lost di Icon e Draconian Times letteralmente depredati dei riff migliori, con uno spleen da quattro mesi di buio all’anno e troppe sbornie finite a schifìo che sa essere soltanto finnico – oggi non ho idea cosa possa evocare, se, soprattutto a chi.

Uscito quando fa freddo e le giornate sono corte dappertutto, Crimson è la naturale evoluzione del precedente Frozen, che aveva i pezzi e l’attitudine e l’irruenza di un adolescente con narcisismo e capacità di introspezione di parecchio superiori alla norma, oltre naturalmente alla propensione ad alzare il gomito ogni sera della settimana; nell’arco di qualche semestre, lo stesso adolescente di anni addosso se ne sente duecento, i luoghi della mente che abita pendono pericolosamente dalle parti della depressione clinica non trattata, e il gomito non lo abbassa più. Sarebbe la più efficace pubblicità progresso contro l’abuso di alcol se la forza di melodie memorizzabili all’istante non distogliesse l’attenzione dai testi. Mi sento a casa quando l’aria è troppo fitta per respirare, ovunque ci siano vite umane che finiscono nel cesso, dovunque la luce del giorno anneghi sotto la pioggia battente: il monologo di Tom Joad se Furore l’avesse scritto un suicida. A volte penso sarebbe stato meglio per tutti se avessi smesso di esistere o non fossi mai nato: la lettera di addio di uno sbarbo prima di lanciarsi dalla finestra. Comunque stati mentali impossibili da fingere; tutti i testi sono così – la sola With Bitterness and Joy a lasciare intravedere uno spiraglio di luce alla fine, che potrebbe pure essere il fanale del treno. La musica non sempre è all’altezza, come in ogni altro disco dei Sentenced, a picchi vertiginosi corrispondono quei tre-quattro pezzi da skip automatico: ma sono pochi e lontani uno dall’altro. E comunque è l’ultimo disco dei Sentenced a lasciare una traccia prima che il suono diventi maniera: del successivo The Cold White Light rimane impressa la sola No One There – soprattutto il devastante video annesso, roba che Bergman scansate, De Sica Umberto D. vaffanculo, eccetera – del finale The Funeral Album invece assolutamente nulla. La morte nel 2009 di Miika Tenkula, autore di gran parte delle musiche, ha reso improbabile ogni ipotesi di reunion. (Matteo Cortesi)

7 commenti leave one →
  1. vito permalink
    30 gennaio 2020 09:56

    Ho tutta la discografia, compresi DVD live con extra molto divertenti in cui si devastavano parecchio ( ovviamente fiumi di alcol e minchie di fuori ), la loro musica è stata ed è sempre presente nelle mie playlist pur non avendo inventato niente di trascendentale. Andavano bene per tutto ( una serata alcolica con gli amici, una scopata con la “bruttina” di turno, un sobrio giro in macchina da soli il lunedi’ sera).

    "Mi piace"

  2. Bacc0 permalink
    30 gennaio 2020 13:49

    Il grosso difetto di questo album è che cala vistosamente nell’ultima parte dove, ad una serie di pezzi eccezionali, segue un filotto di canzoni che pare uscita più da un aborto tipo Reload che da un disco dei Sentenced. Quindi alla fine Crimson rimane un gradino sotto i due precedenti, anche se devo dire che all’epoca lo consumai letteralmente. E’ comunque uno degli ultimi dischi del genere a suonare vero, senza il manierismo senz’anima che sarà poi una costante negli anni successivi

    "Mi piace"

  3. 30 gennaio 2020 16:48

    Riascoltato proprio oggi: due volte più bello di quanto lo ricordavo. Da ragazzino andai così fuori di testa per “Frozen” che per secoli ho associato i Sentenced a quel disco, pur apprezzando il resto; ho ancora i testi di tutto quel disco ricopiati a mano (!!!) in qualche cassetto, dato che me lo prestarono, non avevo una lira una per comprarmelo e volevo ascoltare il disco leggendoli.
    Ma dell’atmosfera intorpidita e compassata di questo non ricordavo: sembra scritto in una cantina, alla luce di due lampadine scassate, con -20 gradi fuori e nessuna voglia di uscire: non perchè è freddo o buio, ma perchè la rinuncia ha avuto la meglio sul resto.

    "Mi piace"

  4. Bacc0 permalink
    30 gennaio 2020 17:42

    Ah, comunque ai tempi i cloni dei Sentenced esistevano ed erano i Cryhavoc https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_k_7Dm4DLBwI7N_E_Sap4896xVeMsHHIM0

    "Mi piace"

  5. Naglfar permalink
    1 febbraio 2020 11:35

    Non è che per ogni band di cui parlate dovete sempre dire che gli ultimi album fanno schifo per forza eh.

    "Mi piace"

  6. blackinmind permalink
    5 febbraio 2020 10:47

    Non sono assolutamente d’accordo sul giudizio dato a “The cold white light”, a mio parere uno dei picchi del gruppo.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: