Skunk Jukebox: sono io la morte, e porto corona

Buongiorno a tutti, amici del vero metal. Come state? Siete già morti per il Coronavirus o siete ancora qui con noi ad aspettare l’uscita delle nuove date dei Manowar? Che stiate attendendo la morte o Joey DeMaio, ecco qui per voi una quindicina di video più o meno nuovi per passare il tempo.

Partiamo col botto grazie al nuovo video dei DEMONS & WIZARDS, seconda anticipazione dal terzo album appena uscito e di cui vi parleremo presto. Wolves in Winter è sicuramente più immediata dell’enigmatica Demonic già trattata qui, ma con quest’ultima ha in comune un’atmosfera cupa e claustrofobica che poi è una caratteristica fondante dell’ultimo disco. È talmente poco dinamica che in certi momenti sembra una versione epica e maligna della Canzone Mononota di Elio. Però non è male e anzi, più l’ascolto e più mi convince.

KIRK WINDSTEIN è in perfetta forma e tiene a dimostrarcelo nel video di Dream in Motion, dall’omonimo debutto solista uscito il 24 gennaio. Le immagini ce lo mostrano perfettamente a proprio agio nel suo mondo fatto di studi di registrazione, concerti, superalcolici e amici con lunghe barbe, a parte Phil Anselmo, qui ripreso mentre si spacca la testa col microfono sul palco. Il pezzo invece è moscio e non mi pare degno di stare affianco ai capolavori che il Nostro ha disseminato sul proprio cammino. Aspettiamo il disco intero.

Di solito non parlo di lyric video su questa rubrica, ma Night of the Witch è la nuova dei TESTAMENT e non è niente male. Certo niente di nuovo, e niente per cui strapparsi i capelli, ma il suo sporco lavoro lo fa.

Facciamo un altro strappo alla regola con un ulteriore lyric video, questa volta dei KORPIKLAANI che hanno rifatto per l’ennesima volta la vecchia Beer Beer, chiamandola Birra Birra. Il pezzo però non è in italiano ma in spagnolo, a parte il coro “birra birra” nel ritornello. Vabbè.

Insomma mi arriva una mail in cui si annuncia al mondo l’esistenza di questa SHAAM LAREIN, presentata con parole roboanti in cui si dice, tra l’altro, che la tipa è influenzata da PJ Harvey, Billie Holiday e non so che altro. Non le fanno un grosso favore a presentarla così, perché – come si sente da questa Aurora – si tratta di una specie di occult doom con voce femminile stregonesca che ricorda un po’ i nostrani Messa. Il pezzo è comunque decisamente affascinante e suppongo che nel prossimo futuro dovrò parlarvi anche del disco, che è molto carino.

Da Timisoara, Romania, arrivano i KATHAROS XIII, che non conoscevo. Si definiscono dark doom jazz (lamadò) e il video di Sigma, per le atmosfere, la presenza insistita dell’acqua, la voce femminile e il sassofono mi ha ricordato – esattamente come per Shaam Larein – i Messa. Il video è piuttosto psichedelico, e la musica pure. Ce li vedrei bene al Tube Cult, tra una birra e un bouquet di arrosticini.

Estremamente evocativo anche Fylgja, l’ultimo video dei francesi EVOHÈ, poco più di due minuti in acustico tra panorami boschivi e la figura spettrale di una tizia vestita di bianco che cammina tra le coltivazioni. A un certo punto si sente un sussurro che scandisce chiaramente ‘la minchia’, giuro. Consigliato ai fan degli Agalloch.

Ritornano pure gli ON THORNS I LAY, uno dei gruppi meno celebrati della scena greca che a un certo punto era parso essersi perso per strada. The Song of Sirens è tratta dal nuovo album Threnos, il loro nono, e con il suo gothic death doom riesce a colpire nel segno. Molto bella la parte lenta a metà pezzo e ottimo, come sempre, il lavoro di Dan Swanö dietro alla consolle.

L’ultimo disco degli HAMMERFALL, Dominion, non era male. Il punto più basso era però raggiunto dalla ballatona, Second to One, una roba sinceramente indifendibile. L’immortale generale Oskar Dronjak però non dev’essere dello stesso avviso, visto che della suddetta ballata è ora uscito un video in cui Joacim Cans duetta con Noora Louhimo, la camionista dietro al microfono degli incommentabili Battle Beast. Consiglierei di passare i prossimi quattro minuti e ventotto secondi della vostra vita in modo più costruttivo, ad esempio sedendovi su un gradino e urlando alle macchine che passano.

Scopro ora l’esistenza dei LEECHED, terzetto di Manchester dedito a una specie di misto morboso tra sludge e post-core con il preciso obiettivo di farti stare male. A quanto ho capito i Nostri hanno anche un discreto numero di appassionati, e comprendo anche il perché. I, Flatline fa da apripista al terzo album To Dull the Blades of Your Abuse e vanta un video in bianco e nero disagiante quasi quanto la musica.

Un pezzo sinceramente molto bello è quello dei TETHRA, glorie piemontesi in giro da una decina d’anni e che stanno per uscire col terzo album Empire of the Void. Questa Cold Blue Nebula è un pregevole esempio di death doom alla vecchissima maniera, con i My Dying Bride degli anni Novanta come punto di riferimento più immediato. Molto azzeccata anche la produzione vecchia scuola a cura di Matt Stancioiu. Il video è una specie di collage di riprese con drone che si alternano a inquadrature naturalistiche e di case abbandonate, facendo ricadere il tutto nella casistica sviscerata dal Belardi qui. Aspettiamo l’album con buone aspettative.

Esistono anche le BURNING WITCHES, gruppo svizzero di sole donne su Nuclear Blast. Questa descrizione probabilmente basterebbe da sola ad ammazzare un rinoceronte, ed effettivamente Sea of Lies sembra uscire da un demo, piuttosto che da un disco discretamente spinto dalla summenzionata etichetta. Non è tutto da buttare, ma è proprio la visione d’insieme che non lascia un’ottima impressione.

Sta uscendo anche il disco nuovo dei NIGHTWISH, il gruppo preferito del Messicano. Qualche giorno fa è dunque arrivata l’anteprima del primo singolo, chiamato Noise. È una canzoncina sanza ‘nfamia e sanza lodo il cui ritornello scorre via come un bicchiere d’acqua naturale a temperatura ambiente per poi lasciare il tuo organismo con la stessa velocità e rapidità del suddetto bicchiere d’acqua. Loro se ne saranno resi conto, quindi hanno riempito il video di tette e culi per tenere viva l’attenzione. Appuntamento al 10 aprile, quando uscirà il disco che verrà senz’altro recensito dal Messicano.

E per concludere in bruttezza ho la canzone giusta per voi: Do or Die, degli AMARANTHE con ospite speciale Angela Gossow, colei che nella bio viene definita leggendaria ma che invece, come noi sappiamo, rappresenta l’inizio del Male Assoluto. La canzone viene presentata come un pezzo violento ed estremo, forse perché il metro di paragone erano le filastrocche da scuola materna, con un testo impegnato che alla fine si limita a qualche paternale ambientalista in stile moriremo tutti etc. Il ritornello inizia con una roba tipo “non ci sono più le mezze stagioni” o qualcosa del genere. Siete contenti, amici? Come fareste senza le mie segnalazioni davvero non lo so. Arrivederci alla prossima puntata e vedete di non morire nell’apocalisse zombi attualmente in corso. (barg)

 

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