Avere vent’anni: TESTAMENT – The Gathering

Il Messicano: Vent’anni fa comprai questo disco perché le riviste ne parlavano benissimo. Dicevano prima di tutto che fosse un enorme passo in avanti rispetto al suo predecessore, Demonic del ’97, e poi che addirittura si avvicinasse alle loro primissime cose. Grazie al cazzo: Demonic era proprio una porcheria per handicappati. Qualcuno si spinse oltre e scrisse che The Gathering fosse  uno dei loro dischi migliori, se non il migliore in assoluto. Avete presente le riviste medalz negli anni novanta? “Una vera mezzata”, “Autentico capolavoro” e via così: tutti uguali quegli idrocefali. E poi giù a rompere il cazzo con il fatto che alla batteria ci fosse Dave Lombardo. Me lo ricordo come fosse ieri. A distanza di vent’anni ve lo voglio dire ad alta voce: QUESTO DISCO È UNA CACATA A TRADIMENTO. Parte con il botto: D.N.R. (Do Not Resuscitate) e tu, che sei un giovane medalz, bestemmi la madonna. Che cazzo vuoi dire a ‘sto pezzo? Niente. Prosegue abbastanza bene con Down for Life, ok? E poi il tradimento, come la più subdola delle troie: si trasforma in un pastone di merda a cui non si avvicinerebbero nemmeno dei maiali a digiuno da un mese. Avete capito? Dalla terza in poi fa così ‘sto disco: BLUARGHSBUDUBUARGHSBADABUARGH come un cesso intasato. Ai tempi con 10.000 lire ti venivano fuori quattro cannette decenti e io per ‘sta cosa ne spesi il doppio. Andate a fare in culo. Non ho altro da dire.

Cesare Carrozzi: The Gathering è stata la prima di almeno due rinascite dei Testament, gruppo assai conosciuto, assai amato ma anche assai discontinuo, sia per le tempistiche delle uscite discografiche che per la qualità delle stesse. Dopo il fulminante inizio di carriera nella seconda metà degli anni Ottanta, dove in tre anni sono riusciti ad infilare altrettanti dischi uno meglio dell’altro (The Legacy, The New Order, Practice What you Preach), gli inizi dei Novanta furono assai travagliati, principalmente per via dell’abbandono di quel fenomeno di Alex Skolnick (fenomeno non tanto per le doti musicali, indubbie, quanto per la stupidità sbalordiva che lo portò a lasciare i Testament per andare a studiare jazz, finire giustamente per fare la fame e rientrare lustri dopo con la coda tra le gambe), ma anche per una fase di stanca di Eric Peterson, fa sempre il principale compositore del gruppo. Metteteci pure che i primi anni Novanta e il metal è morto e il grunge e blablabla e insomma il quadro è chiaro. Di quel periodo salvo giusto qualcosa (ma poco) di Souls of Black (dove c’è ancora il nostro emulo di Joe Pass), che Demonic e Low sono giusto sottobicchieri troppi cari. E insomma passato un lustro dall’ultimo sottobicchiere ecco che, dal niente, esce fuori The Gathering, che è sostanzialmente lo sforzo concentrato di Eric Peterson e Chuck Billy per non far morire i Testament di morte prematura.

Molti reputano The Gathering un capolavoro, a me piace molto ma non tanto da attribuirgli quel titolo, in parte anche per la prestazione di James Murphy in sostituzione di Skolnick, che non è che mi abbia mai fatto impazzire (Murphy dico), in parte perché il disco soffre di più di qualche calo, specialmente quando la velocità non è elevatissima (tipo Riding the Snake o Sewn Shut Eyes). Di contro, però, ci sono pezzi fantastici come Legions of the Dead, o Eyes of Wrath, o D.N.R.; quest’ultima piuttosto curiosamente mi ha fatto sempre pensare a certo power metal veloce di scuola tedesca più che al thrash americano, boh. Probabilmente The Gathering ha avuto il notevole riscontro che ha avuto anche per la presenza in formazione di Steve DiGiorgio e, soprattutto, di Dave Lombardo, anche se solo come turnisti (pure se DiGiorgio anni dopo è entrato stabilmente nel gruppo). Vabbè comunque: The Gathering è un insperato, buonissimo lavoro dopo un periodo molto buio per i Testament e quindi, immagino, per Chuck Billy ed Eric Peterson, ai quali va tutta la mia stima per non aver mollato baracca e burattini ed aver continuato a crederci. Anzi, a Peterson manco troppo perché poi ha avuto la brillante idea di mettere su quel progetto a latere di  black metal che fa cacare topi fulminati; vabbè, è comunque meglio del jazz, tutto sommato. (Cesare Carrozzi)

18 commenti

  • Per come la vedo io è un disco sbilanciatissimo in avanti: la prima metà è a tratti oro colato, il resto ha un retrogusto di sterco. Vale comunque plurimi ascolti.

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  • Vi ringrazio per aver dato il giusto valore ( molto al di sotto di altri dischi dei Testament ) a The Gathering.
    Mi sono sempre sentito un’idiota perchè a me ” questa mazzata sui denti” non piaceva nemmeno la metà di un qualsiasi altro buon album dei Testament ( mettiamo Practice what you preach )!
    Grazie ragazzi.

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  • Sto cazzo di Messicano è un posers che levati.

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  • Non ci siamo proprio. The Gathering è MOLTO meglio di qualsiasi altra cosa abbiano fatto. E’ un cazzo di fottuto capolavoro, dall’inizio alla fine. Fall of Sipledome col cazzo che è un brutto pezzo. COL CAZZO, se non si fosse capito. E Demonic è meraviglioso, a Messicà, te devo da pagà na birra perché mannaggiaallah sto sforando le bestemmie. Non capisci un cazzo, ma ti voglio bene lo stesso.
    Mo me li ascolto in loop.

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  • All’epoca mi piacque molto, e sicuramente preferisco i testament degli anni 90 ai loro cosiddetti classici. Low è un disco discontinuo ma ha ottimi pezzi, e pure Demonic aveva un bel mood generale, anche se conteneva troppi filler. Io non ho mai retto roba tipo practice, per me è un pastone thrash registrato in maniera ridicola che davvero non mi dice nulla. E anche i primi boh, carini ma usciti fuori tempo massimo e non al livello di roba tipo megadeth o metallica per dire. The gathering spaccava, il giusto compromesso tra gli anni 80 e 90 anche se ora come ora mi dice poco, ma del resto roba del genere ormai la ascolto di rado

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  • Era una bomba nucleare sto disco, altro che. Ok, un paio di filler, un paio di cali, il growl di Chuck che non piace a tutti, ok, ma è una bomba nucleare sto disco.

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  • Questo fu un bel disco, per l’epoca in cui si era: potente, veloce, energico come ce n’era bisogno. Non è uno di quei dischi che si riascoltano sempre, ma io personalmente lo ricordo con grande affetto.
    Sempre meglio del grunge.

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  • boh, anche a me non pareva per niente male. ogni tanto me lo rimetto su ancora, a differenza dell’ultimo, tanto per fare un esempio…

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  • 20 anni e manco io ho mai capito perchè la gente ci si facesse ai tempi così tante pippe. Certo, ci sono 5-6 pezzoni (DNR, down for life, quelle sparate a diecimila, tra cui fall of sipledome che è una bomba nucleare) e il resto boh, mi ha sempre annoiato parecchio. James Murphy non pervenuto e sinceramente su sto disco non mi è mai capitato di riuscire a sentire le sgommate di DiGiorgio, che per me si è limitato ad un lavoro molto molto basic. Altro che Individual Thought Patterns o, per rimanere sul contemporaneo, i Control Denied.

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  • Leggo un po’ di sano pepe e dissidio su questo album, molto bene!

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  • Giusto per capirci, restando esclusivamente in ambito bay area, nemmeno due anni prima i Metallica sfornarono quel sacchetto pieno di escrementi di ReLoad, i Megadeth quell’abominio di Risk, gli Slayer Diabolus In Musica, non certo il loro apice, e gli si viene a cacare il cazzo ai Testament per aver registrato un album che si mangia letteralemnte i sopracitati??? Ma che me tocca senti’ mortacci vostra

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  • per chi volesse ascoltare James Murphy al TOP della forma straconsiglio il suo disco solista Feeding the machine (CA PO LA VO RO), in The gathering è per l’appunto non pervenuto, come dice piu sopra Fomentor

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  • il disco per quanto mi riguarda è eccezionale, poi l’aspetto più incredibile è la sua varietà

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  • il messicano sei un eunuco nauseabondo che ama essere bastonato nel culo dai negri!

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  • A me sto disco piace molto, tranne gli assoli! Comunque l’ho ascoltato la prima volta e comprato nel 2004 mi sembra , quindi la concorrenza dei tempi era al massimo qualche pacioccone svedese che mischiava at the gates, slayer , soilwork e in flames, quindi sbaragliarono tutti con una scorreggia. Certo, ci rimasi male a non sentire le melodie oscure e sotterranee di the legacy, ma d.n.r è un pezzo da antologia

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