Vai al contenuto

Avere vent’anni: DAN SWANÖ – Moontower

30 gennaio 2019

Edoardo Giardina: Per spiegare a chi per puro scherzo del destino ancora non avesse ascoltato quest’album il motivo per cui invece dovrebbe farlo immediatamente, si può dire semplicemente che Dan Swanö è sostanzialmente il demiurgo dietro a buona parte del metal migliore che la scena svedese (e non solo) abbia mai partorito. Sue sono le mani che modellarono e levigarono lavori importantissimi di mostri sacri quali Marduk, Katatonia, Opeth e Dissection. Sue sono le idee che hanno dato vita a progetti come gli Edge of Sanity e gli imponderabili Pan.Thy.Monium.

Moontower però è speciale perché è l’unico disco solista di Dan Swanö. L’unico in cui lo svedese ha deciso di fare tutto assolutamente da solo – l’esperienza verrà parzialmente ripetuta con Crimson II, ma le premesse saranno diverse. Ed è un album che forse non possiamo neanche definire metal perché composto e suonato come se fosse un’opera progressive rock, dove la cosa più metal che si può sentire è la voce in growl del genio svedese. Quest’album è importante anche per il periodo in cui viene pubblicato, ossia dopo la chiusura dell’esperimento Pan.Thy.Monium e il momentaneo abbandono dell’altra sua creatura, gli Edge of Sanity. Moontower è il manifesto stilistico di Dan Swanö e il suo patrimonio in quanto musicista. Contiene riff indimenticabili e pezzi memorabili, come Sun of the Night, Uncreation e The Big Sleep, che, pur essendo un disco prog, lo rendono diretto e fanno sì che rimanga in testa a chi lo ascolta. Il proprietario degli Unisound Studios suonò e suonerà in tanti altri gruppi, quali Nightingale, Bloodbath e, ultimi ma non meno importanti, i The Witherscape, sfornando capolavori uno dietro l’altro. Ma nessun album potrà mai essere e sarà mai come Moontower. Nel modo in cui le sue melodie riescono ad essere così accattivanti e cattive allo stesso tempo. Ma anche nel modo in cui suona così tanto metal senza esserlo veramente.

Trainspotting: Ho sempre fatto fatica a considerare Dan Swanö un semplice essere umano: nella mia testa l’ho sempre associato alla figura di un folletto, una specie di genius loci del suo studio di registrazione, l’Unisound, a sua volta un luogo magico capace di far ritrovare chiunque entrasse in una dimensione parallela in cui tutto risultava poi trasfigurato. Non saprei neanche quantificare il suo contributo alla scena metal svedese degli anni Novanta, quindi nel dubbio ho sempre arrotondato per eccesso: e così, per qualsiasi disco in cui Swanö abbia avuto un qualsiasi ruolo, tendo a pensare che almeno metà del merito sia proprio del summenzionato produttore. 

Per non parlare poi dei dischi esplicitamente firmati da lui per tramite delle sue innumeri band, che ho sempre considerato una cosa a parte rispetto alla scena svedese in sé e per sé, sempre perché un disco scritto da un folletto non puoi paragonarlo a nessun altro. Amo particolarmente certi album degli Edge of Sanity, che peraltro credo siano uno dei gruppi metal più sottovalutati di sempre, e non saprei davvero da dove cominciare per descrivere Moontower, unico suo disco solista in cui lui peraltro fa tutto da solo, al punto che la stessa copertina è un dettaglio del suo occhio. Otto pezzi strutturalmente molto semplici, com’è nel suo stile, in cui si sovrappongono meravigliosamente il death metal svedese, il prog rock, l’heavy metal classico e qualsiasi altra cosa gli venisse in mente, con una naturalezza incredibile e senza mai dare la minima sensazione di forzatura.

La stampa dell’epoca non gli ha mai tributato i giusti onori, tanto che l’importanza fondamentale di Dan Swanö nel metal svedese degli anni Novanta (paragonabile a quella di Euronymous nel black norvegese o di Ross Robinson nel nu metal di quel periodo, ma molto più estesa nel tempo) ho dovuto scoprirla da solo, più tardi. Se qualcuno di voi fosse per qualche motivo ancora all’oscuro della cosa, comunque, sappiate che senza Dan Swanö il metal più o meno estremo svedese degli ultimi venticinque anni non sarebbe assolutamente stato quello che è stato. Sparate un nome qualsiasi e lui, quasi sicuramente, c’entra qualcosa. Potrei fare una lista dei gruppi in cui è stato coinvolto, come musicista o produttore, ma uscirebbe una cosa ancora più lunga della presente doppia recensione – e non sto scherzando.

E, dopo vent’anni, Moontower è ancora freschissimo ed estremamente attuale. Merito di melodie che funzionano e arrangiamenti azzeccatissimi e mai banali, con quell’organo Hammond e quell’alternarsi naturale di growl e voce pulita, riff ottantiani e novantiani, eccetera. Ma merito soprattutto dell’entusiasmo palpabile con cui Swanö si è sempre approcciato alla musica, simile a quella di un bambino che si sveglia la mattina di Natale per aprire i regali, qui ancora più in risalto dato che non c’è nessun’altra persona coinvolta. Disco sottovalutatissimo che meriterebbe di essere mandato a memoria da chiunque, e davvero non mi viene in mente alcuna ragione plausibile per cui Moontower possa non piacere a qualcuno.

 

One Comment leave one →
  1. 1 febbraio 2019 14:38

    Ma se ci azzardassimo a dire che un bel po’ di melodia viene dai Nightingale, che il Nostro aveva fatto debuttare tre anni prima come progetto solista? Comunque bellissimo disco, grazie mille per avermelo fatto conoscere!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: