Vai al contenuto

Il debutto dei DEMONS & WIZARDS tra ansia e attacchi di panico

28 gennaio 2020

Nell’anno 2000 questo progetto arrivò a sconvolgere le vite di noi giovini metallari adolescenti. Da una parte Hansi Kursch, dall’altra Jon Schaffer: le anticipazioni e le indiscrezioni si rincorrevano da mesi, con i personaggi coinvolti che lanciavano dichiarazioni sibilline su come sarebbe stato e come sarebbero riusciti a unire in un’unica soluzione due gruppi così diversi. Il demone era Jon Schaffer, che avrebbe portato con sé lo stile oscuro e aggressivo degli Iced Earth; il mago era Hansi Kursch, con tutto il carico fantasy delle atmosfere dei Blind Guardian: questo il senso del nome, ci dicevano.

E noi a sbavare, aspettando impotenti l’uscita in edicola delle riviste per scoprire nuovi dettagli, senza che ci fosse Blabbermouth che ti diceva quante volte era andato in bagno Hansi o a quanti messicani aveva sparato Schaffer. Sarebbe stata una perfetta fusione tra i due stili, giuravano i due, e tu facevi dei calcoli mentali cervellotici per cercare di intuire in che modo le due diverse sonorità si sarebbero fuse. I Blind Guardian erano reduci da Nightfall in Middle-Earth e gli Iced Earth avevano da poco pubblicato Something Wicked this Way Comes, probabilmente i loro dischi più famosi, e moltissimi pensavano che le due band fossero anche al loro apice creativo. Bisogna fare un grosso sforzo mentale per calarsi in quel momento: i Demons & Wizards erano attesi non come superfluo divertissement, ma come un probabile futuro grosso nome del metal che stava nascendo davanti ai nostri occhi.

Poi il disco uscì. E, anche se all’epoca faticavamo ad ammetterlo ad alta voce, non era per niente un capolavoro. Innanzitutto era piuttosto ostico, con quelle melodie claustrofobiche e incredibilmente cupe a cui faceva da contraltare la voce di Hansi, impostata in modo molto diverso da come ci aveva abituato nei Blind Guardian. Inoltre mandava all’aria tutti i calcoli che avevamo fatto su come avrebbe potuto suonare, perché sinceramente, anche a ragionarci adesso, Demons & Wizards non assomiglia davvero ad alcuna delle due band madri. L’unica vera connessione è IL RIFF degli Iced Earth, messo in evidenza nell’apertura Heaven Denies, in modo tale che la prima cosa che senti dopo l’introduzione è proprio quel fatidico truttrutrututtuttru suonato con la delicatezza di un rinoceronte. Personalmente rimasi abbastanza spiazzato, perché non sapevo in che modo prendere l’album: approcciarcisi come se fosse un album degli Iced Earth era sbagliato, perché era troppo evocativo e poco aggressivo; allo stesso modo, non si potevano usare gli stessi stilemi di approccio dei Blind Guardian, perché non aveva quella caratteristica impronta corale e soprattutto non suonava per nulla tedesco. Per fare un esempio fuori contesto, la prima volta che sentii il debutto degli Audioslave mi sembrò subito chiarissimo come questo fosse un perfetto incrocio tra Soundgarden e RATM. Dai Demons & Wizard ci si aspettava più o meno una cosa del genere, e invece no.

A parte lo stile in sé, la domanda cruciale a questo punto è: ma il disco com’è? I pezzi ci sono? Beh, insomma. O meglio: su dieci pezzi effettivi ce ne sono quattro bellissimi, cioè i primi: Heaven Denies, Poor Man’s Crusade, Fiddler on the Green e Blood on My Hands. Il resto meh. L’impressione è che tutta la seconda metà (abbondante) del disco sia composta di riempitivi fatti apposta per poter arrivare alla fine. La traccia migliore delle altre, nel lato B, è forse The Whistler, ma davvero niente per cui strapparsi i capelli; invece la chiusura, Last Sunrise, sembra presa da Burnt Offerings ed è l’unico pezzo che ricorda direttamente una delle due band principali – la qual cosa rafforzava l’idea che fosse uno scarto tirato fuori da un cassetto per aggiungere minutaggio. Quindi tutti i lati positivi dell’album risiedono nelle quattro iniziali, che sono effettivamente splendide e che valgono il prezzo del biglietto. Specie Fiddler on the Green, capolavoro vero, che da sola giustifica l’esistenza stessa dei Demons & Wizards. L’esperimento non ebbe il successo sperato: i due nostri eroi ci riprovarono qualche anno dopo con il secondo Touched by the Crimson King, per poi riapparire di colpo quindici anni dopo con un tour estivo e con un disco di prossima uscita. Ora la situazione si è capovolta: gli Iced Earth sono diventati un gruppo del cazzo, i Blind Guardian fanno schifo ai cani e i Demons & Wizards sono diventati l’ultima speranza per sentire Schaffer e Kursch in un disco decente. Comunque andrà, abbiamo la consolazione che quantomeno ci rimarrà sempre Fiddler on the Green; e quindi, in qualche modo, ne sarà valsa la pena. (barg)

3 commenti leave one →
  1. 28 gennaio 2020 09:58

    Concordo anche sulle virgole di questo articolo. L’unica cosa che manca, anche se c’entra fino a un certo punto, è che il secondo album dei D&W era una grossa delusione.

    "Mi piace"

    • weareblind permalink
      28 gennaio 2020 15:35

      Devo dire, a me nemmeno questo piace.

      "Mi piace"

      • 28 gennaio 2020 15:49

        Mi dispiace per te che tu ti perda il piacere delle canzoni citate nell’articolo, che meritano davvero, soprattutto “Fiddler On The Green”. Ma sono gusti, come al solito.

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: