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Avere vent’anni: DEMONS & WIZARDS – st

27 gennaio 2020

Gabriele Traversa: Fiddler on the Green, per me, non è un brano. Fiddler on the Green è un’estate verso la fine delle scuole superiori. E’ un lettore mp3 da 1 gigabyte (!!!) della Creative, piccolino e tutto nero, regalatomi a Natale, con all’interno pochissime (e sceltissime) canzoni. Fiddler on the Green sono io, circa tredici anni fa, giovane metallino, che cammino accaldato per via Diego Fabbri con un suggestivo arpeggio acustico nelle orecchie. È il fugace vento estivo che ogni tanto mi si affaccia tra i capelli mentre vado a prendere l’autobus, donandomi un istante di sollievo incredibile. È il pathos di una voce che, ancora lontana da crepuscolari orchestre, aveva colorato liriche e pezzi immortali. Fiddler on the Green è l’orgia di chitarre che esplode nel finale, come un temporale dopo una lunga danza propiziatoria. Fiddler on the Green è “quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!”. Polaroid di un momento di antica quotidianità, di profonda e solitaria intimità.

Charles: Schaffer e Kürsch erano stati in giro insieme per l’Europa a fare tour con le rispettive band e la cosa li aveva presi bene, ma così bene che decisero di metter su un progettino che fondesse le due anime e i principali immaginari di riferimento di Iced Earth (i demoni dell’Inferno dantesco, la Dannazione, etc.) e Blind Guardian (il mistero delle arti magiche, il fantasy, etc.). Ne venne fuori qualcosa di talmente grandioso che non tutti lo capirono subito. A dire il vero, esiste tutt’ora gente che non lo ha ancora capito, e questo è perché viviamo in un mondo pieno di infami e di infamità, cari amici del vero metal. Ci vuole pazienza, tanta pazienza.

La grandezza del primo omonimo album dei Demons & Wizards è diretta espressione della grandezza dei suoi due creatori che all’epoca erano all’apogeo della propria carriera, due personaggi enormi che avevano raggiunto il massimo dei risultati raggiungibili con le rispettive band e che un bel momento decidono di fare la fusione definitiva, mettere questo enorme patrimonio a fattor comune ed ibridare il suono e gli elementi che caratterizzavano le rispettive band in un genere nuovo, una nuova specie superiore. E mettono dentro il meglio che ognuno aveva da offrire: l’epicità, la poesia e una delle voci più belle di sempre da una parte, la potenza, la spavalderia e uno dei riff migliori di sempre dall’altra, così, tanto per fare la storia del metal. Sì, cari amici dell’unico e vero metal, qui siamo di fronte alla storia, ad uno, cioè, degli ultimi momenti di frattura del continuum temporale che potremo definire realmente significativo per la nostra musica.

Cesare Carrozzi: Ni. D’accordo, c’è Fiddler on The Green, bellissima e tutto. C’è anche Heaven Denies, anche lì, ottima canzone giustamente messa in apertura dopo una breve intro. Anche Blood on My Hands è bellina. Ma cazzo c’è pure Poor Man’s Crusade che è una mattonata sui coglioni da morì, come pure Path of Glory, The Whistler e blablabla. Il problema di questo disco, secondo me, è la mancanza di testosterone nella voce di Hansi Kursh, mancanza che si sente soprattutto nei pezzi meno tirati. Vuole strafare e diventa una lagna insopportabile, troppe parole, troppi cori, troppa presenza senza carattere, in un certo senso anticipando quella tendenza all’egocentrismo vocale (mettiamola così) che nel lungo periodo ha portato allo sfascio degli ultimi dischi Blind Guardian, luttuoso accadimento che se si è verificato vent’anni dopo è giusto per merito di André Olbrich e della sua chitarra solista, qui assente. Su questo disco non c’è nessun contraltare allo strabordare di un Hansi che vuole stare su tutto, ovunque, a forza, per forza, con mille vocine, mille coretti, incisioni e sovraincisioni senza fine. Che palle. E allora diventa chiaro che su tot pezzi (dodici, assolutamente troppi) gliene riescono un due o tre, ma giusto perché alla fine sono sempre Hansi Kursh e Jon Schaffer, altrimenti di certo manco quelli. E se questo disco ha venduto come ha venduto è solo per i nomi coinvolti, appunto. Che sennò col cazzo, su, che per lo più fa cacare sanguinaccio.

6 commenti leave one →
  1. 27 gennaio 2020 09:53

    Il cuore dice che è un capolavoro, il cervello tende a concordare con Carrozzi; la prima metà (il lato A, si sarebbe detto qualche anno prima) è indiscutibile, comunque.
    Disco ancora godibilissimo, capace di creare un’atmosfera magica non solo per i ricordi,ma

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  2. vito permalink
    27 gennaio 2020 10:39

    la versione live di “fiddler…è qualcosa di magnifico, infatti è assolutamente inutile andare in studio per gruppi come questo, potrebbero registrare gli album di fronte ad un’ audience ed avere risultati anche migliori.

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  3. Bacc0 permalink
    27 gennaio 2020 11:05

    All’epoca, da fan degli iced earth, mi era piaciuto abbastanza. La voce era un pò il punto debole perchè tendeva troppo al madrigalesco cazzomoscio che ho sempre retto molto poco ma tant’è.. Li vidi poi al gods di quel 2000, e fu un vero schifo

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    • 27 gennaio 2020 11:21

      Anche altri partecipanti hanno riportato lo stesso giudizio sul concerto. Al tempo si diceva che la pessima prova fosse dovuta a problemi alla schiena di Schaffer; chissà se era vero.

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      • 27 gennaio 2020 17:06

        Ero presente anche io e confermo la tremenda prestazione di Hansi. Non c’entra niente il mal di schiena di Schaffer, lui cantò malissimo. Peraltro questa cosa diede adito, negli anni successivi, al pensiero comune in Italia che Hansi cantasse male sempre dal vivo, dato che non solo il festival fu ripreso e mandato su Tmc2, ma quello fu il primo concerto ‘grosso’ in cui si esibiva Kursch: per Nightfall si esibirono in posti medi tipo il Palacisalfa, e ai tempi di Imaginations erano ancora un gruppo misconosciuto per la cui data romana si presentarono in poche decine.

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  4. El Baluba permalink
    27 gennaio 2020 21:06

    pur avendo amato Blind Guardian e Iced Earth, all’epoca snobbai totalmente questo disco. Un amico del periodo che si comprò il disco, mi fece sentire probabilmente qualcosa, ma stranamente non mi disse poco, o io ero lanciato su altro…boh chi se lo ricorda…dovrò rimediare prima o poi…

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