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Nightfall in Middle-Earth: il disco più sopravvalutato della storia del metal?

30 aprile 2018

Premessa necessaria: i Blind Guardian sono il mio gruppo preferito, almeno fino ad un certo punto della loro discografia; vent’anni fa ho aspettato Nightfall in Middle-Earth passando notti insonni (letteralmente) e l’ho consumato a tal punto che mi sento di dire che difficilmente c’è qualcuno al mondo che l’ha ascoltato più di me.

Quanto detto giusto per sgombrare il campo da equivoci e minacce di morte, perché non ne parlerò benissimo. Il fatto è che Nightfall è uno dei dischi peggio invecchiati che conosca, e, accingendomi per la prima volta nella mia vita a doverne parlare criticamente, non posso fare a meno di citare molti dei difetti su cui ho sempre sopravvolato nei miei migliaia di ascolti fatti per piacere personale. Capisco che non sia semplice per nessuno ripetersi a certi livelli dopo cinque capolavori assoluti, soprattutto se l’ultimo di questi si chiama Imaginations from the Other Side ed è l’apice compositivo non solo dei Blind Guardian ma probabilmente dell’intero power metal mondiale degli anni Novanta; e noi, che gli vogliamo un bene che non si può neanche immaginare, diamo loro tutte le giustificazioni del mondo. Molte altre volte mi sono divertito a parlare male di un album, ma per Nightfall ogni parola non entusiastica, credetemi, è un coltello che mi pianto nel cuore da solo.

Come tutti sapranno, l’album è un concept sul Silmarillion con undici canzoni effettive spalmate su ventidue tracce che seguono più o meno cronologicamente gli eventi del libro. Un’operazione ambiziosa, molto ambiziosa, decisamente troppo ambiziosa per un gruppo power metal tedesco che aveva composto cinque capolavori volando abbastanza basso. Anche perché non so se avete presente cos’è il Silmarillion; e i Blind Guardian, per l’occasione, cercano di elevare la propria musica per stare al passo col respiro dell’opera. La prima considerazione che mi viene da fare è che non c’era alcun bisogno di elevare cose come Somewhere Far Beyond o il citato Imaginations, e chiunque fosse vicino alla band in quei momenti avrebbe avuto il dovere di farglielo capire: tant’è che la canzone che è rimasta più nel cuore della maggior parte dei fan è Mirror Mirror, il pezzo più classicamente di metallo tetesco zumpappà del lotto. La seconda è che, molto banalmente, se per indicare il concetto di grandeur si usa una parola francese e non tedesca un motivo ci sarà pure. 

Partiamo dal problema più evidente: la produzione. In Nightfall in Middle-Earth la produzione fa schifo. E tante grazie a Charlie Bauerfeind, che i Nostri hanno voluto a sostituire sia Flemming Rasmussen (autore del suono terremotante di Imaginations oltre che, tipo, dei Metallica degli anni Ottanta) sia Kalle Trapp, responsabile dei dischi ancora precedenti e cacciato in malo modo dopo Somewhere Far Beyond, che secondo la band è prodotto male. E invece quel suono crepuscolare imprezioscisce Somewhere che, ascoltato oggi, risulta ammantato di un fascino novantiano irriproducibile. Il suono del tanto strombazzato Bauerfeind, al contrario, affossa Nightfall al punto che, dopo vent’anni, la cosa fa addirittura tenerezza. Un disco del genere non dovrebbe fare tenerezza, porca puttana. Anche perché qui ci sono spunti per almeno cento dischi della madonna, nonostante poi spesso non siano valorizzati a dovere.

Ascoltarlo in cuffia con senso critico (cosa che io ho sempre evitato di fare, ripeto, in vent’anni e migliaia di ascolti) fa accorgere di quanto il pastone indefinibile di sovraincisioni, tastierine, campanellini, bonghetti, zumpapperi e varie amenità affoghi miseramente alcune delle più gloriose linee melodiche mai uscite dalla Germania. The Curse of Feanor potrebbe essere una canzone perfetta, ma è solo una canzone potenzialmente perfetta se non fosse per le suddette puttanate che le fanno perdere tiro e potenza. Nightfall in Middle-Earth è la dimostrazione pratica che la tecnica dell’accumulo è una delle cose più rischiose e controproducenti esistenti nell’arte. Il meglio è nemico del bene: questo Bauerfeind dovrebbe stamparselo e appenderselo sopra al mixer.

Il secondo problema è che i Blind Guardian, nonostante si fossero guadagnati la fama di gruppo capace di compiere il grande salto verso un’opera ambiziosa come la qui presente, semplicemente non ne erano in grado. Per chiunque non fosse d’accordo con questa mia affermazione, pregasi confrontare i dischi fino a Imaginations con quelli successivi. I Blind Guardian erano un gruppo power tedesco. Il miglior gruppo del mondo, per chi scrive, ma sempre un gruppo power tedesco. Il pezzo a mio parere più riuscito del disco è When Sorrow Sang, diretto e lineare, che sarebbe potuto stare benissimo sul precedente; e questo fa il paio con la citata Mirror Mirror, la preferita di praticamente chiunque altro. Non è un caso, eh. Un elemento di disturbo è pure la prestazione di Thomen Stauch, evidentemente a disagio, che spezza la tensione nelle parti più enfatiche e si costringe a suonare in un modo che chiaramente gli è estraneo, di sicuro costretto a ciò dagli altri membri della band e dallo stesso produttore. Queste cose Thomen le dirà esplicitamente, non senza una certa amarezza, quando uscirà dalla band dopo l’uscita del successivo A Night at the Opera specificando che dopo Imaginations aveva smesso di divertirsi. Molto più a suo agio invece Andre Olbrich, le cui meravigliose trame di chitarra salvano spesso dei passaggi pericolosamente tendenti alla moscerìa – sempre che riusciate a sentirle, penalizzate come sono dal mixaggio.

Non è vero che i pezzi di Nightfall non sarebbero concepibili senza questo tipo di arrangiamenti barocchi: quasi sempre, sotto la catasta di superflue sovraincisioni, la struttura classicamente power della loro forma-canzone è molto ben riconoscibile. Loro però cercano continuamente di mascherarla, costruendoci sopra impalcature di suoni, musichine e arrangiamenti per renderla qualcosa di – nella loro testa – migliore e più alta. Non riuscendoci, ovviamente, perché sono un gruppo di power metal tedesco. Questo procedimento porta a pasticci sonori come Time Stands Still (at the Iron Hill), che parte benissimo, con un bel climax, una meravigliosa melodia di chitarra e poi si spegne dopo pochi secondi quando arriva la voce di Hansi ad un volume improbabile che copre tutti gli strumenti. Il pezzo prosegue con quel LORD OF ALL NOLDOR che fa presagire sfracelli e poi si spegne di nuovo con il ritornello, ammazzato da un incomprensibile lavoro di Thomen che chiaramente non ha la minima idea di cosa fare (perché non gli piace, e si sente). E così via, con il volume della voce di Hansi che va su e giù cercando di ottenere, non so, teatralità? coralità?, lasciando invece solo amaro in bocca e la sensazione che se dietro la consolle ci fosse stato non dico Rassmussen, ma anche solo Sascha Paeth il risultato sarebbe stato molto diverso. Stesso discorso con Thorn, pezzo salvato dalle chitarre di Andre, sempre se riusciate a sentirle sotto il mixaggio assassino.

La parte centrale è quella meno riuscita, e alle due appena citate si aggiungono la noiosa The Eldar e l’incomprensibile Noldor, in cui Thomen davvero non sa a che santo votarsi e picchia un po’ a caso spezzando ogni tentativo di climax. I pezzi che rendono Nightfall in Middle-Earth un capolavoro, nonostante la produzione, nonostante le scelte sbagliate, nonostante il povero Thomen e nonostante le levette dei volumi che sembrano in balia di un bambino schizofrenico di cinque anni, sono nella prima e nell’ultima parte. Into the Storm, Nightfall, The Curse of Feanor e Blood Tears sono talmente meravigliose che spaccherebbero anche nella versione 8 bit; così come le conclusive When Sorrow Sang e A Dark Passage. In particolare quest’ultima, Blood Tears e la titletrack sono quelle che si adattano meglio, strutturalmente, a questo tipo di produzione.

Non citiamo qui gli intermezzi tra un pezzo e l’altro, in numero pari alle canzoni effettive, che rappresentano perfettamente il fallimento dell’intenzione di elevare i Blind Guardian ad un livello superiore. Roba da cartone animato ad essere buoni (e questo nonostante io le sappia a memoria e ripeta spesso al mio cane you are now my guest! forever! muahahahahah), e, ripensando agli intermezzi di un altro disco uscito nell’aprile 1998 e basato su un concept, Invictus dei Virgin Steele, il paragone è tremendamente impietoso. Quelli sono parte integrante del disco, e condensano in pochi secondi ciò che altri gruppi avrebbero annacquato in una canzone intera; questi invece sono le classiche cose che non puoi non skippare, a meno di non trovarti molto lontano dal telecomando dello stereo. Alla fine Imaginations from the Other Side era una cosa serissima, mentre Nightfall in Middle-Earth, anche grazie a questi intermezzi da birreria dopo il terzo litro, lo è pericolosamente meno. E, a causa della ricezione entusiastica che ebbe e che tuttora continua ad avere, è forse il disco più sopravvalutato della storia del metal. (barg)

Post scriptum: Tutte le critiche qui espresse non inficiano il fatto che i Blind Guardian sono il mio gruppo preferito fino ad A Night at the Opera e che seguiterò ad ascoltare Nightfall in Middle-Earth fino alla fine dei miei giorni. Il mio rapporto con i Blind Guardian è stato qualcosa di così pervasivo e intimo che scrivere quello che ho scritto mi ha fatto male quasi fisicamente. Che diamine, il mio secondo concerto metal in assoluto fu pure questo del tour di Nightfall, mi feci 500 km con le lacrime agli occhi per vederli, nonostante gli intermezzi, nonostante Bauerfeind, nonostante qualsiasi cosa. Però provate a riascoltare Nightfall in Middle-Earth anche voi con orecchie critiche, lasciando da parte per una sola volta l’amore verso la band, e ditemi se non ho ragione.

18 commenti leave one →
  1. stephan lichtsteiner permalink
    30 aprile 2018 09:34

    mah! che sia un disco barocco e pieno di fronzoli e’ pure vero, ma sono d’accordo solo su questo. per me non ha tanto senso parlare di “ascoltare con oggettivita’ ” un disco power: per la stragrande maggioranza (dei gruppi che piacciono a me, almeno), mi sembra chiaro che sia un genere da nerd/ignoranti/clown/gente che rutta. stare li’ ad analizzare oggi un disco di 20 anni fa a cui si e’ legatissimi, cercando di scindere la componente tecnica (qualsiasi cosa voglia dire) da quella affettiva.. ma perche’? mi sembra un po’ come dire: da ragazzini ignoranti facevamo le gare di scoregge e ci divertivamo, mentre oggi siccome siamo maturi e ci diamo un contegno, annusiamo i nostri peti con alterigia e consideriamo che effettivamente non sono poi cosi’ gradevoli. non ha senso cazzo, o vai avanti a fare le gare oppure passi ad altro!
    my 2 cents

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    • 30 aprile 2018 09:48

      il problema è proprio che con nightfall i blind guardian hanno cercato di smettere di fare scoregge iniziando a fare scoregge con scappellamento a sinistra

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      • Bonzo79 permalink
        30 aprile 2018 10:17

        Il problema…Per te. A me sto disco piace un botto pure con lo scappellamento a sinistra. Non ci vedo tutti i difetti che riscontri tu, o forse me ne frego, chissà.
        (Detto da uno che l’album dopo non è mai riuscito ad amarlo e i successivi proprio non li manda giù, e di loro per motivi misteriosi ascolta solo battalions of fear da anni… quindi la mia è una opinione che vale come un’altra)

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  2. weareblind permalink
    30 aprile 2018 10:19

    L’impalcato dell’articolo è corretto, e cioè: fate power metal tetesco che siete perfetti e affanculo gli orpelli, che non sono non siete capaci, ma cacano anche il cazzo. Scusate la volgarità, ma si attaglia perfettamente. E infatti per me i BG non hanno fatto dischi DOPO questo, già il successivo è un fottuto aborto miscellanea senza senso di suoni. Però Nightfall non soffre così tanto come qui descritto, e l’operazione SIlmarillion è ben riuscita. Poi, io salto sempre gli intermezzi perché mi interessano solo le canzoni, e nella mia playlist generica di questo album ne ho solo 2: Mirror Mirror e Time stands still.

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  3. sergente kabukiman permalink
    30 aprile 2018 10:34

    gli alestorm ci insegnano che il metallo a 8-bit è una cosa meravigliosa

    Piace a 3 people

  4. El Baluba permalink
    30 aprile 2018 10:38

    Dopo aver letto i due articoli a sostegno del ventennale di Nightfall sono corso a riascoltarmelo un paio di volte. In effetti, che soa invecchiato male e’ una cosa palese. Ascolto Imaginations e mi ricordo quando da adolescente lo mettevo in loop per interi pomeriggi, metto Somewhere e quando parte Theater of Pain mi fermo a cantare. Con Nightfall ho bellissimi ricordi, anche del relativo tour dove beccai Andre che gironzolava per il Palacisalfa e mi ci fermai a chiacchierare per una decina di minuti. Pero’, che lo riascolto poco rispetto agli altri e’ vero, e la produzione e’ francamente troppo incasinata e loro ci hanno ficcato dentro troppi barocchismi, anticipando il delirio di A Night of The Opera, lavoro che al netto di un paio di canzoni non riesco ad ascoltare x intero. A parte questo, mi basta la sola Nightfall x scatenarmi ondate di ricordi r facendo passare in secondo piano tutto il resto.

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  5. Petrvs Epicvs Metallicvs permalink
    30 aprile 2018 11:36

    e niente, Barg… confesso che dopo aver letto l’incipit pure io mi stavo incazzando parecchio, essendo anche per me i Blind Guardian uno dei gruppi a cui ho voluto piú bene (e gliene voglio tutt’ora, nonostante il declino…)… ma purtroppo, riascoltandolo con orecchio critico, non posso fare altro che convenire sul fatto che questo disco é decisamente appesantito e penalizzato da tanti, troppi amenicoli vari, oltre che dalla produzione. Le parti su Thomen che non sa che cazzo fare mi hanno strappato un sorriso amaro.
    Ció non toglie che ci ha regalato dei veri e propri inni da cantare a squarciagola, e che anch’io, come te, continueró ad ascoltarlo finché campo.

    A proposito di opere monolitiche (ognuno legga questo aggettivo nell’accezione che piú gli garba, positiva o negativa che sia), aspetto di leggere, l’anno prossimo, sul ventennale del monolitico House of Atreus dei Virgin Steele….

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  6. 30 aprile 2018 11:39

    Per me è l’apice dei Blind Guardian, e resta a tutt’oggi l’unico disco interamente affascinante che hanno pubblicato; gli altri sono, al più, raccolte di belle canzoni. Parentesi: gli intermezzi durano da un minuto a trenta secondi, e a volte sono brani musicali autonomi. A me non sembrano indigesti (anche perché, con lo stesso criterio, “Jugulator” è da plotone d’esecuzione). Anzi, “The field is lost, everything is lost” è roba che potrebbe far vendere magliette a iosa.
    Quanto alla produzione, non mi sembra che sia tanto peggiore di quella degli album che lo hanno preceduto; e comunque non dimentichiamoci che Rasmussen è anche quello di “…And Justice For All”.
    Tutto ciò detto da uno che ci ha messo due anni a leggere il Signore degli Anelli (in italiano) e che non ha mai giocato a giochi di ruolo, The Gate o roba simile.
    Ultima cosa: ho come l’impressione che chi è nato fino alla prima metà degli anni Ottanta preferisca Imaginations, mentre chi è arrivato dopo (diciamo forfettariamente dall’85) scelga Nightfall; è solo una mia impressione?

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    • weareblind permalink
      30 aprile 2018 20:43

      Orgio, ma Jugulator E’ DA PLOTONE. Intro e outro lunghe e senza utilità, maledetti siano loro, avevano Ripper, madonna che avevano in mano, io mi ascoltavo Burn In Hell su MTV SENZA INTRO e Satana m’è testimone veniva odore di zolfo da sotto il mio letto.

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  7. saturnalialuna permalink
    30 aprile 2018 12:00

    Da punti di vista diversi avete ragione tutti, ma Blood Tears è una di quelle canzoni della vita, seriamente. Talmente tanto che durante l’ascolto del ventennale mi sono scordata del resto dell’album.

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  8. scioc permalink
    30 aprile 2018 14:45

    Mi piacerebbe conoscere l’opinione di Barg anche rispetto alla versione “Remastered” di questo disco, per me imprescindibile, intendo la versione che uscì con il box set da collezionisti (A Traveler’s Guide To Space And Time), che uscì senza tutti gli intermezzi e con i suoni parecchio modificati… Non è l’originale, d’accordo, ma a mio parere risolve molti dei difetti di mixaggio menzionati… Recuperatevela per il confronto!

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    • 30 aprile 2018 16:07

      Io ho la Remastered del 2007, che però non era nel box set che dici tu. Sarà la stessa cosa? In quella che ho io ci sono tutti gli intermezzi, quindi boh, però non credo si siano messi a fare due rimasterizzazioni differenti.

      Tra l’altro, avendo sempre ascoltato questa remastered, non avevo idea che il mix originale fosse pietoso. Ora ho la curiosità di sentire prima quello vecchio e poi quello nuovo, per capire se è migliorato.

      Sul fatto che non sia il disco della madonna che tutti dicono non mi esprimo, ammetto di aver ascoltato veramente pochissimo dei BG all’infuori di questo.

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      • SimonFenix permalink
        30 aprile 2018 21:09

        Io ho la versione originale del 1998 e devo dire che non trovo che la produzione sia così terribile; i dischi con produzioni pessime sono ben altri (Death Magnetic, Virtual XI, Dance Of Death).

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  9. Magus79 permalink
    30 aprile 2018 18:13

    Nel box ci sono due versioni, una con intermezzi e una senza, entrambe sono state remixate e rimasterizzate, incredibilmente le versioni di tutti gli album del box sono si remastered ma sono state rese meno compresse rispetto sia alla versione originale per gli album da imagination in poi sia rispetto alle remastered del 2007,che sono delle classiche remastered in cui hanno semplicemente compresso di più i suoni per farle suonare più forte.Se interessa la remastered 2017 di a night at the opera è molto simile a quella del box, ed è decisamente meglio dell’originale

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  10. Polpo permalink
    1 maggio 2018 22:17

    Nightfall in Middle-Earth non è il disco della madonna che si dice. E’ molto di più. E il fatto che questo molto di più per tante persone sia difficilmente comprensibile (non parlo di comprensibile tramite facoltà mentali) è quello che causa queste rivalutazioni. E se ad essere invecchiato male non fosse lui ma gli ascoltatori?

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