BATTLE BEAST – st (Nuclear Blast)

battle-beast-battle-beastLa raison d’etre del disco è tutta nella prima traccia, Let It Roar, una cafonata da discoteca in quattro quarti con una camionista wrestler alla voce, tipo un ipotetico Andrew WK finlandese in fissa con gli WASP;  seriamente una delle cose più tamarre e senza vergogna che siano uscite negli ultimi anni, talmente di pompa da avermi fatto sbarellare completamente al primo ascolto: così, dopo mezz’ora passata a sentire a ripetizione l’opener a volumi insensati, ero convinto che Battle Beast fosse il disco del secolo e che la camionista dovesse diventare la giusta erede di Blackie Lawless nell’immaginario popolare. E invece mi è bastato ascoltare mezza volta il resto dell’album per capire che in realtà non è proprio così. Rimane certo la stima per Noora Louhimo, la succitata camionista, però a parte qualche sprazzo isolato ci si trova di fronte più che altro a una specie di riedizione ottantiana dei Lullacry, con un gusto delle melodie tipo hard rock scandinavo di vent’anni fa e un’onnipresenza delle tastiere derivabile fondamentalmente dalle degenerazioni del suicide metal finlandese degli ultimi anni, diciamo lo stesso contesto che ha visto il crollo verticale dei Nightwish e di parecchi altri gruppi finnici partiti benissimo e poi persisi irrimediabilmente per strada. Battle Beast è comunque migliore di uno qualsiasi dei dischi dei Nightwish da Once in poi, pure se musicalmente c’entra pochissimo: qui l’attitudine rimane stradaiola e tendenzialmente ignorante, a differenza della grandeur megalomane della band di Tuomas Holopainen, ma la patina che li ricopre è simile.

Di Battle Beast rimarrà quindi soprattutto la citata Let It Roar, che quest’estate sarà importantissima perché per noi sporchi metallari analfabeti rappresenta l’equivalente della musica da discoteca sparata a duemila dalle macchine dei tamarri. Il resto del disco ondeggia tra alti e bassi, in cui le cose migliori sono quelle immediatamente derivate dagli WASP e dal metal classico, e le cose peggiori sono quelle omosessuali e strappamutande che invece piaceranno molto alle ragazzine col piercing al labbro (un target a cui, lo ricordiamo, da sempre noi di Metal Skunk siamo affezionatissimi). C’è solo il tempo per un ultimo colpo di coda con Rain Man, la traccia di chiusura, un midtempo sufficientemente cazzuto che pare quasi un outtake del primo Halford solista: bel riff, bell’assolo, qualche fischione di chitarra, addirittura un’esplosione. Io ve le segnalo sempre le esplosioni, perché una brava persona non si giudica da come tira un calcio di rigore ma dall’altruismo, dal coraggio e dall’amore per le esplosioni. (barg)

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