LULLACRY – Where Angels Fear (EMI)

Vi è mai capitato di andare in un negozio di dischi per comprare un album heavy metal e sussurrare al negoziante il nome della band per non essere presi in giro dai metallers rozzi, barbuti e borchiati vicino a voi? Per non farsi guardare male? Per non fare capire alle persone che cazzo di musica state per comprare?
Beh, ognuno di noi ha le proprie perversioni in ambito musicale e quando si parla di heavy metal le perversioni sono molteplici visto che esistono moltissime band sconosciute alla massa ma che sono delle vere e proprie chicche per i pochi che le conoscono.
Questa volta è il turno dei Lullacry, band heavy metal finlandese capitanata dalla singer Tanja Lainio e dal lungocrinito chitarrista / compositore Sami Leppikangas. Esecutori di quello che si può definire, grazie ai miei amati e compianti Sentenced, suicide metal, miscelato con alcune dosi di gothic e spruzzi di heavy metal classico soprattutto per certe impostazioni dei riff di chitarra.
La band, che esordì nel lontano 1998, a distanza di quasi 15 anni e con alcuni cambi significativi a livello di line-up, dà oggi alle stampe Where Angels Fear, che prosegue la strada intrapresa con Vol. 4 e con il capolavoro indiscusso (per chi scrive) Crucify My Heart datato 2003.
Unico elemento di novità è la presenza delle clean vocals maschili che, seppur di buona fattura, non impreziosiscono il lavoro e si dimostrano quindi un po’ inutili nel complesso. 
Il nuovo disco viaggia su coordinate standard, non riesce mai a decollare salvo in alcuni casi ma si dimostra comunque piacevole all’ascolto. I pezzi di maggiore spicco sono l’opener Antidote To You, la pop-oriented Thousand Suns, la bellissima Feel My Revenge ed il singolo Bad Blood, ottimi esempi di quello di cui i Lullacry sono capaci.
Il sound classico della band rimane riconoscibilissimo e questo porta il (perverso) ascoltatore a non spingere mai il tasto “skip”, ed è sicuramente una cosa degna di nota in questi ultimi anni di pochezza artistico/compositiva della maggior parte dei dischi metal.
Certo, nulla a che vedere con il masterpiece del 2003. Picco inarrivabile della band di Helsinki. Ancora mi scendono i lacrimoni ripensando a quei giorni insieme al fido Roberto Bargone a sentire Crucify My Heart a volumi disumani e gli occhi lucidi nell’ormai storica dimora del Trainspotting vicino all’università La Sapienza (quella casa ha visto scene memorabili, ma questa è un’altra storia).
In conclusione posso dire che mi aspettavo di più da Where Angels Fear anche perché esce a ben sette anni di distanza dal precedente e sopracitato Vol. 4 ma che ci volete fare? Le perversioni sono perversioni e allora su con il volume a palla e godetevi questo disco (nello stereo di casa però, perché in quello della macchina si corre il rischio di essere presi in giro durante un semaforo rosso col finestrino abbassato)! (Luca ‘Acey’ Arioli)

8 commenti

  • i lullacry piacciono molto anche ame. questo non l’ho ancora ascoltato. pero’ preferisco vol.4 a crucify….che pur rimane bellissimo. sul fatto di non sentirlo in auto son d’accordo cazzo. ho vergogna anch’io. vuoi mettere con ascoltare slayer e maiden. in casa comunque a manetta e via di lacrime con heart shaped scared!!!

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  • vergogna di sentire in auto certe cose? avrei tante storielle divertenti a riguardo eheh

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  • eccerto, “capolavori”. poi però tirate merda ai to/die/for (stessa spazzatura ma fatta meglio). eh bon ah.

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  • le scene memorabili comprendono anche il logo degli hammerfall con l’alcol sul pavimento di casa? esiste ancora il video?

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  • Ahahah eh già … ce ne sono a bizzeffe di “scenette” … tipo gli Hecate Enthroned sparati a manetta alle 5 di pomeriggio con tanto di mimica facciale per emulare le gesta dei nostri eroi…
    Ehhhhhh… se quei muri potessero parlare ! :D

    Il video HF di fuoco (accanto allo scaffale dei detersivi – perchè a noi piaceva il pericolo -) è andato perso purtroppo, era stato fatto con un cellulare pessimo… non era ancora l’epoca degli smartphone…

    @Bonzo: i TDF non sono perversioni però… ehehehe

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  • confermo tutto: il giudizio tiepido su questo disco, il giudizio entusiasta su ‘crucify my heart’ e anche lo status leggendario che ha assunto quella casa col passare degli anni.

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