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Panegirico ad Andrew W.K.

30 maggio 2011

I Get Wet è uno dei più grandi dischi della storia dell’umanità. Chi non lo conosce è un coglione. I Get Wet non è solo un disco; è uno stile di vita, un’attitudine, la messa in musica di tutte quelle cose belle che ti porti dentro e che ti fanno stare bene ma che la sporca società ti ricaccia giù in gola a forza per poter continuare a condurre la sua miseranda triste e grigia vita. I Get Wet è tutto. O perlomeno gran parte di esso. Uno che esordisce con un disco del genere, con Donald Tardy degli Obituary alla batteria giusto per aggiungere un ulteriore tocco di surrealtà al tutto, insomma, bisognerebbe farlo vivere per sempre, o quantomeno finchè il Sole risplenderà sulle sciagure umane. Ogni volta che sento quella monumentale titletrack penso che non c’è mai stata una canzone più bella, né mai ci potrà essere. Per Ready To Die, per il suo non avere un senso, per i suoi contrasti tra il testo manowariano, il riff da Memole Dolce Memole elevato a muro di suono con Donald Tardy che fa tunz tunz alla batteria, la voce abbaiante e il crescendo epico nel ritornello tipo AOR delle colonne sonore di Miami Vice;  per tutto questo non ho neppure le parole. I Get Wet è qualcosa che va oltre le definizioni, oltre il bene e il male, oltre il concetto stesso di musica. Dodici pezzi in battere spesso pericolosamente troppo simili tra loro, con una postproduzione da fare invidia a Lady Gaga, tutti incentrati su questo tizio di due metri che sbraita che nella vita bisogna sempre tenere duro e soprattutto alzare un casino della madonna, in una sorta di celebrazione esaltata delle feste dei collegiali che si vedono nei film americani. I Get Wet è come Reign In Blood, The Triumph Of Steel, Panzer Division Marduk, Misantropo a Senso Unico, Filosofem, il primo dei Velvet Underground. Un manufatto torreggiante su sè stesso e sul mondo circostante, la cui esistenza non ha altro significato che la propria esistenza stessa, come il monolite nero di 2001.

I Get Wet rimase, a quanto ho capito, una specie di unicum. Matteo Cortesi, ai tempi del cartaceo, elevò il successivo The Wolf a disco del mese, dicendo che era molto diverso dal primo ma ugualmente bello. Io l’ho ascoltato qualche volta, ed effettivamente era diverso. Ma non mi permetto di contraddire Cortesi; quando Cortesi parla io alzo le mani e dico ok, stupido io che non capisco: migliorerò. Persi le tracce di Andrew W.K. subito dopo: ho saputo che per qualche motivo è diventato una specie di icona tra gli indiboi illuminati (basta! crepate tutti!), che come noi sappiamo scelgono a caso i gruppi che si devono far piacere, come se avessero un tastino random applicabile ad un ipotetico iTunes universale contenente tutta la musica del globo. Mi sono comunque arrivate notizie un po’ inquietanti col passare degli anni, tipo di dischi suonati totalmente al piano o cose del genere, spero di aver capito male. 

Però mi è capitato per le mani questo The “Party All Goddamn Night” EP, e il titolo prometteva bene. E niente, è un capolavoro. Nelle prime due tracce, Party All Goddamn Night ed Everybody’s Raging, il martellamento insistito sempre in battere è talmente esagerato che diventa inquietantemente accostabile alla musica da discoteca. Se non riuscite a farvici trascinare via in un caldo preserata estivo non avete un cuore. Siete delle persone tristi e miserande. Penso che sta roba potrebbe fare impazzire pure il Socci. I Sold My Soul è un pezzo più lento, stile Got To Do It o le cose del secondo album, un crescendo da lacrime che gonfiano gli occhi, un ingenuo tappeto di tastiere kitschissimo, il ritmo tunzettoso e tutta quell’atmosfera piena di speranza da forza! rialzati! ce la puoi fare!, che inizia con

It’s saturday night
And I’m glad that we’re alive 

e finisce con cose tipo

And now I won’t get hurt anymore
And now I won’t run away anymore
I’m singing hey-hey-hey everybody
I’m singing hey-hey-hey everybody

con sotto un coro da stadio che ripete HAIL SATAN ed è qualcosa di sublime e ultraterreno, e se non riuscite a capirlo giratemi lontani che non vi ci voglio nel mio mondo. Le successive sono tre tracce piuttosto stranianti che penso appartengano stilisticamente alla parte della sua discografia che io non conosco. Il disco si chiude con la cover di I Was Born To Love You dei Queen. Se non avete ascoltato tutti i pezzi che ho linkato sopra, non sapete seriamente che cosa vi state perdendo. (barg)

16 commenti leave one →
  1. 30 maggio 2011 12:23

    5 tips per gli anni di vuoto:

    1 sì c’è un disco di solo piano, che pare essere stato messo giù e suonato di getto guardando la cadillac del ’55 (certificato ISO9001 da m.c.)
    2 c’è anche la colonna sonora di gundam rifatta in inglese, il disco si chiama gundam rock
    3 c’è un disco che si chiama close calls with brick walls che è uscito tipo su LOAD in vinile perchè la major lo teneva bloccato e poi in giappone e poi in tutto il mondo e poi no
    4 ha prodotto un disco di lee perry
    5 la credibilità indie gli viene dal fatto che suona con gente tipo bonnie prince billy, current 93, vooredoms (era nella prima boadrum), vampire weekend e chi cazzo gli viene in mente.

    il nuovo non l’ho ancora sentito. lo farò. più che altro speriamo che si rimetta a suonare dal vivo con una band vera e venga in italia, possibilmente dietro casa mia tipo…

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  2. jay jay permalink
    30 maggio 2011 12:27

    io non vorrei mettere in secondo piano la tastierina chicco in ‘ready to die’ !!

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  3. Arkady permalink
    30 maggio 2011 13:29

    Ti volgio bene…per tutto,per il fatto che quando torno dalla pausa pranzo trovo articoli come questo da leggere che mi fanno star bene,per il fatto che tu parli di Andrew W.K. e ne parli bene,per il fatto che odi gli indiboi e sopratutto per il fatto che si vede che li odi davvere!se esiste un dio e vole metterci alla prova,un giorno l’agognata guerra tra metallari ed indiboi ci sarà, ed io sarò al tuo fianco!

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  4. andrea permalink
    30 maggio 2011 17:10

    disco perfetto per grigliare con gli amici tra belle fighe e palloncini colorati!

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  5. 30 maggio 2011 17:46

    io sto con gli indiboi, se c’è la guerra.

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    • 30 maggio 2011 19:21

      e salutami i ragazzi del forum del mucchio allora. io ti saluto quelli-che-sai-tu, ok.

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      • Charles permalink
        30 maggio 2011 19:42

        ma che ti hanno fatto di male gli indiboi? ti hanno morso alle caviglie a tradimento?

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  6. detoune permalink
    30 maggio 2011 22:52

    io negli anni ho imparato prima ad odiare profondamente e poi a rispettare seguendone i consigli qualunque tipo di sub categoria de ‘sta ceppa passasse la moda(detta altresì il convento), ma a volte l’indisponenza di certi tizi che scoprivano che si potevano fare i pezzi chessò, con una chitarra scordata ed un charleston rotto, che erano gli stessi che quando(tipo tre mesi prima) tu scoprivi “Beneath the remains” ti scassavano i coglioni con l’assolo di “Under a glass moon”,ed ora loro fanno i fichetti a caso e manco gli riesce bene, e tu ti senti i Sepultura, i Dream theater, i Jesus Lizard, i Taake ed i Biohazard e gli Autechre dicendoti “bah!meglio non pensarci mi faccio una birra”…ecco, quello si che ti faceva odiare quelli che dalle mie parti amavano definirsi indiboi(con dieci anni di ritardo), ma andiamo alle conclusioni:

    _ciao kekko, bastonate é ‘na bomba anche quando parlate di musica che non mi sentirei mai(e ringrazia m.c. per la recensione del disco di Robert Hood)

    _andrew w.k., non l’ho mai sentito, mi incuriosì quando ne parlò il mitologico Cortesi o anche Barg ma ho sempre rimandato ad un momento in cui l’avrei scoperto:oggi ho sentito il link mandato da Trainspotting e mi é andata di traverso la doppio malto (de gustibus dom satanas insomma)

    -yo!

    p.s. ovviamente ora ” loro” (non gl indiboi in toto eh!) stanno a sbavare sull’ultimo Muse, suppongo dopo la canzoncina uscita con twilight…
    p.p.s.”quando Cortesi parla io alzo le mani e dico ok, stupido io che non capisco: migliorerò”: motto personale almeno per tutti gli anni 10

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  7. funambolo permalink
    31 maggio 2011 12:23

    Non la conoscevo..difficile resistrere a I Get Wet

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  8. 31 maggio 2011 16:34

    Non dimentichiamoci che ascoltando il ritornello di Got To Do It si può distintamente sentire Andrew cantare ” Il cane pitto’, il cane pittore”.

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  9. certaindeath permalink
    1 giugno 2011 16:45

    Il cane pittò uno di noi.
    Morte agli indiboi sempre e comunque, la guerra si farà e ne sono certo, loro ci assaliranno con le loro Relfex(che non sanno usare) e con i loro occhialini “stile Arisa” mentre noi aiutati dalla forza e dal sommo potere conferito(ci) da John Edlund sono sicuro riusciremo a debellarli tutti.
    Comunque a me non risulta che Andrew W.K. sia un frequente ascolto tra gli indiboi, più che altro questi soggetti si perdono dietro roba tipo The Killers o non so la canzoncina di Twilight fatta dai Muse, come diceva il buon detoune.

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