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MISTHYRMING – Algleymi

7 dicembre 2019

In tempi non sospetti, molto prima che i Solstafir diventassero pressoché mainstream, il desaparecido Matteo Ferri (torna, li mortacci tua e daa Lazio) scrisse, a proposito di Svartidauði e Árstíðir Lífsins, dell’incapacità di sintesi della scuola black metal islandese, giacché nel frattempo ne è venuta su una, e di tutto rispetto. Del resto in Islanda non c’è molto da fare. Ho letto da qualche parte che, dal momento che non esistono veri cognomi ma dopo il tuo nome hai quello di tuo padre e il suffisso –son o –dóttir, colà esiste una app che ti rivela se il tizio o la tizia che hai rimorchiato al pub ha legami di parentela con te per evitare imbarazzanti accoppiamenti tra parenti di secondo grado. Immagino che questa app spezzi un po’ la magia, ancora peggio del momento in cui scarti il condom, ma non ho dubbi sulla sua utilità.

Fatto sta che in Islanda, una volta che ci hai provato con tutte quelle che non sono tua cugina, non ti resta molto da fare. E quindi incasini la tua musica oltre ogni limite, come fanno appunto gli Svartidauði, per me non digeribilissimi. O la ceselli e la rifinisci al limite della freddezza accademica come i Sinmara, non distanti dall’avanguardismo affascinante ma un po’ fine a se stesso di Deathspell Omega e accoliti vari (il nuovo Hvísl stjarnanna, uscito lo scorso marzo, merita comunque un approfondimento). Mi ero quindi preoccupato dopo aver letto che i Misthyrming avevano buttato nel cesso la prima stesura del loro nuovo disco, dopo un debutto, Söngvar elds og óreiðu, che conteneva parecchi spunti pregevoli ma faceva indefesso sfoggio dell’incapacità di sintesi di cui sopra. Temevo che, nel rifare tutto daccapo, avrebbero peggiorato le cose, come i Crypt Sermon. La buona notizia è che mi ero sbagliato.

Se qualcosa i Misthyrming hanno corretto è la formula contorta degli esordi. Agleymi è un album allo stesso tempo diretto, mi verrebbe da dire rock, e ricchissimo di sfumature che si colgono solo dopo ripetuti ascolti; un lavoro raffinato e nondimeno epidermico, che ti spinge a tornarci sopra più e più volte, sia per il desiderio di cogliere i dettagli di un’impalcatura sonora calibrata al millimetro che per la banale capacità di saper scrivere pezzi che ti inchiodano le chiappe al primo ascolto.

È questa dicotomia che rende Algleymi avvincente. La sezione ritmica fa un lavoro impressionante per una band black metal – il basso si sente parecchio-  ma c’è il rullante dritto che ti fa scapocciare (in una Með svipur á lofti i Kvelertak non sono poi così distanti). Le chitarre sono eclettiche, si concedono incursioni in territori eterodossi e stacchi come quelli dell’opener Orgia ti rimangono subito incisi nel cervello. Non c’è mai tuttavia la volontà di strafare o sperimentare a capocchia, anzi. Salvo la strumentale dagli echi psych-prog alla Porcupine Tree (che comunque ci stanno benissimo), le aperture ad altri generi sono costanti eppure sottilissime, perché la matrice rimane norvegese (Windir, qualcosa dei primi Arcturus), con inattesi rimandi alla scuola greca nell’approccio vocale e in alcune soluzioni compositive.

I Misthyrming probabilmente non inventano nulla ma è difficile farsi venire in mente qualcuno che in questo momento stia interpretando il genere allo stesso modo. Forse uno dei migliori dischi di un’annata black metal eccellente. Di sicuro uno dei più originali e interessanti. (Ciccio Russo)

7 commenti leave one →
  1. vito permalink
    7 dicembre 2019 17:14

    Mi aggradano parecchio,finalmente un basso in evidenza che quasi mai viene sottolineato nel black ! li trovo anche parecchio atmosferici, provvedo a procurarmeli. A proposito di curiosita’ sugli islandesi, ho letto che hanno la lunghezza del pene superiore alla media europea anche piu’ di noi mediterranei, quindi se capita di andare da quelle parti e’ inutile fare gli sboroni con le tipe !

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    • ignis permalink
      7 dicembre 2019 20:54

      Beh, dipende…
      Scusa, ma tu quanto ce l’hai lungo?

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      • vito permalink
        7 dicembre 2019 21:20

        Mi avvalgo della facoltà di non rispondere in quanto qualsiasi cosa dica potrebbe essere usata contro di me in tribunale.

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    • Cattivone permalink
      9 dicembre 2019 09:23

      Nordici col cazzo grosso? Strano.
      Comunque, eccettuata Rejkyavik che ha le dimensioni di una città media europea tipo chessò Padova, il territorio islandese è costellato di paesini da poche centinaia di abitanti, verosimilmente quasi tutti imparentati tra loro.
      Non è tanto importante la dimensione in quel caso, quanto la mancanza di alternative.

      Piace a 1 persona

      • vito permalink
        9 dicembre 2019 11:12

        Sfortunatamente non mi ricordo il link che riportava l’Islanda nel novero di questa singolare classifica, ma era più che altro per ridere. Comunque ci sono stato qualche anno fa e la tua osservazione è corretta, non c’è chissà quale fauna femminile e non sono neanche tanto accondiscendenti con i turisti, per questo tipo di approccio c’è sicuramente di meglio come la Svezia o la Lituania.

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  2. ignis permalink
    9 dicembre 2019 08:33

    Grande album, comunque!

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  3. Cattivone permalink
    9 dicembre 2019 09:19

    Molto interessante la scena Black islandese.
    Se come dici tendono a non essere eccessivamente contorti potrebbero essere un ascolto nelle mie corde. Di sicuro ci darò un ascolto.
    Grazie.

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