Svartidauði, il black metal islandese e l’incapacità di sintesi

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Gli Svartidauði hanno pubblicato online un nuovo brano, dal titolo Venus Illegitima, che dovrebbe andare a far parte del nuovo disco, The Synthesis of Whore and Beast,  in uscita tra  un paio di mesi. Il che ci permette di ricordare che esiste anche una scena black metal in Islanda, nazione che potrebbe rivendicare a pieno titolo un posto d’onore, se non altro per ragioni storiche. Invece, per un motivo o per un altro, l’Islanda non ha mai brillato particolarmente né a livello quantitativo, né a livello qualitativo. Nel primo caso, la ragione è molto semplice: i gruppi sono pochi perché gli islandesi sono pochi. Del resto, avete mai sentito qualcuno lamentarsi perché la scena black metal di Grosseto è troppo scarna? Per quanto concerne il secondo caso, fermo restando che ognuno ha i propri gusti, verrebbe da pensare che il problema sia dovuto all’isolamento geografico che li obbliga ad avere una realtà locale abbastanza circostanziata ed autoreferenziale. Tornando a noi, il pezzo degli Svartidauði non sembra male, anche se, ad un primo impatto, l’impressione è che sarà complicato arrivare alla fine del disco, che poi era un po’ lo stesso problema dell’album precedente (Flesh Cathedral, del 2012) nonché dell’ultimo degli Árstíðir Lífsins, tanto per rimanere nella stessa nazione. Rimango della mia umile opinione che, in ambito black, la meteora Myrk rimanga quanto di più interessante prodotto dall’ex colonia vichinga. Chissà che fine hanno fatto…

3 commenti

  • No, dai, Bálsýn dei Potentiam è un caposaldo di un black sporcato di mille contaminazioni, quando ancora c’era molto da dire nella scena, e anche Years in the Shadows, per quanto diverso e molto più semplice, è memorabile, complice anche il fatto di contenere l’EP Elysium che è un piccolo gioiello (grande attesa, forse solo mia, per il nuovo disco).
    Poi ci sono pur sempre anche i Sólstafir, che anche se non suonano più black da un po’, hanno fatto con Masterpiece of Bitterness un capoloavoro di post-black ancora invidiabile…
    Certo, sono pochi, quello sì…

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  • il piccolo esploratore

    Segnalo da quella ridente terra vulcanica i Carpe Noctem e, in ambito Death, gli Angist.

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  • Visti ieri sera dal vivo gli Svartidaudi, tanta tantissima roba. Pesanti son pesanti, e dal vivo questo fatto viene eventualmente esagerato (perché i suoni inevitabilmente si impastano), però che botta. Carpe Noctem e Potentiam ne sanno pure, anche se mi sembrano su un altro livello

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