Sei dischi del ‘94 che mi hanno cambiato la vita

Il 1994 è stato un anno abbastanza importante per il metal (specialmente per il black), ma il suddetto anno purtroppo non è presente nella vasta storiografia metalskunkiana, poiché il nostro/vostro amatissimo Avere vent’anni nasce nel 2015, e quindi si hanno notizie dei bei tempi che furono solo dal 1995 in poi. Con tutta la presunzione del mondo e il tipico fanatismo del giovane con nostalgia di epoche mai vissute (nel 1994 forse non mi cagavo più addosso, forse), io, Gabriele Traversa, novizio di questo blog, colmo una minima parte del vuoto con sei dischi senza i quali non sarei lo stesso.

CRADLE OF FILTH – The Principle of Evil Made Flesh

Gli ascoltatori dei Cradle of Filth si dividono in tre partiti:

  • gli “ultras”; ovvero quelli che adorano tutto il pacchetto, da The Principle of Evil Made Flesh a Cryptoriana, non c’è differenza, basta che me date Daniuccio mio che fa gli urletti e la mia vita improvvisamente acquista di senso.
  • i “moderati” (di cui io faccio parte); ovvero quelli che passano la giornata a spolverare le copertine dei primi capolavori ma non disdegnano la sterzata verso il centro di Midian e Damnation and a Day (anzi). Le ultime uscite le ascoltano ancora, ma più per affetto che per altro.  
  • e infine gli “old school”; ovvero quelli che “I COF mi hanno sempre fatto abbastanza schifo, però il primo, aspetta, quello del ’94, ah sì, The Principle of Evil made Flesh, quello è un gran bel disco.”

Notate anche voi qual è il minimo comun denominatore, no?

The Principle of Evil Made Flesh, oltre ad essere un disco storico, cattivo e intriso di quell’adorabile satanismo da prima media che a noi metallari fa impazzire, ha la particolarità, mai più vista in un lavoro degli inglesi, di avere un suono grezzo e primordiale; tant’è che viene fatto rientrare nel black metal persino da quei dotti scienziati lombrosiani che quando parlano di metallo nero non si capisce se stiano parlando di musica o scrivendo su La Difesa della Razza. Le frecce al suo arco sono tantissime: la title-track, la scalpitante The Forest Whispers My Name, The Black Goddess Rises, le sottovalutatissime A Crescendo of Passion Bleeding e Of Mist and Midnight Sky, Summer Dying Fast, ma qui è veramente difficile fare figli e figliastri, quindi cambio per un momento partito, mi faccio la tessera degli “ultras”, e vi consiglio di ascoltare e amare TUTTE le tracce in esso presenti, strumentali e intro incluse. Croci, tombe scoperchiate, sangue di vampiro come se piovesse, boschi oscuri e pieni di pericoli. Non il più bello, ma forse il più amato.

DIMMU BORGIR –  For All Tid

Indovinate un po’? Anche i fan dei Dimmu Borgir si dividono in tre partiti, e sono gli stessi dei Cradle of Filth (oddio, ce ne sarebbe anche un quarto, “i lobotomizzati”, e sono quelli che li apprezzano solo da Puritania in poi e si fomentano con Stormblast 2005, ma tendo a non considerare la loro esistenza). Comunque, anche in casa Shagrath/Silenoz, il primo è un minimo comun denominatore: vietato parlarne male. Rispetto ai vampiri inglesi anche i lombrosiani del black metal fanno un passo indietro: black metal sinfonico da cantina, con la chitarra che sembra più una vecchia sega circolare, la batteria fracassona, le tastiere Clementoni e gli screaming irruenti e maldestri. Che dire? Tutto in regola. Meravigliosa la strumentale Glittertind. La copertina poi, poetica e decadente… un piacere per gli occhi. Ai posteri!

SATYRICON – Dark Medieval Times

Avete presente quelle paninoteche notturne con i tavoli impolverati, la puzza e il paninaro che prima si gratta il culo e poi vi chiede che condimenti gradite? Qual è la prima frase che vi viene in mente una volta usciti da uno di quei posti? La mia è “Mamma mia che zozzo!”. Trasferite le stesse sensazioni nel medioevo dei roghi e delle pestilenze e avrete Dark Medieval Times. Un disco sudicio, nero come la pece, che puzza di cadavere in decomposizione… ma di una genuinità e di un fascino da lasciare senza parole. Il paninaro qui, dopo aver chiuso baracca, non torna a casa a sfasciarsi di serie su Netflix; si veste da stregone, va in una foresta e l’unica cosa che sfascia sono i crani degli infanti che sta per sacrificare al Maligno (tra una grattata di culo e l’altra).

DARKTHRONE – Transilvanian Hunger

Mi sento indegno di parlare di questo disco. Davvero. Mi sento come un ragazzo timido e bruttino in presenza della più bella della classe: un misto di timore reverenziale, paura di sbagliare e vergognoso imbarazzo. Transilvanian Hunger sta al black metal come Helenio Herrera sta all’FC Inter: irripetibile, inarrivabile (a questo punto allora Panzerfaust è Josè Mourinho, ndbarg). Le tracce non sono semplici canzoni, ma emozioni che ti lacerano l’anima a brandelli. Impossibile non uscirne cambiati dopo l’ascolto, nel bene o nel male.

EMPEROR – In the Nightside Eclipse

Stessa cosa. Imbarazzo, timore reverenziale, timidezza, panico. La ragazza più bella della classe si è avvicinata, mi chiede se ho da accendere, e io, nel pallone più totale, invece dell’accendino prendo il temperamatite. Di quest’album bastano tre tracce per mandare zampe all’aria intere discografie estreme di quegli anni: Into the Infinity of Toughts (col suo stupendo riff iniziale), I am the Black Wizards e Inno a Satana. Gemme di mistero e oscurità totale. Leggenda!

CANNIBAL CORPSE –  The Bleeding

L’ultimo lavoro con Chris Barnes al microfono, prima che andasse a rovinarsi per sempre la reputazione (oltre che i neuroni) nei Six Feet Under. Il brutal death metal al più elevato grado di purezza: rigorosamente attaccato alla sua idea di coerenza da far sembrare i militanti del PMLI dei venduti al capitale finanziario, e incontaminato come la più recondita sorgente d’alta montagna, ma col sangue al posto dell’acqua. Anche qua, bastano tre canzoni (le prime tre: Staring through the Eyes of the Dead, Fucked with a Knife e Stripped, Raped and Strangled), e qualsiasi partita con altre realtà rivali è già chiusa, ma col punteggio di 8 a 0 per Alex Webster & co, intendiamoci. Cannibal Corpse vs  Deeds of Flesh non è troppo diversa da Barcellona – Battipagliese, se ci pensate.

Bene, mi fermo qui. 6(66) recensioni. Quell’anno ovviamente era uscita tantissima altra roba pazzesca, quindi per essere esaurienti ne sarebbero servite altre decine. Ma se ho fatto venire la lacrimuccia a qualche blackster o deathster per me è già è una vittoria. (Gabriele Traversa)

9 commenti

  • The bleeding ! Cazzo quando uscì questo disco mi fece diventare un talebano del death ! Certi dischi non solo ti cambiano la vita ma la rendono ancora più disturbata ! A quei tempi tra alcool, marijuana e misantropie varie ero una mina vagante ! Viva la gioventù !

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  • che anno! hvis lyset tar oss, need to control, welcome to sky valley, when the kite string pops, pandemonium, burn my eyes, korn, stoner witch, de mysteriis dom sathanas, deliverance, point blank, betty, fear emptiness despair, cleansing, the anatomy of addiction, selfless, far beyond driven…FAR BEYOND DRIVEN CAZZO!

    Piace a 2 people

  • Alberto Massidda

    Giocavo a FIFA 94 a scrocco sul PC di un amichetto, altro che metallo :D

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  • Tra ciò che citi scelgo gli Emperor. Uno degli album della vita.
    Ne aggiungo altri sei:
    Burzum – Hvis lyset…
    Rotting Christ – Non serviam
    Solstice – Lamentation
    Mayhem – De Mysteriis
    Tiamat – Wildhoney
    Edge of sanity – Purgatory…
    In effetti si potrebbe continuare a lungo…

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  • saturnalialuna

    Concordo su tutto! Annata mastodontica.
    Però c’è anche un quarto partito dei COF, di cui io faccio parte, quelli che amano tutto sino a Cruelty and the Beast. Ne conosco parecchi, oltre la sottoscritta.

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    • presente…per me il loro debut è quello che preferisco, pur non essendo il migliore, per il resto io già con Midian faccio molta fatica e tutto non lo digerisco, e degli ultimi lavori ho sentito giusto Godspeed ma non mi ha detto molto eccetto un paio di tracce. For All Tid penso sia uno dei dieci dischi da isola deserta, lo ascolto e mi immagino una cazzo di tormenta di neve sopra un cazzo di fiordo. Concordo con merda fumante da Puritania in poi

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  • The Bleeding e Transilvanian hunger nello stesso articolo… e certo che mi commuovo!

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  • Senza dimenticare la doppietta degli Enslaved, Vikingligr Veldi e Frost.

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