Mike Patton non può collaborare con nessuno e prende in ostaggio i S.O.D.

Lo tenevano legato in uno scantinato umido e fatiscente, perché in libertà non faceva che creare problemi. Era iperattivo e durante la prigionia aveva già pianificato tutto: il tempo di separarsi da quelle corde logore e avrebbe annunciato un tour con i Faith no More, la reunion dei Mr. Bungle e le imminenti registrazioni del nuovo Dead Cross. Dave Lombardo non gli aveva neanche messo fretta, tanto era in giro con i Suicidal Tendencies e si stava pure divertendo a rifare Trip at the Brain: era lui a mettergli fretta. E allora lo avevano legato, così da poter vivere la vita di sempre senza l’assillo di quel telefono che squilla, e di quella voce nervosa che ti ripete che ha bisogno di collaborare con te, adesso.

Furono mesi di clausura obbligata. Ogni tanto qualcuno con indosso una maglietta dei S.O.D. gli apriva alle spalle una porta arrugginita e lasciava lì del cibo. Puzzava quanto lo scantinato, ma lui lo trangugiava velocemente senza sentir niente, tanto il cervello era occupato a pensare al prossimo progetto di urla, rigurgiti gastrici e qualche inserto jazz. Ma soprattutto, con chi stavolta? Zorn è una vita che non mi risponde al telefono. Un mattino apparentemente identico ai precedenti lo lasciarono libero, senza dire niente: i thrasher dovevano esser giunti a conclusione che aveva compreso la severa lezione. E invece, appena uscito di lì, riaccese il cellulare e si mise a telefonare come un ossesso.

Roddy Bottum non gli rispose, e con un messaggio lo avvertì che era al lavoro su un progetto tutto suo. Adesso non posso proprio, Mike.

In una settimana aveva già fatto tutti quegli annunci in pompa magna: Faith no More, Mr. Bungle, Dead Cross, e mentre telefonava agli angoli di una strada gli parve che lo osservassero, o, peggio ancora, che qualcuno lo seguisse. Paranoie, e prese le medicine per placarle. Tornando a casa con l’intenzione di richiamare al più presto Roddy, incrociò un tipo che assomigliava al batterista degli Anthrax. Per casualità aveva addosso la maglietta dei S.O.D., era distratto al telefono e chiamò il suo interlocutore “Dave“. Il bastardo si era messo in faccia una mascherina chirurgica, e fu evidente che non intendeva farsi riconoscere: era ora che la lepre seguisse la volpe fino alla sua tana.

Giunse fino a un vecchio edificio dal quale provenivano le urla di Scott Ian e Billy Milano, come al solito impegnati a litigare: quest’ultimo doveva fare delle prove con i M.O.D. e aveva sbagliato gruppo e sala, e inoltre gli giravano i coglioni per dei concerti che erano improvvisamente saltati. Benante entrò sbattendo la porta e si mise a contemplare la scena dietro al drum kit, con in mano una Budweiser, ma era talmente distratto che si rovesciò la birra sulla mascherina. Nell’oscurità Patton li osservò per un’ora, poi prese il telefonino e iniziò a leggere un notiziario come per ammazzare il tempo: chissà cosa era accaduto in quei mesi di prigionia. Non restava che aspettare che gli altri uscissero, perché i batteristi ci mettono sempre una vita a smontare e prima o poi li trovi sempre da soli. Vero, Dave?

Billy Milano uscì per telefonare ai M.O.D. e venne colpito alla testa da un tubo di ferro. Qualcuno prese il suo cappello e il bavaglio che utilizzava come mascherina, ed entrò.

Erano tutti basiti. Billy Milano gli sembrò visibilmente dimagrito, eppure lo riconobbero subito perché i suoi occhi erano come al solito iniettati di sangue. In compenso aveva una voglia matta di suonare insieme a Dan Lilker, Charlie Benante, e soprattutto insieme a Scott Ian. Gli risposero che forse non era il caso, imbarazzati.

Ma quale Billy Milano. Sono un ispettore della SIAE. Voi state creando un assembramento in contraddizione ai chiari DPCM espressi nei giorni scorsi; inoltre, questo gruppo formalmente non esiste. A che nome siete registrati? Di chi è la musica che state suonando? E perché il vostro batterista si è tolto la mascherina chirurgica per bere? Potrebbe tossire, R con zero risalirà, c’è la proteina Spike e tra poco è il ventennale dei Fantomas… DOVETE SUONARE CON ME. Io altrimenti parlo, io faccio un puttanaio!

A Dan Lilker presero i tremori, forti tremori. Avvicinò Ian e gli disse in un orecchio le poche parole che riuscì a mettere in fila: “Io quello lo riconosco, è davvero uno della SIAE. Fa le cover di Gino Paoli nei Mondo Cane, le ho sentite, Scott. Quello ci sputtana tutti”.

Decisero di tener buono il socio di Paoli con una cover. Lui modificò il titolo del pezzo, o forse lo sbagliò non conoscendolo affatto, e alla fine dell’esecuzione del brano prese le medicine e sorrise a tutti loro. Mentre usciva dall’edificio fatiscente, Charlie Benante corse al telefono per avvertire qualcuno dell’urgenza della situazione, e già lo smartphone di Mike squillava e squillava da interminabili minuti: finalmente potè rispondere, con la voce più cordiale e rilassata che avesse mai avuto. Era Roddy Bottum, lo voleva giusto avvertire che aveva appena formato un gruppo. (Marco Belardi)

I MAN ON MAN, il nuovo gruppo di Roddy Bottum col suo fidanzato

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