Gli ANVIL sfidano il coronavirus in Inghilterra

Mentre Boris Johnson è al lavoro per trasformare Londra

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Molte fra le vostre band preferite avranno già rinviato, o addirittura cancellato, ogni data in programma da qui al mese di maggio. Altre annunciano fiduciose che a metà giugno saranno sul palco del locale X in compagnia del gruppo di supporto Y, dando un po’ per scontato che questa puttanata del coronavirus verrà archiviata in fretta. E quindi è inevitabile: prossimamente Blabbermouth ci dirà che sono state cancellate altre date, il che è un male minore se si tratta dei Lamb Of God. E intanto il problema sarà ancora in circolo.

Come ovviare a questo problema?

Ve lo spiegano gli Anvil. Che è un po’ come avere una compagna di classe parecchio discreta e rivolgersi allo zio per acquisire quei tre o quattro segreti necessari a mantrugiarla fra le ciocce. Loro hanno esperienza da vendere, diciotto dischi alle spalle e vanno per i sessantacinque a cranio: volete insegnargli come si fa a sostenere un tour durante una pandemia? Casomai lo faranno loro con voi. Probabilmente coverizzavano gli April Wine prima che il conflitto in Vietnam si concludesse, e di tutta questa roba qua potrebbero fregarsene altamente come non esserne minimamente al corrente: si tratta solo di guardarla da un punto di vista passionale o geriatrico.

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Il tour sfortunato del disco più fortunato degli ultimi dieci anni

La scelta della location: se in Francia sono consentiti assembramenti di persone a patto che queste si siano colorate di blu, e in Italia ti rinviano la data e fanno troppe storie con le autocertificazioni, su consiglio degli Anvil dovremmo organizzare la tournée nel paese più antivita dell’Unione Europea, o, in questo caso, dalle parti di chi ne è appena uscito. Entra quindi in gioco l’Inghilterra, che, sotto rigida indicazione di Boris Johnson, avrebbe da poco introdotto la dicitura No Fun, No Core, No Mosh, No Trends in basso sulla bandiera bianca, rossa e blu. Qui saremo finalmente liberi di raggiungere l’immunità di gregge secondo ogni velleità artistica o lavorativa, spiegando una settimana più tardi a Olanda e Germania che non c’è affatto da preoccuparsi, perché Siamo provenienti dall’Inghilterra, mica da Lodi!”, e pertanto, rimanendo bloccati sull’isola per mesi a telefonare a un consolato che non risponde né in inglese né tantomeno in francese. La soluzione è dunque quella di trascorrere in loco l’intero mese di marzo, facendo finta di nulla e suonando perfino dove si rifiutano di esibirsi le cover band. Tirando dritto come i Metallica dal 1991 fin quando sono scoppiati.

Controindicazioni: possibili suoni di spari all’esterno del locale durante il soundcheck, gestore che non paga perché non c’è più nessuno in strada o perché il personale è in parte ricoverato, e, come ho detto poco fa, il fatto stesso di ritornare a casa in tutta sicurezza (che si tratti di un hotel confortevole oppure di uno dove scaricano i morti direttamente nel Tamigi, un dettaglio che fa una differenza tutt’altro che minima). Cazzeggiare di brutto in un paese che è assai distante dall’immunità di gregge, con un’età media che, in qualunque nostra città, non ti consentirebbe nemmeno di annaffiare le piante sul balcone senza cacarti addosso all’istante. Comportarsi, in sostanza, come se il resto del mondo non esistesse, perché ora è il tour di Legal at Laste col cazzo che il prossimo album ci esce di nuovo così bene”. Fattibile? Eticamente e per un sacco di altri versi direi di no, ma loro hanno portato avanti questa linea.

Il bello, naturalmente, proviene dai social network.

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Consultando il loro profilo si deducono alcune cose, forse troppe per la mia acidità di stomaco. È come se tre sordomuti si fossero infiltrati in discoteca a una di quelle serate intitolate Hard Trance Mafia, si fossero seduti a un tavolino ordinando un buon Earl Grey e ognuno avesse tentato di dire agli altri: “È tranquillo qui, io mi leggo un libro”.

Condividono report del recensore accreditato – nella fattispecie ho riconosciuto il nostro inviato all’estero, Roberto, che in svariate foto abbracciava Robb Reiner e tentava di leccargli il piatto charleston per assimilarne le goccioline di sudore – dopodiché, il giorno seguente si fanno un rilassante giro turistico a Stonehenge, che, chissà per quale motivo, pare un luogo molto meno affollato del solito. Pranzo al sacco, “ma li chiudono o no questi finestrini spalancati nei pullman?”, “mi volano in faccia tutte le briciole del panino”. E poi c’è il selfie con tutta quella gente addosso, in una scena dannatamente simile all’esultanza della Juventus con i panchinari che invadevano il campo, fra cui un certo Daniele Rugani.

Per giorni e giorni è andata avanti questa roba qua.

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Cito, testuali parole, dal loro profilo ufficiale: Bridgewater UK …SMASHED!…Packed…Band delivering hard direct tight crushing… Bombastic performance…new pounders rocking glowing with love…Great show!!”

E il pubblico? E chi li segue sul profilo, Inghilterra esclusa? Se la sensazione dal punto di vista degli Anvil era quella della gitarella domenicale con un numero di date stranamente sproporzionato rispetto agli altri paesi del vecchio continente, nel caso dei fan sembra si sia innalzata una suddivisione di pensiero – fortunatamente non equa nei giorni scorsi, ma direi che sta peggiorando vertiginosamente – fra chi suggeriva loro di piantarla lì e mettersi al sicuro giocando a carte su Google Play, e chi esaltava l’inarrestabile metallaraggine di quest’impresa fra forti dichiarazioni politiche, “cari che perderemo” e un virus che agli occhi dei canadesi dovrà esser sembrato qualcosa tipo, non so, una brutta influenza.

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“ANVIL IS CORONA FREE!”

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“PARTY WHILE YOU CAN!”

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“10-0”

Stamattina mi sono svegliato, e, anche se iniziare una frase così gira paurosamente dalle parti di una qualunque manifestazione CGIL, qualcosa sul profilo ufficiale era finalmente cambiato. Non seguo la politica inglese perché già seguire la nostra mi spazza via gran parte delle energie vitali, ma gli Anvil, e con loro presumo anche gli altri sordomuti presenti alla Hard Trance Mafia 2K20, hanno bloccato tutto, sono stati costretti a bloccare tutto, oppure hanno letto 37.2 sul termometro.

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E così, nel rileggere gli ultimi commenti qui sopra, il cui tono rasentava concetti come “quando gli Anvil si beccheranno il coronavirus, verranno attaccati a un macchinario a forma di incudine”, vi lascio. L’avevo detto che con i social network e l’heavy metal nello stesso scatolone, sarebbe stato un bel casino. Figuriamoci in questo 2020 iniziato coi batteristi e proseguito ancora peggio. Canadesi, io vi voglio un gran bene, ma cazzo, guardatelo un mezzo telegiornale ogni tanto. (Marco Belardi)

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