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ANGRA – Secret Garden (Edel Music)

27 gennaio 2015

angra-secretgarden-coverMah. Secondo me i pezzi migliori dell’album sono quelli dove canta Rafael Bittencourt. Non pensavo fosse così bravo, onestamente. Sapevo che tempo addietro aveva messo su questo progetto parallelo a suo nome dove cantava pure, però non m’era mai venuta la fantasia di dargli un mezzo ascolto. Eppure canta bene, non la classica voce che uno d’istinto assocerebbe agli Angra, cioè tutta sparata su note inarrivabili, ma con una buona estensione ed un certo calore, quel tipo di voce che si lascia piacevolmente ascoltare e che sta bene proprio in quel paio di pezzi che non rientrano esattamente nel repertorio tipo dei nostri.

Perchè, vedete, mo’ questi hanno preso Fabio Lione come cantante e gli fanno cantare sei pezzi su dieci; i restanti quattro li canta Bittencourt e due di questi sono pure i migliori del lotto (Violet Sky e Crushing Room, in coppia con Doro Pesch).  Ripeto: mah. Che poi Lione non è mica male, ci mancherebbe. Però non c’entra davvero nulla con gli Angra e tutte le sacrosante volte che ho ascoltato le tracce dove canta lui mi sono sempre venuti in mente quegli italiani un po’ così che vanno in Brasile a puttane una settimana l’anno e finiscono per rimanerci sotto con una famiglia qui ed una lì, oppure semplicemente lì, finiti (in tanti sensi) a mangiare churrasco in qualche chiosco in riva all’oceano con una camicia a fiori aperta fino all’ombelico ed una panza tanta mentre la “fidanzata” chiattona s’abbotta di  picanha e guarda una qualche telenovela melodrammatica sudamericana allucinante, che sicuramente avrebbe Storm Of Emotions per sigla d’apertura, una roba che già dal titolo mi ha provocato dolori ovunque e che includo a piè di pagina tanto per far soffrire un po’ anche voi.

Il disco è ovviamente suonato bene ma davvero non sa di niente. Al confronto il precendete Aqua (un buon disco ma non certo stratosferico) è un capolavoro immortale. Per non parlare di Temple Of Shadows. Sembra che, compositivamente parlando, gli Angra siano voluti andare in dieci direzioni diverse senza imboccarne mai davvero una: dal moderno al tribale, dal power al melodico fino a varie ed eventuali. Per dire, la  canzone che dà il titolo all’album è un pappone melodico con Simone Simons alla voce che pare uscito direttamente dalla colonna sonora di Frozen o di un blockbuster Disney a caso e potete tranquillamente far ascoltare in machina ai vostri bimbi mentre li accompagnate a scuola, ammesso che siano piccoli abbastanza da apprezzarla per com’è. Cioè, già sopra i cinque anni potrebbero mandarvi a fare in culo, per cui occhio. E quindi che cazzo c’entra con gli Angra, che melodici lo saranno sempre stati ma così stucchevolmente melensi mai. Mai mai.

Due pezzi carini su dieci, quindi, il resto è da termovalorizzare senza pietà. Spero per il prossimo, ma non mi sento troppo ottimista, tutto considerato. (Cesare Carrozzi)

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