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Avere vent’anni: TIME MACHINE – Act II: Galileo

28 dicembre 2015

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Ho sempre associato la musica alle emozioni, le emozioni alle situazioni, le situazioni ai ricordi, i ricordi ai bisogni, i bisogni al cibo. Purtroppo per me tutto si riconduce, e mi riconduce appunto, al cibo. Dato questo assunto e dato l’aumento della mia pinguedine come costante universale K, mi trovai ad ascoltare “French fries with pepper” dei grandi Morphine e fui prontamente attanagliato da una fame insensata e senza scampo poiché si ripeteva inesorabile in mente il ritornello “Ohhhhh french fries with pepper!” come fosse un mantra. Decisi allora di stordirmi col training autogeno e mi sparai i 25 minuti di “Rundtgang Um Die Transzendentale Saule Der Singularitat” dell’amico Burzum acciocché sortisse l’effetto agognato, ovverossia quello di porre un freno alla fame disperata. Nemmeno gli insani sforzi del caro Varg Vikernes furono sufficienti e, mentre mi dirigevo mesto e sconfitto verso la dispensa per prepararmi un cornetto Cerbiatto con la Nutella… Il colpo di genio! “Ma sì, i Time Machine potrebbero essermi di grande aiuto e conforto!” pensai, e subito mi indussi a resistere un altro po’ fino a quando, infilato a forza il cd nello stereo, la frenesia da food addicted quale sono subito si placò. Grazie a questo, ma anche grazie al fatto che gli ambrosiani hanno sempre avuto su di me un effetto placebo in virtù dei piacevoli ricordi che mi sovvengono dai remoti tempi in cui ascoltavo questa roba (io e due fidi amici ci trastullavamo con additivi naturali quando a un tratto entrò il padre di uno e disse: “Che cazzo state facendo?” e l’altro: “Un giggio papà…”), mi sembra doveroso adesso presentarvi “Act II: Galileo”.
L’italiano è una lingua ricca e generosa ma c’è una sola parola che può descrivere cosa io pensi dei Time Machine: F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-I!!! Vabbé, non esageriamo: fondamentali.

Oooh, french fries with pepper...

Il gruppo prog metal milanese esordisce sulla lunga distanza con un concept ispirato a Galileo Galilei e ai suoi ultimi e tormentati anni di vita, anni nei quali fu a più riprese accusato di eresia dai tribunali dell’Inquisizione e sbattuto in cella fino alla forzata abiura delle sue idee e teorie. Dal destino ebbe in cambio 9 anni di vita ed il tempo per scrivere nuove geniali opere. Per altri pensatori illuminati come Giordano Bruno è andata diversamente e c’è una statua a Campo de’ Fiori in Roma che testimonia proprio l’inutile violenza che si può compiere per la S.ta Chiesa (“i bambini e le bambine che servono da chierichetti” ne sanno qualcosa). Le parole finali pronunciate dai giudici inquisitori nel comminare la pena carceraria al grande filosofo e scienziato “Diciamo, pronunziamo, sentenziamo e dichiaramo” sono recitate con una bella interpretazione dall’effetto emozionale in “New Frontiers”, il primo pezzo della tracklist organizzata in capitoli a romanzesca emulazione. Poi l’impatto emotivo si affievolisce e sopraggiunge la progressione musicale: le idee sono buone, la sostanza c’è e i nostri compatrioti si profondono con rigore in controtempi e cambi ritmici. Purtroppo lasciano a desiderare la produzione e la qualità della registrazione (ma forse è solo colpa del mio ormai consunto cd masterizzato che ha oltrepassato il suo naturale ciclo di vita da qualche anno).

Prima di Galileo due ep, dopo Galileo tanti cambi di line-up (che hanno visto avvicendarsi anche Morby – l’apprezzatissimo, da me, cantante dei Domine – Eddy Antonini e il batterista dei Lacuna Coil) e qualche altro album coerente con il loro stile musicale e sempre a base di tematiche inquisitorie. A parere di chi scrive è un peccato che i Time Machine non abbiano utilizzato esclusivamente l’italiano come lingua cantata, anche se si comprendono gli evidenti limiti tecnici e commerciali che una scelta del genere avrebbe comportato. Peccato ancora perché oggi Act II: Galileo è un album di nicchia di un gruppo prog metal italiano che canta in inglese quando poteva essere un album di nicchia di un gruppo prog metal italiano che canta in italiano… Due parole ancora vanno spese ad honorem sulla Lucretia Records, l’etichetta indipendente italiana fondata proprio dal leader e bassista dei TM che in quegli anni (dalla metà dei nineties in poi) ha prodotto e distribuito gruppi illustri e pregevoli come Angra, Rhapsody, Archangel, Symphony X e ovviamente gli stessi TM. “Ohhhhhh french fries with pepper! Ohhhhh french fries with pepper!” (Charles)

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