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ANGRA – Ømni

23 febbraio 2018

Quando scrissi di Secret Garden, il precedente lavoro degli Angra risalente al 2015, mi espressi in maniera tutto sommato positiva rispetto alla voce di Rafael Bittencourt, che prestava la corde vocali su, mi pare, tre o quattro pezzi di quell’album. In effetti il nostro riuscì a non sfigurare troppo rispetto a Fabio Lione (o Patricia come lo conoscono a sud dell’equatore) e a dare al contempo un sapore un po’ diverso a dei pezzi che già di loro non erano del tutto accostabili al repertorio degli Angra, per quanto comunque piacevoli. D’altra parte Secret Garden l’ho sempre visto come un album di transizione, con Patricia appena arrivata e Loureiro che stava per andarsene coi Megadeth. Insomma ci stava  che, per riempire qualche spazio vuoto in scaletta, Bittencourt avesse preso dei pezzi cantati da lui e magari destinati inizialmente ad altro. Su questo Ømni invece canta più o meno tutto la nostra Patricia, e posso dire che è di gran lunga meglio così, visto che l’unica canzone cantata da Bittencourt, Bottom Of My Soul, risulta completamente rovinata da uno che in tre anni si è evidentemente fumato tre o quattro tir carichi di Lucky Strike senza filtro, oppure che ha cantato con un calzino arrotolato in gola, oppure che s’è sciolto le corde vocali in svariati barili di cachaca a buon mercato, oppure che cazzo ne so, sta di fatto che di quella voce apprezzabile tre anni fa non è rimasto niente, o niente che valga la pena di considerare in ogni caso.


Peccato, perché la stessa Bottom Of My Soul manco sarebbe brutta se non fosse cantata di merda. Che poi, dico, tu tieni Patricia nel gruppo, no? E allora falla cantare, che sa fare giusto quello ma lo sa fare bene. Cioè, un cantante bravo è un valore aggiunto inestimabile: uno che ti prende una melodia, che se la canti tu suona di merda, in un capolavoro, o comunque in qualcosa di migliore anni luce rispetto a quello che mai potresti fare, o addirittura pensare, proprio tu stesso che magari quella melodia l’hai anche concepita. Lascia perdere il microfono a quel punto, suona la chitarra e fine.

Il disco in ogni caso non si discosta troppo da Secret Garden, ovvero è molto disomogeneo, senza una direzione precisa o un’idea di fondo. I pezzi migliori sono Black Widow’s Web (nonostante il growl di Alissa White-Gluz), Silence Inside (che tenta un po’ di rifare il verso a The Shadow Hunter, che rimane ovviamente di tutt’altra caratura), poi boh. Light Of Trascendence pure è carina. Alla fine hanno cacato un po’ il cazzo con ‘ste sonorità carioca ficcate a forza tanto perché il pubblico se le aspetta, tipo in Caveman, che già non è una canzone riuscitissima e soffre pure di una forzata terzomondizzazione, inutile e dannosa. Insomma. Ah, il chitarrista che ha preso il posto di Kiko Loureiro, Marcelo Barbosa, non è male.
Comunque Patricia canta bene. Secondo me da quando si è dichiarata ufficialmente al mondo si è tolta un peso dal cuore e quindi la voce svetta alta più che mai. La verità vi renderà liberi, dicono. O no? (Cesare Carrozzi)

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